Venduto!
D’ora in poi non chiamatelo più Valentino, ma “Qatarino”, d’ora in poi non aspettatevi un signore abbronzato e pettinato alla perfezione alla fine delle sfilate, d’ora in poi non pensate più al marchio di moda italiano come a qualcosa di nostrano ed autentico.
Anche Valentino Garavani, patron, ideatore e icona della griffe non ha saputo resistere alle alte cifre proposte dai ricchi imprenditori del Qatar, Mayhoola for Investments, società partecipata da un primario investitore dell’Emirato che ha acquisito l’intera partecipazione di Valentino Fashion Group S.p.A.
Increduli della vicenda e memori di un primo abbandono delle passerelle da parte del prezioso stilista originario di Voghera, abbiamo provato ad ascoltare le parole di questo gruppo milionario che ha portato via all’Italia una delle griffe più prestigiose e produttive di sempre.
Il rappresentante del gruppo dice: “Siamo rimasti colpiti dal lavoro fatto in questi anni dai direttori creativi Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli e da tutto il management team guidato da Stefano Sassi. La loro capacita’ di coniugare l’estetica e i valori definiti dal fondatore Valentino Garavani con una visione contemporanea e sofisticata ha reso il marchio estremamente attuale e con un grande potenziale di sviluppo. Il nostro obiettivo e’ quello di supportare il management al fine di raggiungere una piena valorizzazione delle prospettive di questo magnifico marchio. Crediamo inoltre che Valentino sia la base di partenza ideale per creare una piu’ ampia presenza nel settore del lusso”.
… Anche noi siamo rimasti colpiti dalla notizia, tristissima, che la moda italiana non riesce più a sostentarsi da sola, anche noi siamo ben consci dell’ottimo lavoro dei direttori creativi Chiuri e Piccioli, anche noi crediamo, o meglio credevamo, nelle potenzialità del marchio.
Ma non riusciamo a pensare un Valentino senza le idee e la moda come la intendeva il fondatore, non riusciamo a pensare ad un altro brand che subisce l’influsso dello stile di vita straniero, non riusciamo a concepire la griffe come un “punto di partenza” per qualcosa di nuovo, e di conseguenza diverso rispetto a ciò che, dal 1959-anno in cui Valentino Garavani apriva la sua prima boutique a Roma- è stato il punto di forza e la linea di successo che tutti ricordano.
Forse la nostalgia impedisce di essere felici per l’imprenditore e manager della propria griffe Valentino, forse questa stessa nostalgia ci impedisce di vedere un futuro roseo per il marchio: nonostante appaentemente non cambi niente tra le mura degli uffici e delle fabbriche del marchio, qualcosa rimane “in sospeso”, qualcosa di strano impedisce di continuare a concepire Valentino come ciò che è sempre stato.
Ora che il gruppo è “Venduto!”, a Valentino non resta altro che la libera scelta, la libera scelta che ha una farfalla imprigionata in un bicchiere, un bellissimo bicchiere fatto di moda, di ricordi e di Vita.
Carlotta Contrini
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