Ducati 1199 Panigale
Grazie a un capolavoro ingegneristico, la nuova bicilindrica 1199 Panigale, la Ducati ha dato una vera svolta alla categoria delle supersportive Favolosa già nel look, la prima cosa che si nota è il tocco italiano di design e la tecnologia davvero difficile ritrovare in altre moto.
Al primo sguardo ispira subito due parole: Bella e Cattiva. Sì, proprio cattiva. Non manca infatti nessun componente che da subito faccia capire che alla guida è una moto pronta a dare emozioni che nessun’altra moto potrà suscitare.
Dimensioni e volumi contenuti, la posizione del pilota è studiata come se fosse già pronta per girare in pista, ma allo stesso tempo è comoda anche la gita dei weekend.
In sella la sintonia con la Panigale diventa facile dopo un po’ di giri, ma 195 cv circa e 200 chili di peso non sono uno scherzo per chi non ha dimestichezza con tanta potenza.
L’innovativo motore Superquadro è stato costruito in maniera tale da consentire una drastica riduzione del peso complessivo del veicolo nonché migliorarne l’affidabilità, lo si nota dagli intervalli di manutenzione che sono stati portati a 24.000km.
La differenza di guida con la 1198 è sostanziale, in quanto la vecchia sorella al limite risultava impegnativa e affaticava il pilota. Entrare in confidenza con la nuova Panigale è facile. I cambi di direzione, la staccata e l’inserimento in curva sembrano esser fatti con una moto che si possiede da anni e che si conosce sotto ogni aspetto.
Le pedane sono posizionate alla giusta distanza dalla sella, in modo da mettere a proprio agio piloti di taglie diverse. I semimanubri aperti, le leve precise, i comandi perfetti rendono felice qualsiasi pilota.
Un’altra novità che rende la moto iperguidabile è l’utilizzo delle esclusivissime Pirelli Diablo Supercorsa SP, con una misura appositamente studiata da 200/55 sul posteriore. L’elettronica con le sue diverse mappature prevede la Sport che risulta davvero eccitante da guidare, con l’aiuto dell’ ABS del controllo di trazione e del controllo sul freno motore. Il bicilindrico fa paura, tra i 7.000 e gli 8.000 giri, cambia suono e trasmette una sensazione di potenza maestosa. La trazione è tanta e, con la coppia che sembra pronta a spingere verso il cielo, dosare l’acceleratore è fondamentale altrimenti si rischia di vedere la spia del controllo di trazione accesa. L’avantreno tende a perdere contatto con l’asfalto, tirando le prime marce, ma dopo poche centinaia di metri inserirlo in curva rende la corsa così sicura da voler affrontare subito un’altra curva.
EMANUELE LOPATRIELLO
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