“Favilla” di Attilio Stocchi: matrice di Vita, alle radici di “Ex_Po”

"Favilla - Ogni luce è una voce": esterno/fauces. (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce": esterno. Blue box di Ford Motor Company, annesso alla 'Camera obscura' (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce": esterno. Lembi di coordinate, e sullo sfondo timpano centinato del portale della Chiesa di Santa Maria della Scala in San Fedele (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", interno. Canto del lucherino nel Prologo (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", Prologo: lume d'accento sul sintagma 'trafitta dalla luce'' (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", Prologo: sagoma del Manzoni-sigillo d'Artefice, nella mandorla di luce (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", I. Directe, Episodio (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", I. Directe, Episodio (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", I. Directe, Episodio (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", I. Directe, Stasimo: genera il sole (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", I. Directe, Stasimo: sole e bosco, nemeton (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", I. Directe, Stasimo: sole e bosco, nemeton (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", I. Directe, Stasimo: sole e bosco, nemeton (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", II. Diffracte, Episodio (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", II. Diffracte, Stasimo: labradorescenza (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", II. Diffracte, Stasimo: i mille occhi delle piume di pavone (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", III. Reflexe, Episodio (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", III. Reflexe, Stasimo: <> (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", III. Reflexe, Stasimo (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", III. Reflexe, Stasimo: tema delle Fibre ottiche (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", IV. Refracte, Episodio (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", IV. Refracte, Episodio: come colomba, la Luce (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", IV. Refracte, Episodio (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", IV. Refracte, Stasimo (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", IV. Refracte, Stasimo: cirri, nella troposfera (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", IV. Refracte, Stasimo: dalla troposfera, si conforma il diamante (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", IV. Refracte, Stasimo: il diamante (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", Epilogo: gemme dei colori e del Creato (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", Epilogo. <> (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce". Cantiere: 'auricola' (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce". Cantiere (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce". Cantiere: trama sfaccettata ad embrici del 'tetto' (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce". Cantiere: mappa delle posizioni interne e trama del disegno a terra (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce". Cantiere (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce". Cantiere (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce". Cantiere (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce". Cantiere (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce". Cantiere (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce". Cantiere: dettaglio della livrea del Geode (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce". Cantiere: dettaglio della livrea del Geode (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce", sulle radici d'una Milano da ascoltare, da riscoprire; nella foto, l'opera in bronzo di A. Andreani, all'ingresso della casa di Via Serbelloni, 10 (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Favilla - Ogni luce è una voce" e il suo Artefice: l'Archistar Attilio Stocchi e sullo sfondo Directe, I, Luce e bosco (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Cuorebosco" (2011), Chloris, IV Episodio (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Cuorebosco" (2011), Viridis III e Chloris IV. Suono e luce (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Cuorebosco" (2011), Theatrum Naturae (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Cuorebosco" (2011). Chloris, IV Episodio (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Cuorebosco" (2011). Da Chloris, IV Episodio, a Rubecula, V (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Cuorebosco" (2011). Rubecula, V Episodio (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Cuorebosco" (2011). Rubecula, V Episodio (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Cuorebosco" (2011). Ater, VI Episodio (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Cuorebosco" (2011). Cantiere (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Cuorebosco" (2011), veduta dall'alto: uovo/radura e occhio della Visione (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Librocielo" (2012). Antefatto della Domus (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Librocielo" (2012). Prologo: al cospetto della statua del Cardinale Federico Borromeo. Pronao della Biblioteca Ambrosiana di Milano (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Librocielo" (2012), rimbalzi di voci. Sala Federiciana della Biblioteca Ambrosiana di Milano (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Librocielo" (2012). Rimbalzi di voci. Sala Federiciana della Biblioteca Ambrosiana di Milano (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Librocielo" (2012). Rimbalzi di voci. Sala Federiciana della Biblioteca Ambrosiana di Milano (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Librocielo" (2012). Dai rimbalzi di voci: colti in dialogo il 'De Divina Proportione' di Luca Pacioli, e la 'Tragedia dell'infanzia' di Alberto Savinio. Sala Federiciana della Biblioteca Ambrosiana di Milano (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

Librocielo" (2012): rimbalzi di voci. Sala Federiciana della Biblioteca Ambrosiana di Milano (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

Librocielo" (2012), Spartito: 'Ritratto di Musico' di Leonardo da Vinci (1485 ca. - custodito presso la Pinacoteca Ambrosiana di Milano). Aula Leonardi, ex sala Luini, della Biblioteca Ambrosiana di Milano (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

Librocielo" (2012), Esodo. Circonferenze auree che costituiscono Milano. Cortile degli Spiriti Magni, Biblioteca Ambrosiana di Milano (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

Librocielo" (2012). Spazializzazione dei Dialoghi nelle Fauces. (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

Librocielo" (2012). Modello per rimbalzi di voci (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

Librocielo" (2012). Cronoprogramma dell'antefatto, con la partitura delle voci (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Vortice" (2013). Concept iniziale: corno animale idealmente posizionato entro i solidi platonici disegnati da Leonardo da Vinci per il 'De Divina Proportione' di Luca Pacioli (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Vortice" (2013). Concept iniziale: corno animale idealmente posizionato entro i solidi platonici disegnati da Leonardo da Vinci per il 'De Divina Proportione' di Luca Pacioli (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Vortice" (2013). Spazializzazione entro Piazza Cavour a Vaprio d'Adda (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Vortice" (2013). Cantiere (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Vortice" (2013). Cantiere della mirabile passerella-trampolino sull'Adda: l'intradosso della scala <>. (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Vortice" (2013), visione emotivo-strutturale prodigiosa realizzata da Attilio Stocchi con Gualtiero Oberti, per la riqualificazione del sistema ambientale di Piazza Cavour a Vaprio d'Adda (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Vortice" (2013), focalizzazione sulla struttura, costruita sull'aritmetica della spirale logaritmica inclinata di 54 gradi (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Vortice" (2013), visione emotivo-strutturale prodigiosa che s'impernia ad un <>: Leonardo da Vinci, "The chain ferry at Vaprio d'Adda" (il battello a fune di Vaprio d'Adda), c. 1511-1513. Royal Collection (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Vortice" (2013): la spirale che si libra è lunga 23m sul suo asse medio, e formata da 47 gradini, 3 pianerottoli, e pesa quasi 19.000 kg (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Vortice" (2013), visione emotivo-strutturale che s'impernia ad un <>: Leonardo da Vinci, 'Gorghi d’acqua', RL 12660, Windsor, Royal Library (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Vortice" (2013), corpo della materia: l'Opera architettonica radiante è distanziata dal vincolo del preesistente scolmatore in cemento anni Trenta, di appena 80 cm, così da consentire il passaggio di un raggio di luce (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Vortice" (2013): raggio di luce (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Lumen" (2009 - 2011), progetto di Attilio Stocchi e Gualtiero Oberti, edificato per la sistemazione di Piazza Giovanni Paolo II a Lumezzane, Bs (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Lumen" (2009 - 2011), progetto di Attilio Stocchi e Gualtiero Oberti, edificato per la sistemazione di Piazza Giovanni Paolo II a Lumezzane, Bs (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Lumen" (2009 - 2011), progetto di Attilio Stocchi e Gualtiero Oberti, edificato per la sistemazione di Piazza Giovanni Paolo II a Lumezzane, Bs (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Lumen" (2009 - 2011). Rendering (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Lumen" (2009 - 2011). Stemma della città di Lumezzane, da cui nasce il Progetto, e fiotto di luce. Lumezzane viene infatti da Lumen: luce (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Lumen" (2009 - 2011). Sequenze di colori/lunghezze d'onda, per l'ascesa delle strutture trafitte dalle luce, ai cicli della Natura (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Lumen" (2009 - 2011). Sequenze di colori/lunghezze d'onda: sistema di risalita che cresce secondo la progressione di Fibonacci (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Bulbo" (2007 - 2008), studi per la costruzione ipogea realizzata da Attilio Stocchi con Gino Guarnieri (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Bulbo" (2007 - 2008): concept iniziale, per la costruzione ipogea realizzata da Attilio Stocchi con Gino Guarnieri (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Bulbo" (2007 - 2008): geometria del minerale, applicata alla matrice vegetale, per per la costruzione ipogea realizzata da Attilio Stocchi con Gino Guarnieri (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Bulbo" (2007 - 2008): elaborazione grafica del Progetto (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Bulbo" (2007 - 2008): modello architettonico (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Bulbo" (2007 - 2008), modello architettonico: interno (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Bulbo" (2007 - 2008). Dal progetto esecutivo (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Bulbo" (2007 - 2008), Galleria d'arte, Milano: costruzione ipogea realizzata da Attilio Stocchi e Gino Guarnieri (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Bulbo" (2007 - 2008), Galleria d'arte, Milano: costruzione ipogea realizzata da Attilio Stocchi e Gino Guarnieri. Presagio del diamante (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"SEME/Seed" (2013). Metamorfosi (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"SEME/Seed" (2013). Metamorfosi (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"SEME/Seed" (2013). Metamorfosi (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"SEME/Seed" (2013). Studi (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"SEME/Seed" (2013). Studi per la struttura di 142 facce che mille volte ingrandisce la matrice del seme (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"SEME/Seed" (2013). Cantiere: interno della struttura (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"SEME/Seed" (2013). Cantiere (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"SEME/Seed" (2013): interno della struttura che albeggia (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"SEME/Seed" (2013), scultura superba realizzata da Attilio Stocchi per Foscarini Spazio Brera - via Fiori Chiari, 28 - in occasione dei Saloni 2013 (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"SEME/Seed" (2013) di Attilio Stocchi: scultura di luce con microcosmo (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"SEME/Seed" (2013) di Attilio Stocchi, scultura di luce: dettaglio del Geode e delle sottili alabarde/fili d'erba, che infilzano e cadenzano il ritmo della struttura (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"SEME/Seed" (2013) di Attilio Stocchi. Organismo scultoreo a due Geodi: l'uno come macrocosmo visibile con progetti di Lamps Lighting e immagini di semi e fiori dell'artista-fotografo Massimo Gardone; e l’altro come singola spora, toccante microcosmo (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Attesa" (2010) di Attilio Stocchi: Installazione per il Padiglione Italia, XII Biennale di Venezia, Tesa delle Vergini (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Attesa" (2010) di Attilio Stocchi: interno trafitto da <>, dell'Installazione per il Padiglione Italia, XII Biennale di Venezia, Tesa delle Vergini (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Attesa" (2010) di Attilio Stocchi. Spazializzazione delle auricole/cunei/tentacoli cavi di Antozoi, peculiari nell'organismo architettonico dell'Installazione (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Attesa" (2010) di Attilio Stocchi. Spazializzazione delle auricole/cunei/tentacoli cavi di Antozoi, peculiari nell'organismo architettonico dell'Installazione (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Fuso" (2010) di Attilio Stocchi, scultura/architettura per Venezia (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Fluxum" (2003) di Attilio Stocchi, allestimento per la mostra "Acqua", Palazzo Reale di Milano (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Fluxum" (2003) di Attilio Stocchi, allestimento per la mostra "Acqua", Palazzo Reale di Milano (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Fluxum" (2003) di Attilio Stocchi. Dettaglio dei tubi d'acciaio inox satinato di 42,4 mm di diametro, <> (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Fluxum" (2003) di Attilio Stocchi. Dettaglio dei tubi d'acciaio inox satinato di 42,4 mm di diametro, <> (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Fluxum" (2003) di Attilio Stocchi. Schema delle sequenze di alabarde ed immagini fotografiche (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Lucegugliavoce" (2007) di Attilio Stocchi: spazializzazione dei Dialoghi sulla facciata sud del Duomo di Milano (Cortesia di Attilio Stocchi).

"Lucegugliavoce" (2007) di Attilio Stocchi. Studio: le alte guglie del Duomo di Milano, prescelte per il Dialogo, al II Episodio dell'Evento (Cortesia di Attilio Stocchi).

"Lucegugliavoce" (2007), rassegna pensata e diretta da Attilio Stocchi, all'interno del Progetto Domus Vivendi. Dai "Dialoghi sull'amore", il II Episodio: filéo. Il Duomo di Milano s'accende di amaranto (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Lucegugliavoce" (2007), rassegna pensata e diretta da Attilio Stocchi, all'interno del Progetto Domus Vivendi. Dai "Dialoghi sull'amore", il III Episodio: agapao. Il Duomo di Milano s'accende di carminio (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Lucegugliavoce" (2007), rassegna pensata e diretta da Attilio Stocchi, all'interno del Progetto Domus Vivendi. Dal III Episodio, agapao: San Saturnino colto in Dialogo (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Lucegugliavoce" (2007), rassegna pensata e diretta da Attilio Stocchi, all'interno del Progetto Domus Vivendi. Dai "Dialoghi sull'amore", l'intermezzo: il Coro, da C. Monteverdi, 'Madrigali', Libro IV (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Lucegugliavoce" (2007), rassegna pensata e diretta da Attilio Stocchi, all'interno del Progetto Domus Vivendi. Dai "Dialoghi sull'amore", il IV Episodio: stergo. Il Duomo di Milano s'accende di scarlatto (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Lucegugliavoce" (2007), rassegna pensata e diretta da Attilio Stocchi, all'interno del Progetto Domus Vivendi. Dai "Dialoghi sull'amore", il IV Episodio: stergo. Il Duomo di Milano s'accende di scarlatto (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Papilio" (1995) di Attilio Stocchi, Progetto di riqualificazione di Borghetto Flaminio a Roma (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Papilio" (1995) di Attilio Stocchi, Progetto di riqualificazione di Borghetto Flaminio a Roma (Cortesia di Attilio Stocchi).

"Papilio" (1995) di Attilio Stocchi, Progetto di riqualificazione di Borghetto Flaminio a Roma (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Papilio" (1995) di Attilio Stocchi, Progetto di riqualificazione di Borghetto Flaminio a Roma (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Papilio" (1995) di Attilio Stocchi, Progetto di riqualificazione di Borghetto Flaminio a Roma (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Reame" di Attilio Stocchi, Progetto effimero.duraturo per la riqualificazione dell'area pedonale di Piazza Castello a Milano, in mostra per Atelier Castello alla Triennale di Milano, dal 7 Novembre al 14 Dicembre 2014 (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Reame" di Attilio Stocchi, Progetto effimero.duraturo per la riqualificazione dell'area pedonale di Piazza Castello a Milano, in mostra per Atelier Castello alla Triennale di Milano, dal 7 Novembre al 14 Dicembre 2014 (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Reame" (2014) di Attilio Stocchi: Theatrum Naturae del Progetto effimero.duraturo per la riqualificazione dell'area pedonale di Piazza Castello a Milano, in mostra per Atelier Castello alla Triennale di Milano, dal 7 Novembre al 14 Dicembre 2014 (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Reame" (2014) di Attilio Stocchi: prodigioso allestimento floreale del Theatrum Naturae: 294 essenze vegetali collocate secondo un'altezza crescente verso la torre centrale del Castello, entro grandi contenitori scultorei ellittici e su disegno a raggiera, per comporre i sette colori dell'arcobaleno; ogni essenza è esposta in coincidenza del proprio mese di fioritura (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Reame" (2014) di Attilio Stocchi: Theatrum Naturae ispirato agli studi di biologia, ottica e botanica di Leonardo da Vinci (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Reame" (2014) di Attilio Stocchi: Theatrum Naturae ispirato agli studi di biologia, ottica e botanica di Leonardo da Vinci (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Reame" (2014) di Attilio Stocchi: declinata in ogni sua parte e riscoperta la monocentralità panoramica del Castello; e matematica della Visione: il Progetto prevede infatti una griglia molto regolare, regola che impone che ogni elemento (fioriere, pedana lignea provvisoria, sedute), venga realizzato secondo la logica dei numeri primi. (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"Iride" di Attilio Stocchi, appartamento dell'Archistar: sospeso il tavolo in marmo Calacatta (unica lastra a sbalzo, lunga 2,70 m), sull'iride del pavimento, realizzato utilizzando esclusivamente marmi italiani; la libreria si libra anch'essa da terra, ed è costruita attorno agli oggetti d'affezione (in "Grazia Casa" n. 6, giugno 2015). Cortesia di ATTILIO STOCCHI.

"Iride" di Attilio Stocchi, <>. Focalizzazione dell'iride del pavimento - realizzato utilizzando esclusivamente marmi italiani - il cui nucleo centrale racchiude i toni più accesi, come la navata principale della basilica romanica accoglieva i mosaici più preziosi (in "Grazia Casa" n. 6, giugno 2015). Cortesia di ATTILIO STOCCHI.

"Iride" di Attilio Stocchi: libreria sospesa sull'arcobaleno della pavimentazione, e costruita attorno agli oggetti d'affezione, tra cui un Albero della Vita/Crocifisso a forma di pugnale, dono di Mimmo Paladino (in "Grazia Casa" n. 6, giugno 2015). Cortesia di ATTILIO STOCCHI.

"EX_PO. Milano e la sua distanza", di Attilio Stocchi, Progetto di land art in via d'edificazione, in mostra alla Triennale di Milano, 30 Gennaio - 22 Febbraio 2015 (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"EX_PO. Milano e la sua distanza" , di Attilio Stocchi, Progetto di land art in via d'edificazione, in mostra alla Triennale di Milano, 30 Gennaio - 22 Febbraio 2015. Sul raggio della progressione (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"EX_PO. Milano e la sua distanza" , di Attilio Stocchi, Progetto di land art in via d'edificazione, in mostra alla Triennale di Milano, 30 Gennaio - 22 Febbraio 2015. Sul raggio della progressione (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"EX_PO. Milano e la sua distanza" , di Attilio Stocchi, Progetto di land art in via d'edificazione, in mostra alla Triennale di Milano, 30 Gennaio - 22 Febbraio 2015. Sul raggio della progressione (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"EX_PO. Milano e la sua distanza" , di Attilio Stocchi, Progetto di land art in via d'edificazione, in mostra alla Triennale di Milano, 30 Gennaio - 22 Febbraio 2015. Sul raggio della progressione (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"EX_PO. Milano e la sua distanza" , di Attilio Stocchi, Progetto di land art in via d'edificazione, in mostra alla Triennale di Milano, 30 Gennaio - 22 Febbraio 2015. Stadia: scala della progressione (Cortesia di ATTILIO STOCCHI)

Librocielo" (2012), Esodo. Circonferenze auree che costituiscono Milano. Cortile degli Spiriti Magni, Biblioteca Ambrosiana di Milano (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

"EX_PO", di Attilio Stocchi. Progetto di land art, struttura di rivelazione: Milano come organismo vivente, centrale a diramarsi fra Vaprio d’Adda e Vigevano, equidistante (EX, senso della misura e della distanza) dall’acqua (PO, gli affluenti del grande fiume) esattamente venti miglia, ventimila doppi passi, distanza che corrisponde esattamente al raggio del nono anello della sua costruzione aurea costitutiva (Cortesia di ATTILIO STOCCHI).

Fiat lux et lux facta est (Gn 1, 3)

 Le cose sacre, veduto il cuore dell’autore, vi si fermano (Carlo Emilio Gadda, Primo libro delle Favole, SGF II 21)

Palpito di luce, e riverbero carminio, riverbero scarlatto. Nel patio oscuro echi, nell’Atrium piove il sole, si librano stormi bianchi di parole nelle auricole cave che ancora danno alla notte; sono onde sonore le cime indaco nell’hortus, che al fiat s’infrangono sul nostro silenzio. Si perde l’animo nella Visione e ramifica in cielo, iride e rizoma: sembra di poterlo sfiorare con la mano, di poterlo cogliere in volo, mentre siamo al buio a vibrare, in ascolto, come seme nella terra. Anelito che genera radici in “Favilla – Ogni luce è una voce”, infinitamente toccante e pervasiva, immersiva installazione ultrasensoriale ideata e edificata dall’Archistar Attilio Stocchi per il Salone del Mobile, con l’illuminata committenza di Federlegno Arredo Eventi (già Cosmit), ed in sinergia con Euroluce – in occasione dell’Anno Internazionale della Luce e delle tecnologie d’illuminazione, proclamato dall’UNESCO per il 2015 -, tenutasi dal 14 al 19 Aprile in Piazza San Fedele a Milano. Ѐ l’ancestrale nemeton svelato e vivificato dall’Artefice Attilio Stocchi, nell’Aprile 2011, a tornare ora alla luce e alla memoria: alle fibre le vibrazioni, l’indimenticabile sinestesia di “CuoreBosco”. Realizzato con Laura Crespi, Giulia Maculan, Enrico Prato, e con la collaborazione di Ylenia Rose Testore, il progetto di “Favilla” s’è avvalso inoltre del lungimirante apporto di Ford Motor Company – Azienda partner dell’Evento – che per l’occasione ha scelto d’innestare alla profonda e vasta curiosità intellettuale di Attilio Stocchi ed al valore esperienziale dei suoi Percorsi, il proprio concept di design, parimenti irradiato sull’onda e nel vettore dell’innovazione; all’Ovale Blu si è dedicato infatti il blue box prospiciente la chiesa di Santa Maria della Scala in San Fedele – annesso alla camera obscura di “Favilla”-, ove ha fiammeggiato trasmutando come crisalide la nuova Ford GT. Metamorfosi del resto complementare al ciclo vitale e emozionale che s’è svelato all’interno, nel corpo narrativo anagogico di quel Racconto che già nel suo involucro ‘analogico’ ha avviato il proemio: sull’epicardio opaco e oscuro di “Favilla – Ogni luce è una voce”, in quattro raggi, intelligibili e chiare le coordinate dantesche per un’ascesa non solo letterale, e non esclusivamente fisico-didattica, al misterioso fenomeno della Luce. E quella loro nitida dilogia intrinseca introduce al buio delle fauces, e le fauces a questa prima voce, scavata nell’introito come noi a gemmare – dopo tanta quiescenza – nella Domus interiore, a nuovo sole:

Aprile significa APRIRE. La Natura si schiude ai raggi del sole. Anni fa in questa piazza, raccontai di un bosco popolato di canti di uccelli e sacro; sacro perché la sua radura era trafitta dalla luce. L’ho sempre amata la luce; la luce della Provvidenza, che ho sperato di trovare in ogni luogo e in ogni persona, e la luce come essenza, quella misteriosa entità che si muove in modo strano: a volte come un corpuscolo, e a volte come un’onda. Directe, Diffracte, Reflexe, Refracte. La luce, favilla che illumina il nostro cammino e ci permette di vedere il mondo; voce, favella, promessa di altri MONDI” (Attilio Stocchi, in “Favilla”. Prologo)

Al pròe logos, la diegesi interiore che penetra la notte: è il lume di Alessandro Manzoni (Milano, 7 Marzo 1785 – Milano, 22 Maggio 1873) e sue sono le parole accorate di riscoperta, di rinascita, che auscultiamo pulsare; appartiene a Piazza San Fedele la sua statua – eretta dinanzi la chiesa di Santa Maria della Scala in San Fedele – e a tale “forma sonora” (Cuorebosco, 2011) della città, progettata nel 1569 da Pellegrino Tibaldi, appartengono e rimandano altresì il discorso poetico-narrativo in epanadiplosi di Manzoni, il cerchio della sua propria esistenza che s’affievolì e si spense pochi mesi dopo la caduta dai gradini di quella stessa chiesa, ancorché l’intera struttura cronotopica (Bachtin, in Strada Janovič 1979) del Racconto di Favilla – Ogni luce è una voce”, che immensamente riflette il continuum di ricerca di Attilio Stocchi, palesandone l’archetipo: il soffio vitale, ovvero la luce come flusso introspettivo che anima il corpo della materia, l’arteria che le strutture alla Natura fa diramare, quel “filo conduttore che ci consente di vedere il mondo come nascita generata dalla luce” (Favilla, 2015), dall’intima Genesi che è fondamenta, in risonanza, in corrispondenza omotetica – per il cristallizzarsi d’una Logica assoluta dalla relativa, per prodigio d’intuito, fiat emozionale, per midriasi e miosi come riflesso pupillare – oltre noi stessi e ritorno. Etopoietico il sapere del Manzoni, nell’etopoiesi del Racconto stesso di “Favilla”, la cui struttura circolare di rappresentazione effettivamente è plasmata su quella propria delle tragedie antiche – ovvero, prologo ed epilogo, e quattro atti – com’è noto sorte dai riti sacri in onor della Natura, al thymélē (Sanguineti 2006), e strettamente connesse a quel mythos (μῦθος, parola, racconto) fuso ormai con la rappresentazione diretta. Egualmente in quattro episodi – Directe, Diffracte, Reflexe, Refracte – “Favilla mette in scena le quattro caratteristiche di movimento della luce – ovvero, propagazione rettilinea, diffrazione, riflessione e rifrazione – e la duplice sua essenza ondulatoria e corpuscolare, secondo il divenire anche epistemologico della Scienza. Di lume in lume, agli stasimi è quindi affidata la rappresentazione delle “declinazioni vitali” del fenomeno luminoso (Attilio Stocchi 2015), entro il mondo naturale e artificiale: i raggi solari e la fotosintesi clorofilliana, la cangianza cromatica delle penne del pavone, la luna e il suo corpo opaco che pur splende, le fibre ottiche – che per mezzo di riflessioni totali varcano ogni distanza – ed il nido mirabile del diamante, che riporta la memoria alla fonte, dove si librano i colori. Nel Prologo di Manzoni, figura l’analessi; e la sua sagoma buia – afflato eloquente d’un vivido pigmento, e sigillo d’Artefice – è per noi come raggio che filtra nella terra, dove siamo a germinare. A “Cuorebosco”, a quell’Aprile e a quel Theatrum Naturae, a quel nemeton si corre con la memoria come seme nell’aria; là, trafitto dalla luce e sacro, ancora vivido ricordo, “[…] Un bosco meraviglioso, dove si riunivano per pregare, per sentirsi un’unica cosa con i tronchi degli alberi, un tutt’uno con la Vita […] chiudendo gli occhi, in una vertigine di silenzio, mi sentivo, davvero, in mezzo ad una radura, circondato da alti tronchi; e percepivo l’odore del muschio, l’umido della nebbia che trasuda da terra. Quella nebbia così nostra, avvolgente, materna. E voci. Ognuno, in ogni momento, può ascoltare un frammento di natura” (Cuorebosco, Prologo). Senso d’una rinascita, palpito di luce: ci perdiamo come allora nel primo mattino. Promessa di altri Mondi. Come blastomeri, tutt’uno con la Vita: ci è nato dentro il sole, la sua luce è un sussurro. Anelito che genera radici: Attilio Stocchi sente e crea la Visione, l’edificazione, ma sopra ogni cosa il varco per far sì che la si possa vedere, accogliere, auscultare dal di dentro, come fibra e endoderma, palpito del proprio stesso cuore. In risonanza i “suoni sospesi fra lamento e dolcezza” (Cuorebosco, 2011) del Requiem, dalla Messa da requiem di Giuseppe Verdi, come allora e in quell’Aprile 2011, favilla nella carne, viscerale rivelazione, sentimento; in essi l’Introito, e nell’Introito in embrione la nostra anagnōrisis, e lucus a lucendo una promessa gialloverde, che è vivida e vasta, e gemma da un epilogo: verdiana composizione sacra scritta in onore e in memoria del compatriota Alessandro Manzoni, all’unisono in vita spesosi per l’infine raggiunta Unità d’Italia, ed in essa per quei valori di giustizia e libertà che sono l’anelito del Risorgimento, la Messa in “Favilla – Ogni luce è una voce” si stempera e risorge, genera nel buio perché in sé ha trovato la luce. Nel varco della memoria e della Storia, così lieve dal nido dell’anima, si leva lo stormo che corre alla Vita: com’è stato in “Cuorebosco” ai fringillidi, durante Chloris [verde giallastro, IV], di rimando in “Favilla” canta il lucherino, in onor del lume; preludio, entrambi, allo scarlatto, al miraculum – l’uno con Rubecula, l’altro con sorgente puntiforme d’accento sulla parola “voce”, favillata dal Manzoni – rimandano all’unisono al varco dove s’ausculta la Domus e si eterna la fiamma. In “Librocielo” (2012), infatti, favilla era promessa: là era il cardellino a cantare – per il lume di Attilio Stocchi – in omaggio al cardinale Federico Borromeo, colui che ideò la Biblioteca Ambrosiana e la eresse per colmarla di memorie nell’attuale Piazza San Sepolcro, ovvero nel forum, all’incrocio fra cardo e decumano, sul cuore romano di Milano. E là era la Domus una metafora, prisma e i suoi colori quanto a senso infuso e parti costituenti; là dialogavano i libri e s’accendeva un’aurora, alla voce del nume tutelare – Leonardo da Vinci – nel varco per l’antico peristilio: vestigia e patrimonio della “metro-poli”, città “madre e misura” (Librocielo, 2012), radice e patria in risonanza con il cielo. Al fiat lux, dai due cuori fondativi dell’urbe – celtico e romano – l’omotetico sviluppo in risonanza: in nove circonferenze auree, Milano si svelava un organismo vivente; un’identità avita, perenne, toccante, con in Volto la luce.

In questo giorno perfetto in cui tutto matura, un raggio di sole si è appena posato sulla mia vita” (F.N. in Favilla, Directe, I)

Et lux facta est. Sulle labbra dell’aurora, a “pulsare di vita” (Attilio Stocchi), erano figura delle stelle, i lucherini: nessuno ha mai ascoltato un tale firmamento, generato così, dal tepore delle mani, e vicino, come battito d’ali alle ciglia, che ti si libra negli occhi per sorgere al tuo cuore. E al primo afflato del Verbo, al primo battito, al grande mistero della Genesi ed al racconto stesso, soteriologico e scandito temporalmente, della Creazione, dischiude Favilla – Ogni luce è una voce”, che in climax ripercorre l’eziologico, allegorico percorso sapienziale alla luce e nella luce del Verbo, alle porte dei colori: è un cerchio che si apre, sempiterno per quanto circoscritto, nel cerchio edificante ed indimenticabile della Rappresentazione. Nell’omotetia, la sapienza e la vastità intellettiva dell’Artefice Attilio Stocchi, ed un processo cognitivo infuso, una Cultur – per utilizzare una parola chiave poderosa del lessico filosofico di Nietzsche, segno dell’ “idrico” “senso connessionale” con i cicli naturali, e “familiarità” con gli stessi, basilare nel concetto sostanzialistico ontologico ed organilogico di Cultura (Nietzsche, Umano, troppo umano, I, Af. 255, trad. it. Giametta 1977) – che dà a plasmare e pone in risonanza ciclicità della Natura, imo e simultaneità; trasmutazione ed orbita attorno all’archetipo, pur nell’unidirezionalità narrativa – ovvero, un cronotopo (Bachtin, in Strada Janovič 1979) – e la materia infusa d’anelito, flessuosa, ma vorticosa, è forma di Vita. La Luce è senziente, in “Favilla”, come persona da rivivere, e la sua propria voce c’inonda, ci trasforma come fossimo morfema e radice di memoria, ed apre un varco riportandoci al ‘Significato’: come non pensare, allora, alla costante matrice del ‘triangolo semiotico’, e con essa ai Progetti pervasivi dello stesso Attilio Stocchi, fra i quali la mirabile Passerella-trampolino di “Vortice (2006 – 2013), visione emotivo-strutturale prodigiosa realizzata con Gualtiero Oberti per la riqualificazione del sistema ambientale di Piazza Cavour a Vaprio d’Adda, in sinalefe cromatica con le verdi correnti ed ancorché emotivo strutturale con quel “racconto già iniziato” da Leonardo da Vinci – colui “che dalle finestre di Villa Melzi ritraeva proprio i vortici d’acqua che si creano in quel punto […] come fossero intrecci di capelli e voli d’uccelli” – ripreso duecento anni dopo dalle vedute di Vaprio dipinte dal Vanvitelli e dal Bellotto, anch’essi idealmente omaggiati dalla radiante Visione; divina geometria in “scala-vortice costruita sull’aritmetica della spirale logaritmica inclinata di 54 gradi”, “Vortice” è equoreo fulgore che sale dall’Alzaia “e sembra emergere dai gorghi del fiume, tra le nebbie e i vapori di una creazione che [là] non si è ancora conclusa” (Attilio Stocchi e Gualtiero Oberti, in Domus n. 974, 2013). In intimo dialogo con le voci della corrente, è un flutto di schegge di luce: onda e corpuscolo di 23 m sul suo asse medio, fibra embricata da circa duemila differenti lastre triangolari – matrice creativa in tramutazione, idealmente posizionata entro i solidi platonici disegnati da Leonardo per il De Divina Proportione di Luca Pacioli – t’irradia dall’anelito fino alle radici. Dal culmine apre alla memoria, come varco poderoso per la storica scalinata; e dallo stesso culmine ti inonda via: corpo della Visione e sfumatura dell’iride, sei il verde petrolio scuro del parapetto, il verde mirto e cinabro che stormiscono dalle fronde, e favilla di luce sull’acqua come foglia che corre all’aurora. In dialogo con l’animo e la matrice, anche “Lumen” (2009-2011), progetto di sistemazione di Piazza Giovanni Paolo II a Lumezzane (Bs) – edificato con Gualtiero Oberti – che come prisma trafitto dalla luce “proietta i colori dell’iride sul palco retrostante: aiuole, alberi e pergolato in sequenza come un arcobaleno” (Costruire n. 307, 2008); ed ancora, la costruzione ipogea di “Bulbo” (2007 – 2008), realizzata con Gino Guarnieri: “materia d’introspezione e di creazione” (F. D’Amico), presagio del diamante. Allotropica struttura allegorica data a pervadere, come fuso dell’àncora, è la scultura superba di “SEME/Seed”, realizzata per Foscarini Spazio Brera in occasione dei Saloni 2013: poliedrico reticolo minerale e narrativo infuso d’universo, microcosmo a due geodi plasmato sulle proprietà del pentagono – formula armonica riscontrabile nel mondo vegetale e animale -, dell’eptagono – nella ricerca della metamorfosi tra mondo vegetale e minerale -, e quindi dell’esagono, a rappresentare invece lo stesso Regno minerale, è seme d’Anthriscus nitida ingrandito mille volte che trasmuta ed albeggia nell’humus come organismo vitale, alla sinfonia dell’iride.

Una luce è sorta in me e noi vogliamo vivere vicino al sole. L’amore del sole è innocenza e volontà di creare” (Da Favilla, Directe, I)

I Directe. Giallo – Verde. Dai ventricoli bui, l’eco della terra; e dall’Atrium l’universum è come colomba che piove seminando fulgore, e sui nostri palpiti vola via con le gemme fra le ali. Nel Graduale è lux perpetua, e in “Favilla – Ogni luce è una voce” è il primo Episodio. Nell’Oculus Artificialis (Leonardo da Vinci, Cod. Atl., fol. 135r – 1490 c.), il “vuoto come incontro e interazione”, trafitto da “frecce di luce” (Attilio Stocchi per Attesa, Installazione per il Padiglione Italia, XII Biennale di Venezia, Tesa delle Vergini, 2010), è preludio alla Forma che favilla e s’inombra, langue e trema, grida nello sterno, brucia di rosso come magma, e poi si spegne. Si arresta il circadiano decorso, e il battito è lume, esiste solo la Visione; in embrione anche la notte – segreto rintocco – che sembrava dileguata. Al di sopra dell’auguraculum, giallocelesti, due fiotti d’ali in traiettoria lineare s’irradiano dalle sorgenti puntiformi: i loro canti nitidi grondano come assi cristallografici a solcare la Forma, seguendone gli spigoli, scalfendo l’indaco, fendendone le sfaccettature fino a svelarne il Senso, e fino a collidere dove s’annida l’orizzonte. All’epifania del Geode – corpo della Visione – entriamo in sistema: al vertice ardente i reticoli cristallini, ed ai blastomeri prismatici il fulcro del cono vegetativo; ai foglietti embrionali così congiunti all’ectoderma amniotico nel sito di migrazione gastrulare, i grani dello stroma sull’asse maggiore del cloroplasto. E’ Divina geometria, mentre irrompe la Vita, e tornano gli stormi dalle auricole cave, candido giubilo, ad annunciare la Creazione. Stasimo. Al di sopra dell’amnios, e dentro al Tratto del messale, i raggi vivi del sole che nasce: il sole genera e ti s’irradia incontro come una strada diritta, immane, che ti schiude all’orizzonte. L’animo è bosco trafitto dalla luce, corpo sacro. Nella Rappresentazione della propagazione rettilinea della luce di “Favilla – Ogni luce è una voce”, è il primo Giorno da percorrere, la Favilla che apre al miraculum, la separazione della luce dalle tenebre (Gn 1, 5 – 5), il calore universum. Da un fuso “che attende di sprofondare” (Attilio Stocchi, Fuso, scultura/architettura per Venezia, 2010) s’era formato, ed ora che pulsa nel più profondo ci dà al cielo, è d’Altezze che vuole vibrare: il cristallo divampa sulle interfacce, ieratico, ardente, inondato dall’alba, solcato nel continuum spaziotemporale dalla linea d’universo (Einstein, in Bachtin §); fuori di noi la chiesa di San Fedele ed il caro simulacro di Manzoni, sono quella coordinata segreta, toccante rintocco, che come la notte sembrava dileguata. Sull’onda dorica della strofe del corifeo, al Theatrum Naturae, immensamente coinvolgente, “lo spettacolo che è dentro di noi(Attilio Stocchi). Ciclicità della Natura pur nell’unidirezionalità narrativa: alla gemma radicale l’apicale, e si apre una strada verde nel varco del sole, un nuovo asse attorno a cui irradiarsi, il nesso che ci lega al domani, alle radici, al Sentire; il “senso connessionale, presentimento” (Nietzsche, Umano troppo umano, V, Af. 255, cit.) delle forme di vita. E il nodo agli abbozzi fogliari, le stipole, la nervatura mediana al lembo, in palmo di mano, fanno il turgore della foglia. Nella Creazione del regno vegetale (Gn 1, 11 – 13) di Favilla – Ogni luce è una voce, fluiamo noi stessi, che come in endometrio materno fogliamo capillari nel core del villo. E la notocorda fra tubo neurale e entoderma, genera l’asse che il fusto riflette, e dai nodi il caule si irradia al perno del sole, in dolce vertigine sulla spirale vegetativa: Divina geometria nel rapporto fillotattico, per l’aurea sezione, dalla materia che vorticosa anela alle cime; “sempre la sesta foglia è sopra la prima” (Leonardo da Vinci, Trattato della pittura, Libro VI), al di sopra dell’oblio, di luce in luce. “La natura è materia vivente: memoria e torsione/tensione” (Attilio Stocchi e Gualtiero Oberti per Vortice, in Domus n. 974, 2013), dialogo fra Identità, senso connessionale, varco oltre la struttura, cronotopo; come nella prodigiosa scala a “Vortice” sull’Adda: gli appena 80 cm di distanza fra l’Opera architettonica radiante, ed il vincolo del preesistente scolmatore in cemento anni Trenta, sono ‘scavati’ dall’uno e dall’altro Archistar perché s’apra ad un raggio di luce – trafitto alla radice, trafitto nelle ombre, trafitto alla sostanza come prisma – il corpo sacro della materia.

La Natura è materia che sta per nascere. La Luce esce da dentro come onda. L’infinito ci aspetta e il mare pavone dei pavoni dai colori cangianti, gorgoglia di navicelle azzurre, ordine del caos per vibrazione” (Da Favilla, Diffracte, II)

II Diffracte. Verde – Blu. Nel sacrario come noi a tremare, anche la luce stessa, scavata alle fibre, come una gemma dalla cava. E scandagliata la memoria di quell’onda verde mirto che non si arginava al frangiflutto, ma vi moltiplicava se stessa annidata all’argine, e dissipava nei toni dialogando con l’ombra. Frantuma anche la notte cobalto ai suoi propri rintocchi, costellando il reticolo vivo del prisma di oscuri punti di spola: al Theatrum Naturae di “Favilla”, sull’abito cristallino, la luce”[…] saltem aliquando etiam undulatim” (F. M. Grimaldi, De Lumine, 1665. [1], Propositio II), e rivela il suo segreto ora che è stato negato. Stasimo. Come onda sferica dall’ipocentro, la luce si apre in cerchio ed è sole nel sole; insieme all’animo alla sorgente si dona, e sussulta scuotendo le cime, come mare in burrasca. Nell’hortus l’eco della terra al riverbero di luna è il presagio d’argento che vibra nelle foglie. Dall’imo affiora anche il rizoma, vibrando al suo stesso colore: del flusso indaco è il lume segreto, vestito dalla notte, ossimorica visione. In intima corrispondenza s’origina il coinvolgente racconto della natura ondulatoria, oltre che corpuscolare, della luce, entro l’alveo della Rappresentazione del fenomeno della Diffrazione, che a tale intrinseco dualismo rimanda nella sua pervasiva manifestazione; nella piena conoscenza dei testi fondamentali di quell’edificio storico-scientifico che tuttora ne determina lo studio e ne disvela l’essenza – per quanto concerne la Diffrazione, aurorale e rivoluzionario concetto d’ “inflexion” in Isaac Newton, che lo attribuisce “a una interazione, di tipo attrattivo o repulsivo, tra raggi e ostacoli diffrangenti” entro il terzo ed ultimo Libro di “Opticks” (1704; ove sono adombrate peraltro a questo proposito perturbazioni periodiche come causa scatenante di ‘diffrazione’, sintomatologie come febbri, nei moti di particelle, ed è mutuando il termine “fit”, nientemeno che dalla medicina dell’epoca. Considerazioni, queste, presenti anche nel Libro I dei Principia, del 1687), e coniato quanto al termine dal padre gesuita Francesco Maria Grimaldi nel “De Lumine” (1665, ove ovviamente diffracte significa ‘frazionamento in più parti’), formulato e delineato al pensiero da Huygens (1678; il quale per fronti d’onda vede sorgenti puntiformi che interferiscono costruttivamente dando luogo al massimo centrale), avvalorato da Thomas Young (1801) e Fresnel, stanato da Einstein entro i “quanti” d’un campo di forze (ovvero, particelle, “fotoni”, come successivamente denominati), e così via su piani e prospettive di pensiero –, Attilio Stocchi in “Favilla – Ogni luce è una voce”, ne ausculta le fondamenta, ne riedifica l’essenza, leggendovi attraverso; ed offrendo nuove coordinate percettive ove irradiare se stessi: nella fusione d’orizzonti – epifania condivisa – il Racconto della Luce è flusso da ‘abitare’, virgulto di Forme rivelate, empirica ed empatica scoperta d’un perimetro umano e sapienziale, infinitamente coinvolgente e edificante ciclo ermeneutico e vitale. Attraverso il consueto e magistrale suo accordare discipline ed ambiti differenti – per la radice etimologica da cui si dipartono e ramificano, per pensiero analitico e analogico, per vasta Cultura, acume intellettuale, purezza emotiva – l’Artefice proietta il nostro senso vitale laddove sa che con il suo sboccerà all’unisono, ed infonde anche alla spiegazione più volutamente didattica del fenomeno della luce, un nuovo edificante accento, fiat di riscoperta interiore. All’onda segreta della luce, così trafitta dal lume dell’Artefice, il Geode palpita cobalto e trasmuta alla sorgente, si conforma e dischiude alle proprie sfaccettature, ramifica blu oltremare, come l’edera di notte: anch’esso materia irradiata, materia riedificata, materia connettiva, è Segno dell’originario prisma newtoniano, strumento basilare dell’Experimentum crucis. Ѐ l’ “elemento di movimentazione spaziale della visione”, “supporto di luce” (De Giorgi, in Abitare n.430, per Fluxum di Attilio Stocchi, allestimento per la mostra “Acqua”, Palazzo Reale, Milano 2003), identità da riscoprire: reticoli di diffrazione tridimensionali i suoi cristalli, strutture periodiche ove ogni nodo è sito di diffusione; ogni suo atomo è come sorgente puntiforme d’onde sferiche, che all’interferenza costruttiva ne conforma di nuove rifratte (coinvolgente formula, nella Legge di Bragg), quale specchio dell’iride e della coscienza. La sua ragion d’essere e struttura lamellare non contempla limitazioni: riemerge a se stessa in labradorescenza, nell’effetto ottico mirabile per cui è di nuovo verde e di porpora, aurea, viola, blu profondo, giallo sole e bianca, policroma sulle nervature delle nuove foglie, all’incidenza della luce; si conforma e si delinea il creato, all’imo del cristallo stesso, nell’intima nostra organogenesi, ed alle soglie del quinto giorno della Creazione (Gn 1, 20 – 23). Così guidati dall’Artefice Attilio Stocchi, in un procedimento induttivo-deduttivo, ci estasiamo focalizzando il dettaglio, inondati dalla Visione: dal barlume al fulgore, che ritorna sorgente. In “Favilla”, l’ordine del caos si conforma dall’Iride: “gorgoglia di navicelle azzurre”, di pupilla in pupilla, come l’alba sull’acqua; dal Senso allegorico della Vista – Fonte intellettuale, sorgente di vita nelle Scritture, nella stessa Creazione (Banwell 2008) – agli occhi del mare, celesti faville d’onda che vibrano e diramano nel Geode oltre il frangiflutti della materia; in essi si aprono stupendi i mille occhi delle piume di pavone, mirabile manifestazione di diffrazione – d’iridescenza, e simbolo d’onniscienza – ove ogni raggio di luce incidente è arginato, diffratto, scisso nelle varie lunghezze d’onda, dalle strutture periodiche microscopiche dei cristalli fotonici, ovvero riflesso, convogliato in nuove sorgenti (terminologia introdotta nel 1987, seppure le aurorali considerazioni al fenomeno rimandano alla Micrographia di Hooke, citato dallo stesso Newton entro le Prop. XI – XII, Libro I de “A new Theory about Light and Colours”). Trascolorano ed affondano ai rintocchi cobalto delle auricole cave, quegli oculi primordiali, e la Visione dilegua tacendo, sull’onda lunga del suono. Ma nell’Offertorium la percezione e suggestione sembra diramarsi oltre l’argine del buio, oltre le strutture, dentro alla fibra: s’apre il calice ottico a doppia parete, sul peduncolo, dal diencefalo, per formare la retina; si schiude il Geode che s’offre ai nostri occhi, superbo diramarsi: riaffiora blu reale pulsando e dentro è vivo, rinasce alle sue nervature, colmo di luce come una foglia al mattino che diviene favilla lambendo la corrente, e nello splendore che acceca si perde, come se fosse notte. Il segreto della luce è il suo dono offerto, oltre la fibra del visibile, oltre il frangiflutti. Testimonianza che vibra nell’aria. Sorgente ad ogni foce, affiora dall’ossimoro. Dal cuore della notte rinasce come da se stessa.

Quando s’alzò ieri la luna, immaginai che volesse partorire la luce del sole. La Luce rimbalza sui suoi crateri, La Luce corre a portar voci. Come il vento che rimbalza semi e fiori rossi in un campo. Corpuscolo, scheggia, il suo desiderio è spegnersi in volo” (Da Favilla, Reflexe, III)

  III Reflexe. Blu – Rosso.In un solo sospir l’anima spiro” (C. Monteverdi, Madrigali, Libro IV, 2, in “Lucegugliavoce” di Attilio Stocchi, Duomo di Milano, 2007), e sulla mia sillaba bianca si posa, melisma d’argento. Dalle Alae è ritornata come colomba, a dischiudere la volta, nel fiat che si rinnova: si può chiudere gli occhi e vederla dentro generare sorgenti, cantare nell’onda, traboccare dal cuore. Fra le sue ali la vita è sole che libra a se stesso, specchio infinito di un irripetibile volo; e in librazione parallattica anche la luna si volge ed anela, s’imprime e dilegua nel volto ardente che riflette, come un’orma sulla sabbia. Stasimo. Immagini sonore in omoritmia: si apre lo spazio esperienziale, in dialogo con se stesso. Ѐ un principio dialogico di profondo coinvolgimento a permeare la diegesi di “Favilla – Ogni luce è una voce”, nella Rappresentazione del fenomeno della Riflessione della luce. Come all’incipit era promesso, il Geode trasmuta ancora, ancora si dischiude oltre la “linea d’universo del cronotopo narrativo” (Einstein, in Bachtin 1979), per delineare ancora un Mondo: nel quarto giorno della Creazione, il luminare minore con il maggiore è plasmato (Gn 1, 14 – 19) e con esso entra in risonanza, in intimo dialogo, in congiunzione. E come in rotazione sincrona si appressa la luna e noi a lei nella Visione: remoti ed affini sembianti d’argento. Cinerea effigie calante la sua, che rinnova in rivoluzione sinodica, a noi visibile fino al terminatore le cui cuspidi opposte al Lume fendono l’ombra: sul suo ovale opaco che splende per luce riflessa, oscuri mari e pallidi altipiani – primordiali maria di basalti e terrae di tenui anortositi –, magmatiche orme di un altro lume, crateri sempiterni che dilagano sul volto che si nega. Presagio della luna era già la labradorite per sua stessa composizione, allo Stasimo del II Episodio di “Favilla, entro le fibre del racconto: anch’esso minerale feldspato della serie isomorfa dei plagioclasi, richiamava quindi la similare anortosite, peculiare ed ancestrale affioramento del suolo lunare, magmatico sigillo al mistero che da sempre balugina in giacimenti, dalle terrae. Si volgono i crateri oscurando, e alle vive sfaccettature portano via l’istante; eppure il Geode si rinnova, vivido e vicino, trasmuta per restare, per valicare la materia, per essere interiorizzato: celeste puro, blu reale e blu elettrico, oltremare s’inonda dove a sorgere è l’ardore; rosse impronte di vita e spore a segnarlo, villi coriali, guide d’onda dielettriche ove la luce nel core si propaga ad angolo radente e dal cladding è catturata in riflessioni totali, per varcare ogni distanza. Con il tema delle Fibre ottiche, s’apre un dialogo con la notte, segreto rintocco di “Favilla” che mai è dileguato: al calore universum filtra il fuoco del cuore dall’indaco delle stelle, e il Geode “nella sua apparente immobilità, viene intaccato da luce, colore e suono” (dal Programma di Lucegugliavoce 2007), è animo strutturale, domus vivendi; “nell’intersecarsi di traiettorie visive e sonore si inserisce a intermittenza la voce del coro, e il discorso parlato si trasforma in musica”, all’infinita risonanza di ogni sillaba. Com’è stato in quel novembre, nel corso dei Dialoghi sull’amore” – primo evento della Rassegna “Lucegugliavoce” (2007), pensata e diretta da Attilio Stocchi all’interno del progetto Domus vivendi, promosso dal Comune di Milano – ove l’Artefice accese il Duomo di quattro tonalità di rosso, in quanto cuore antico d’auscultare per non perdersi: sull’immoto tumulto di marmo, cremisi, amaranto, carminio, scarlatto, a rispecchiare erao, fileo, agapao, stergo, ovvero le quattro forme verbali che la lingua greca ha coniato per definire quattro sfumature del sentimento d’amore. Come nella tragedia antica, ed egualmente in quattro episodi, s’accesero alle guglie otto antiche sacre effigi nell’edificare un appassionato ed analogico dialogo con altrettanti pensatori della modernità: palpitante ‘dilogia’ con brani di Nietzsche e Savino, Boccioni e Gadda, Hillesum e Pasolini, Malaparte e Pavese; “associazioni virtuose tra figure di marmo e figure di pensiero” (Ibidem) – fra anelito e radici, in ascesa al plenum della forma – suggellate dal fiat d’un coro che là dischiuse nella notte, dalle ardenti vetrate alle auree guglie in riflessione, sui Madrigali di Monteverdi, il miraculum della Luce. Preannuncio d’una nascita, agli alti rintocchi, dove tutto è palpito. Ѐ un sospiro quel Canto sospeso, che in climax risorge e si leva al Sentire, per languire in Re al suo basso; e al suo buio rizoma l’Iride rimanda, dal fusto flessuoso che avvampa alla luce: cosicché una gemma di sogno dalle radici scavi la sostanza, come quand’era solo seme, un nodo nella terra.

E’ una bella notte per venire alla luce. Notte piena di vapore, ma asciutta in terra. Il viaggio è finito, e tu hai atteso oggi per nascere. Hai saputo aspettare. Ora nasci” (Da Favilla, Ѐxodos)

IV Refracte. Colori del mondo – Bianco. Nido di sogno, alle ciglia s’intreccia, come il primo lume al quale hai dischiuso i tuoi occhi: equoreo fulgore dell’iride, ignoto al riflesso pupillare, sconosciuto al sentimento. Come una lacrima, qui, adesso, “L’architettura è un cristallo” (Giò Ponti), miracolo della sostanza, Identità che dà a plasmare la luce all’anelito, e gronda dal profondo a condensare alla Visione l’alveo del cielo; ”Papilio” che trasmuta (Attilio Stocchi, Progetto di riqualificazione di Borghetto Flaminio a Roma, 1995), Forma di vita che porta via lo sguardo dove si posano le distanze. Ritorna in giubilo al cuore che l’aspettava, la colomba di luce a germogliare: immacolata oltre quei palpiti dall’Atrium era spiccata, rorida nell’alba, con le gemme fra le ali; ed al punto antisolare, poi, inondata in un goccia e nel suo volo rifratta in stormi cromatici, s’era smarrita in se stessa entro i suoi propri colori, lontano a perdersi, remota in una stilla di vita, fra l’infinito e le palpebre. Come il respiro l’hai sentita arrivare: riflessa, ancora rifratta, al primo lume è tornata a vibrare come una lira sugli assi cristallografici per colorarli come radici, per inverarli sulle sfaccettature oltre quei rami, al di là delle cime dove il cielo è uno stormire alare, per sbocciare al tuo sguardo. Stasimo. Nel sensorio di “Favilla – Ogni luce è una voce”, all’intimo orizzonte che Attilio Stocchi ha delineato, è ascesa all’alveo celeste. L’Artefice fornisce precise e nitide coordinate spaziotemporali, per farle perdere: non sussiste più il tempo, eppure stiamo scorrendo sul filo quadrimensionale di un cronotopo letterario, continuum narrativo e simbologico che sfocia all’universum; e non c’è domani, eppure è pieno giorno, e stiamo per nascere, e quando sarà notte verremo alla luce. Si perde l’animo nella Visione e ramifica in cielo, iride e rizoma: sembra di poterlo sfiorare con la mano, di poterlo cogliere in volo, mentre siamo al buio a vibrare, in ascolto, come seme nella terra. Ѐ un’immagine sonora il nido d’Archi che dipana e si leva all’assolo della viola, acre di terra: empie la volta come nube iridata affiorata dal nostro stesso respiro, e dischiude all’intreccio del Racconto – che s’avvia al tripudio – la Rappresentazione del fenomeno della Rifrazione della luce. Ombre e luci che trasfigurano e si susseguono ai nostri piedi rivelano le fondamenta, così come sulla volta del Geode i candidi viluppi dei cirri ne palesano la struttura, vibrando allo sguardo: le peculiari dure e chiuse, solide sfaccettature filtrano ora la troposfera (dal greco: τροπος, modo, mutazione, cambiamento), luogo della Vita la cui circolazione generale a scala planetaria è un perno al motore del Sole, e i cui alti filamenti plasmati dalle onde dei venti, sono colti in metamorfosi. “Luce sulla nuvola iride celeste, frammenti di arcobaleno” (In Favilla, IV, Stasimo): come sbocciate in cielo, le nubi cirriformi si accendono d’iride. Rifrangono, ovvero deviano la Luce, i sottili aghi di ghiaccio che le compongono – cristalli con l’aspetto, per lo più, d’una colonna esagonale (Lucchetti 2013), il cui asse di simmetria è orientato in maniera perpendicolare ai raggi incidenti – e quei loro aloni giallorosa e rossi in cuore, portano al mondo i battiti superni, l’arcano da varcare: dal lume della Scienza, per deduzione, “Le particelle vibranti dei corpi luminosi a seconda della loro differente grandezza, forma e moto provocano nell’etere vibrazioni di differente profondità o ampiezza [ovvero, le diverse lunghezze d’onda della Luce]. Se queste vibrazioni, senza separarsi, attraverso il mezzo arrivano al nostro occhio, provocano la sensazione del color bianco, ma se in un modo qualsiasi vengono tra loro separate, corrispondentemente alla loro disuguale grandezza, provocano la sensazione dei vari colori; le vibrazioni più forti provocheranno il rosso, le più deboli, o corte, il violetto, le vibrazioni intermedie a loro volta i colori intermedi. É naturale supporre che le vibrazioni più forti siano le più adatte a superare la resistenza delle superfici rifrangenti; perciò penetrano con la minima rifrazione. Così dall’ipotesi stessa si deduce la differente rifrazione dei differenti colori” (Newton, Correspondence, 1671 – ‘72; in Turnbull 1959). Lo stesso colore del cielo, per diffusione differenziale, è fibra di Luce; ma da nitido e celeste, già trascolora al trasmutare dell’abito cristallino, isotopia essenziale nella simbologia dell’Artefice Attilio Stocchi: “Materia tagliata da mani umane sa brillare in terra, per intima creazione, al raggio incidente. L’adamantino fulgore indugia e si smorza su ognuna delle facce del Geode, che al fuoco del diamante si conforma, tenendoci in ascolto: al duplice suono penetrante e sommerso, l’alto riverbero lo trafigge, e la struttura della gemma si rivela superbo impilamento ordinato d’atomi di carbonio disposti secondo struttura tetraedrica, e pervasivo fulcro d’un dialogo supremo fra grandezze – fra Aria e materia, ovvero fra diversi indici di rifrazione, al punto d’incidenza del raggio (l’affondo è nella Legge di Snell, 1621, ove è descritto il legame fra l’angolo di incidenza con quello di rifrazione, con le dovute eccezionalità quanto ai mezzi anisotropi, come lo sono alcuni cristalli) – per il quale diviene folgore ogni faccetta intagliata secondo precise e reciproche relazioni angolari, nel padiglione e sulla corona; e dal fiotto incidente – riflesso a noi, e deviato nella sua traiettoria rettilinea, disperso in infinite lunghezze d’onda – si apre il nido di colori. La Luce si piega, la Luce apre alla materia. Ed in essa si rinnova, come vita che trasmuta, la cui “[…] modificazione, dalla quale derivano i colori, è una proprietà innata che non può essere distrutta” (Newton, “Lectiones Opticae”); mutamento, il suo, del resto “[…] conforme al corso della natura, che sembra prediligere le trasformazioni (Newton, Questione XXX). In “Favilla – Ogni luce è una voce, alle soglie dell’Esodo, e per sensibilità dell’Artefice Attilio Stocchi, la Luce si rivela e nei propri stati d’animo, “con una propria voce” (Favilla, 2015), parla ormai in prima persona: “Voglio accompagnarmi a chi crea, a chi miete, a chi festeggia. Voglio mostrar loro l’arcobaleno” (In Favilla, IV, Stasimo). Siamo dentro al suo flusso. Colori, “proprietà originarie e innate” dello spettro visibile (dal lat. spectrum, apparizione; Newton, Opticks, 1704; od in A new Theory about Light and Colours, I, ma già nelle Lectiones opticae del 1669-‘71), gli uni “originarî (o primarî) e semplici, gli altri composti dei primi”, diversi per grado di rifrangibilità, ed a noi visibili per la Refracte che li sperde in dispersione cromatica per lunghezze d’onda come corde di una Lira che suona in sogno, e il cui suono se ricomposto torna sempre all’origine, alla Somma, al continuum del bianco albore; percepiti in relazione armonica o dinamica fra loro e per ciò rappresentati per mezzo della forma del Cerchio dallo stesso Newton in analogia con i pianeti, i sette giorni della settimana, le sette note della scala diatonica – cosicché all’ “[…] intervallo di unisono, il tono, la terza minore, la quarta, la quinta, la sesta maggiore, la settima e l’ottava superiore [corrispondano per frequenze] gli spazi occupati dai rispettivi rosso, arancio, giallo, verde, blu, indaco, violetto)” – sono colti in volo in “Favilla”, in quanto gemma strutturale che Attilio Stocchi dà a plasmare alle superfici dinamiche del Geode fra paesaggio emozionale e materia trafitta, straordinaria suggestione cinetica e fondamenta del Senso da delineare, entro l’ascesa ‘organogena’ e simbologica dell’architettura narrativa. Intima rivelazione – quanto lo sarà a breve la Nascita, nella Creazione che con essa ed in essa si compie – per quella dimensione cognitiva ed emotiva così magistralmente in noi spettatori concertata, i colori stessi costituiscono l’estremità di quel filo diegetico che si snoda a partire dall’incipit per delineare un’Identità, ed il culmine del “percorso generativo del Senso” segnato dalle “isotopie (Greimas 1966, il quale estrapola il concetto d’Isotopia, proprio dal campo della fisica e della chimica) edificate dall’Artefice, per celebrare la Vita. Entro il flusso di Luce di “Favilla – Ogni luce è una voce”, al sesto Giorno della Creazione (Gn 1, 24 – 31), siamo come sospesi alle soglie d’un primo respiro: nell’epochè del Geode la sua propria livrea si tende sui ‘triangoli semiotici’ delle facce cristalline, si apre in frequenze per spiccare nello sterno, s’inarca all’eco del rintocco che mai è dileguato; e nel Communio che idealmente si origina in sequenze di colore, risuona un frammento strutturale-fonema dell’Introito, che dalla “forma sonora” (Cuorebosco, 2011) del Manzoni-Artefice s’era generato. Ѐ il “temporalizzarsi della temporalità stessa” (Nietzsche, Umano, troppo umano, I, Af. 255, cit.), che ci riporta all’incipit ed a noi medesimi rinnovati, ed alla Genesi ci rivela in quanto elementi costitutivi della Visione, soggetto collettivo, simultaneità relative, onda e corpuscolo del flutto che permea le strutture che alla Domus si confanno in quanto ”convivium, dove si può vivere insieme il mondo” (Librocielo, 2012), in risonanza con il cielo. Scavati come semi fin dal principio nello spazio-tempo del cronotopo narrativo, ognuna entro il proprio nucleo ad occupare “in modo preciso, disordinato ma regolare, la trama del disegno a terra”, siamo stati condotti alla Rappresentazione nel numero di 27 per “desiderio di ordine di visione (Attilio Stocchi per Favilla, 2015) dell’Artefice Attilio Stocchi. Identità allo specchio su quella “linea di confine che è la vita” (Bachtin, cit., 1979): sospesa su di noi ed omologa al programma al suolo, la trama sfaccettata ad embrici del ‘tetto’, dove si dischiude l’alveo celeste ad Arco che perdutamente in animo stiamo varcando, alla finestra ottica dell’atmosfera che filtra quanto mai l’universum; e sospeso, cristallizzato il Geode nel suo transito e sospese le strutture sue permeate dalla luce, come pagine alari sulle quali è già stata scritta di questo Viaggio remoto, ogni possibile distanza. Sospesi noi, a vibrare, senza parole. Riflessioni dal cosmo, che è quella calma – geometria d’ordine – che cerchiamo dentro di noi (Attilio Stocchi per Attesa, Installazione per il Padiglione Italia, XII Biennale di Venezia, Tesa delle Vergini, 2010), com’era al principio – per “ordine del caos (In Favilla, II) – sulla “Forma dell’informe” (Attilio Stocchi in merito al Geode, 2015) al fiat di Luce. E viscerale riverbero, riverbero di quel battito d’ali che dal silenzio apriva alla sacra radura, “galassia sonora” (Cuorebosco, 2011) edificata dall’Artefice a dischiudere la volta interiore, nell’immensa sua Visione; com’era al principio, nel nemeton ancestrale, in vivida Natura da ascoltare, sul primo cuore fondativo dell’organismo di questa nostra Milano che territorialmente si apre e cresce in cerchi concentrici, come il cormo d’un albero. Favilla” ed il suo Geode, come lo è ogni Progetto riedificante di Attilio Stocchi, sono Genius Loci, nucleo vitale, Legame che si abita fra l’animo e le strutture, nido architettonico. Al paesaggio percettivo che nel profondo sempre si dischiude, l’orizzonte esperienziale che pur già trasmuta ben oltre lo spazio anagogico-narrativo della Visione, e gli assi, i vettori, corrono come si corre alla vita. Sono la ricerca capillare dell’Artefice e la sua propria profondità analitica in vastità intellettuale, l’empatia sua peculiare per le Forme naturali, il senso d’appartenenza al Luogo a cui dar voce e alle radici di memoria, la nostra identificazione entro lo Spazio da rivivere, a delinearsi in quanto indelebili; porte d’accesso alla vastità, ci conducono, c’imperniano, a quel Racconto che non ha una fine: “[Nel cronotopo narrativo] per quanto distinti tra loro siano il mondo raffigurato e quello raffigurante, per quanto immancabile sia la presenza di un confine rigoroso tra di essi, essi sono indissolubilmente legati tra loro e si trovano in un rapporto di costante azione reciproca, simile all’ininterrotto metabolismo tra l’organismo vivente e l’ambiente che lo circonda” (Bachtin, cit., 1979). Si spegne in volo il Geode: su palpiti di sole si estingue librando viola, nell’indaco di questa notte. Si chiude nella fabula l’ellissi (dal gr. élleipsis «mancanza») retorica e narrativa, su quelle buie sfaccettature, come una foglia d’autunno sui propri filamenti. Ma alle contrazioni del colore, dall’aliare del Geode stesso, la linea melodica circolare che si apre è un nuovo ciclo vitale, il primordio dell’asse vegetativo senza fine che porta al sole il filo della diegesi, per gemmare ancora ai nostri occhi: nel “percorso generativo del senso”, alle “fasce di ridondanza che investono l’universo visivo” (Greimas, 1966, cit.), sulla volta interiore che si apre al buio in piena luce, si delineano i germogli, ed in faville corre il polline, si irradiano fonemi cromatici, “semi concettuali, sememi […]” (Ibid.) come eco del sedimento di quelle parole che già dai Coreuti sono state pronunciate, e di tutte quelle che non hanno più bisogno di esser dette. Rosso come il fogliame cangiante dell’Acer rubrum, chioma di fiamma che infuoca l’inverno, e rossi i suoi fiorellini a Primavera, faville nel ciclo vitale che al primario ritorna, come alla vita; rossi i coralli nel grembo del mare, e purpureo il corion frondoso che dai villi coriali s’è ramificato, con la decidua basale a conformare quella placenta che tanta gittata cardiaca materna riceve, e che è la genesi e la foce della circolazione fetale, miracolo senza confini e insieme Legame. Rosse le foglie delle piante decidue che per l’abscissione ritornano alla terra, e scarlatto quel setto intraventricolare del cuore che batte sul cuore, e che dall’apex cordis sul suo asse verticale si torce, su se stesso e come un’elica, come la spirale vegetativa che alle cime del cielo per sezione aurea s’involve, ed in palpiti di luce guardandola da terra si coglie. Arancio in sfumature tra le fronde, dai frutti ai fiori e alle foglie che si spengono nel vento; amalgama per sintesi additiva e sottrattiva, diametrale dei primari nel Cerchio di colori. Polpa di sole, amnios, terra da arare, fiume al crepuscolo, midollo spinale dal bulbo al cono lombare, e canale xilematico che innerva l’acqua e i soluti dalle radici ai primordi, per suzione traspiratoria, al perno superno dell’onda solare. Dal flusso Giallo e dal Verde, in “Favilla”, sboccia ai nostri occhi l’emisfero boreale, come dal periciclo, dentro, si è generata l’organizzazione radiale; nel floema la linfa dalle foglie va alle foglie, e l’auxina dall’apice alla base nel trasporto basipeto distende le fibre ancora al buio in piena luce, e per fototropismo e geotropismo piega il cormo nel sole, sul cuore della terra, a quella Genesi che è insieme la foce. Divina geometria nella memoria vorticosa della Natura, nelle sequenze anulari de “Li circuli delli rami degli alberi [che] mostrano il numero delli suoi anni […] mostrano gli aspetti del mondo dov’essi erano volti” (Leonardo da Vinci, Trattato della Pittura, Libro VI, inestimabile lascito a Francesco Melzi, il quale dal 23 Aprile 1519 nella sua Villa Melzi a Vaprio d’Adda lo custodì, con tutto il corpus di studi del Maestro, fino alla sua stessa morte), a segnare e sigillare, diramandosi, il Tempo nostro che scorre. Blu transeunte, alle soglie dell’Esodo: era un grumo, ma adesso è misura, condensa l’universum. Ѐ recondito riverbero che levandosi oltre ogni sfera, c’immerge in noi stessi: nello spazio della Rappresentazione, siamo onde lunghe, maree, Luoghi interiori; mai stati così vivi. Schiude i tepali l’Iride, è una stilla di colore, e in un istante sembra che voli: perigonio di sogno che a questo sole s’inonda, via dalle foglie ensiformi che fendono l’aria a concertare lunghezze d’onda, via dalle fronde, oltre l’alveo del cielo, dentro alle fondamenta, dove ritornano tutte le radici. Ruota questo Giorno nella notte, costellato di noi si dirama dove per vederlo scorrere, lo si può solo ascoltare. Oceani e mari come aliti sulle lacinie ricadenti, arcipelaghi a frullare dalle papille, isole gli stami, lembi di suono che s’infrangono su rorido silenzio: con l’emisfero australe che si conforma, è tripudio d’Arcobaleno, Volto terrestre fiorito, disegno di fanciullo, virgulto melodico, sinestesia. L’Artefice Attilio Stocchi vuol che ritroviamo adesso nell’animo – vividi nel buio, dopo tanto Viaggiare – quelle coordinate nette e nitide del suo proprio Disegno, che per “desiderio di ordine di visione” ci aveva fatto smarrire: serbiamo dalla sua promessa, l’apice di quel filo conduttore che ci consente di vedere il mondo come nascita generata dalla luce” (Attilio Stocchi, Favilla, 2015), oltre lo spazio-tempo del Racconto, dove convergono gli assi, le distanze, dove non si dispiega che il nido dell’Identità; perché “[…] solamente nei luoghi delle fiabe possiamo ancora riuscire a immaginare arcobaleni” (Attilio Stocchi, Reame, Progetto effimero.duraturo per la riqualificazione dell’area pedonale di Piazza Castello a Milano, avviato in Sala Leonardo di Expo Gate dal 15 al 31 Luglio 2014, in mostra per Atelier Castello alla Triennale di Milano, 7 Novembre – 14 Dicembre 2014), e quasi a sfiorarli, misurarli, coglierli dentro di noi, nelle “profonde geometrie e le antiche storie (Attilio Stocchi, Ex_ Po. Milano e la sua distanza, progetto di land art in via d’edificazione, in mostra alla Triennale di Milano, dal 30 Gennaio al 22 Febbraio 2015), di cui siamo radice. Celeste, Turchese, Ciano, Ceruleo, Blu reale, Cobalto, Blu elettrico, Blu di Prussia, Oltremare: per far “toccare con mano […] il fulcro segreto (Attilio Stocchi, Librocielo, Esodo: Circonferenze auree che costituiscono Milano. Biblioteca Ambrosiana di Milano, Cortile degli Spiriti Magni, 2012), e portare a comprendere “fisicamente” la “distanza assoluta (Attilio Stocchi per Ex_Po, 2015) che ci portiamo nelle fibre. Viginti Milia sarà la linea che in nove tonalità d’azzurro – da Milano all’Adda, dove già s’impernia poderoso il Vortice (Attilio Stocchi e Gualtiero Oberti, 2006 – 2013, §) – segnerà il peculiare e identitario itinerario verso la consapevolezza e verso l’acqua, che Attilio Stocchi per Cultura ha scoperto e profondamente sondato nelle radici vitali di Milano, e ben oltre la voce ‘Expo’ (che significa, com’è noto, semplicemente ‘esporre’), entro ed attorno alla relativa composita etimologia riposta e valenza semantica d’autentica risonanza: Milano interiore, a due cuori fondativi, celtico e romano, ancestrale pulsare auscultato dall’Artefice, delineato senza fine in noi, di luce vivificato; Milano territoriale, che attorno a tali fulcri s’è espansa progressivamente in circonferenze auree – omoteticamente inesorabile, radicandosi nel territorio – come organismo vivente, fino all’Adda e al Ticino nei punti di guado, affluenti del Po, acque alla genesi della Storia. Mediolanum, medium land – “terra di mezzo e non metropoli accidentale” (Attilio Stocchi, Cuorebosco, 2011), centrale a diramarsi fra Vaprio d’Adda e Vigevano, equidistante (EX, senso della misura e della distanza) dall’acqua (PO, gli affluenti del grande fiume, il Potamus greco) esattamente venti miglia, ventimila doppi passi, distanza che corrisponde esattamente al raggio del nono anello della sua costruzione aurea costitutiva. “Ex_Po: Progetto di land art, Racconto d’un Luogo e delle sue tracce, “geometria implicita del paesaggio antropico”, Struttura di rivelazione; con la sua Stadia metallica rossa che è già dispositivo narrativo e superba scultura d’ascoltare, strumento di misura – orma dei nostri passi, conchiglia di fiume densa di concrezioni e propaggini, da porre all’orecchio – ed i Paesaggi orma lungo le auree circonferenze, le Stanze miliari permanenti lungo i raggi delle progressioni, porrà in sistema geometrie funzionali, naturali e di pensiero, il fluire multiforme d’un territorio e la sua salda Identità sostanziale, la nostra distanza da noi stessi ed i passi che idealmente compiremo per ritrovarci. Dove si posano le distanze – dentro, dove solo si possono Sentire -, non potrebbe essere più vasta la Visione. Così misura e ascolta e apre gli spazi, Attilio Stocchi: riedificati li porta a pulsare vivi, oltre le dimensioni strutturali, là dov’erano da sempre. Nell’animo, al palpitante riverbero, colti “in risonanza architettura e paesaggio” (Cuorebosco, 2011), sono d’ali e di sangue, danno noi e essi stessi interminatamente, incessantemente alla luce. All’Esodo, sembra sia il principio. Nasce dal tepore della voce, favilla una viscerale rivelazione. Nel raggio di porpora che fende il buio, il vagito che plana nel cuore si perde nel coro della Vita. Le cose sacre, veduto il cuore dell’autore, vi si fermano (Carlo Emilio Gadda, Primo libro delle Favole, cit. all’Incipit); luce alla luce vi si sono fermate una notte in pieno sole, posandosi remote su se stesse. Riverbero carminio, riverbero scarlatto: ipostasi alari, vibrando immote si sono eternate oltre le cime.

Giada Eva Elisa Tarantino

  Attilio Stocchi, website: http://www.attiliostocchi.it/ Ivi, a proposito diSeme: http://www.livemilano.it/2013/04/13/seme-seed-di-attilio-stocchi-fondamenta-di-luce-al-foscarini-spazio-brera-a-milano/ Ivi, a proposito di Librocielo: http://www.livemilano.it/2012/04/22/librocielo-di-attilio-stocchi-milano-e-lume-patria-e-misura/# Ivi, a proposito di Cuorebosco: http://www.1channel.it/il-theatrum-naturae-di-attilio-stocchi-a-milano-allestisce-un-cuorebosco/

URL breve: http://www.livemilano.it/?p=14222

Scritto da il Giu 21 2015. Registrato sotto Bacheca, CULTURA, DESIGN, Mostre, SPETTACOLO. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

Scrivi una replica

Galleria fotografica

http://www.myebook.com/ebook_viewer.php?ebookId=122614
Accedi | Disegnato da LM Media