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Daniele Gregolin – Clan Zingaro presentano “Spaghetti Gipsy” questa sera al Blue Note

 

Daniele Gregolin e Clan Zingaro presentano Spaghetti Gipsy
Daniele Gregolin e Clan Zingaro presentano “Spaghetti Gipsy”

A sette anni prende in mano la chitarra classica, si avvicina così al pop, prosegue poi col rock fino a quando nel 2007 scopre la musica del jazzista belga Django Reinhardt e da lì è amore al primo ascolto. Per Daniele Gregolin, chitarrista attivo della scena internazionale pop, rock e jazz, la musica non ha generi: “la musica è magia, capace di farti viaggiare stando seduti”. Stasera sarà lui, insieme al Clan Zingaro, ad accompagnare l’attento pubblico del Blue Note di Milano in un viaggio musicale tra presente, passato e futuro con “Spaghetti Gipsy”, il suo ultimo lavoro discografico, da martedì in tutti i digital store.

Hai esordito con “Optical Illusion” nel 2005 insieme agli Euro Groove Department, poi l’album “Pere e Cioccolato” con gli Elisir con tanto di Targa Tenco 2009, due anni fa “Django Roots” considerato da Jazzit tra i migliori 50 dischi internazionali del 2014 e stasera ci presenti il tuo quarto album. Raccontaci di “Spaghetti Gipsy”.

Tutto è nato quattro anni fa dall’idea di omaggiare la grande musica e i grandi artisti, uno tra tutti il jazzista belga Django Reinhardt, a cui ho dedicato l’inedito “Gone Fishin‘”. Oltre ai grandi riferimenti alla musica italiana, in “Spaghetti Gipsy sono contenuti dei richiami alla musica americana di qualche anno fa, un brano di Michael Jackson: ho voluto mettere insieme la Francia, l’Italia e la musica di tutto il mondo.

Brani celebri rivisitati in una chiave tutta nuova, tra lo swing e il jazz.

Esatto. Sono andato a ripescare i classici italiani e li ho voluti rispolverare dandogli una nuova veste. “Spaghetti Gipsy” vuole essere il manifesto dell’Italia che non c’è più, ma che ci riporta ai temi dove l’Italia era davvero considerata nel mondo un’eccellenza musicale.

Pensi che non sia più così?

Penso che nel nostro paese manchino i riferimenti, nel senso che non c’è conoscenza storica della musica. Purtroppo nelle scuole la musica non è tanto considerata come materia, e i ragazzi hanno poca conoscenza di quest’arte. Trovo ci sia più chiusura verso nuove cose, cosa che invece non ho notato nei miei viaggi in Francia: lì i ragazzi sono molto attenti a tutte le tendenze musicali.

Ti ho conosciuto con il tuo storico gruppo, gli Elisir, non ti mancano un po’?

Mi mancano molto perchè una band che si scioglie è come una storia che finisce. Io e Paola (Paola Donzella, voce degli Elisir) però ci stiamo dando parecchio da fare, e nei nostri progetti individuali ci piace guardare un po’ alle origini, riprendere i vecchi brani e ritornare su quelle sonorità.

E proprio Paola sarà la special guest di stasera, cosa puoi anticiparci?

Paola sarà l’ospite della serata, si esibirà in due brani, ma non posso dire altro. Sarà una sorpresa!

Alle grandi platee e ai palcoscenici importanti sei abituato, ma all’atmosfera suggestiva del Blue Note ci si abitua mai?

La prima volta che mi sono esibito al Blue Note è stato proprio con gli Elisir, poi con gli Euro Groove Department e due volte con i Django Roots. E’ un tempio della musica: quando arrivi lì devi sempre fare un po’ i conti con chi si è esibito il giorno prima e quindi un po’ di giusta riverenza e di attenzione per quel palco c’è.

Parliamo del futuro: hai già qualche progetto all’orizzonte?

Sto pensando al prossimo disco e sarà un disco elettrico, un omaggio alla chitarra. Un disco interamente incentrato sullo strumento, sulle molteplici espressività che lo strumento stesso offre, un disco che guarda la musica a 360°.