Nappytalia, Evelyne Sarah Afaawua si racconta dall’affido al successo imprenditoriale: “Se si fatica le cose belle prima o poi arrivano”

evelyne copertina

Francese di nascita, ghanese di origine e italiana di adozione. Fino a qualche anno fa si definiva italiana, oggi si descrive come un’afro-italiana con la pelle nera, il naso a patata, le labbra carnose e l’accento brianzolo. Un pomeriggio di mezza estate, in un cafè nel cuore di Milano, ho intervistato Evelyne Sarah Afaawua, una ventisettenne laureanda alla Bocconi e receptionist presso una multinazionale,  di cui si sente sempre più parlare. Il suo nome è legato a Afro-Italian Nappy Girls, (nappy = natural + happy) la popolare community facebook  da lei stessa creata  nel gennaio del 2014 e pensata per tutte le afro-italiane alle prese con i ricci africani. Un’idea nata un po’ per gioco, un po’ per necessità, divenuta un successo in poco tempo, seguita poi dal portale online Nappytalia. Sebbene i numeri in rete facciano di lei una star del web, sebbene  il MoneyGram Award vinto per l’imprenditoria giovanile immigrata l’abbia trasformata in una giovane businesswoman, le esperienze che la vita le ha riservato, e che l’hanno portata fin qui, rimangono senza dubbio la parte più affascinante di tutta la sua  storia.

Evelyne, prima di parlare del successo del tuo blog parlami un po’ di te.

Sono nata in Francia ventisette anni fa da genitori ghanesi, ma all’età di un anno sono arrivata in Italia. Per i primi tre anni ho vissuto con la mia famiglia, dopo sono stata data in affidamento per circa nove anni e all’età di dodici anni sono rientrata nella mia famiglia naturale. In pratica ho due famiglie.

Lo dici con molta naturalezza. Come si vive con due famiglie?

Diciamo che è stato un percorso doppio perchè sono cresciuta con entrambe le famiglie. Sono sempre stata consapevole di tutto: sapevo di avere due mamme, due papà, e sette fratelli in tutto; effettivamente sì, per me è stato molto naturale, quasi come un gioco. Pensa che a nove anni ho scritto il mio primo saggio e l’insegnante preoccupata chiamò i miei genitori italiani pensando che avessi qualche problema perchè lo avevo scritto  in terza persona, cosa inusuale per un bambino; ero semplicemente consapevole della mia situazione, sapevo bene quello che stava accadendo  ed ero capace di uscire fuori dal mio mondo e raccontarlo.

Il Ghana, l’Italia, l’affidamento mi richiamano  alla mente per un attimo la storia di Mario Balotelli.

Effettivamente Balotelli ed io abbiamo qualcosa in comune. Sono esperienze soggettive, ognuno le vive diversamente. Io ho avuto sempre tutti i miei familiari molto presenti. Ho sempre avuto ben chiaro i ruoli di ognuno. La mia mamma italiana non la chiamo “mamma”, sebbene sappiamo entrambe il rapporto che ci lega. Quando invece parlo agli altri di lei la chiamo “mamma”, anche per non stare sempre lì a spiegare. Davvero la mamma non è solo chi ti fa nascere, è anche chi ti cresce: lei in me rivede tante cose sue che mi ha trasmesso, è naturale. Comunque sì, qualche cosa in comune con Balotelli c’è, secondo me però lui non l’ha presa molto bene.

Ghanese o italiana, quale parte prevale di più in te?

Fino a tre anni fa ti avrei detto italiana, oggi ti dico italo-ghanese perchè credo sia giusto riconoscere anche le proprie origini a cui io purtroppo non ho dato spazio e peso fino a qualche anno fa. Sai, mi sono sempre definita italiana, poi però ci sono quelle piccole cose burocratiche o quotidiane che ti fanno sempre risvegliare quella parte di te che non prendi in considerazione. Ho preso quindi la decisione di essere io  a far emergere questa cosa, prima che fossero gli altri a farlo per me: non volevo ritrovarmi a dover negare le mie origini, non volevo che sembrasse che per me fosse un problema riconoscerle. Non sono nè da una parte nè dall’altra. E’ giusto che porti avanti entrambe le cose perchè non penso che riuscirò mai ad essere italiana al 100%, ma nemmeno ghanese al 100%.

Sei un cocktail di culture. E’ proprio questa la  ricchezza delle seconde generazioni. A proposito, sei mai stata in Ghana?

Quando avevo dodici anni i miei genitori naturali mi hanno portato in Ghana con la scusa che la nonna non stava bene e mi hanno lasciata lì quattro anni. Non è stato facile all’inizio, perchè non è stata una mia scelta. Col senno di poi riconosco che è stata un’esperienza davvero formativa per me: ho avuto modo così di conoscere il mio paese di origine, la cultura, la lingua, ed è lì che ho imparato l’inglese.

Che ricordi hai di quei quattro anni?

Diciamo belli e brutti. Ho un carattere molto forte quindi difficile da gestire, e se le cose mi vengono imposte non le farò mai. Il primo anno il trattamento è stato questo: “tu sei la bambina e fai quello che dicono i grandi”. In Italia le cose mi sono sempre state spiegate, motivate. Sono sempre stata consapevole di quello che accadeva, nessuno mi ha mai raccontato frottole, ho sempre avuto ben chiaro quali erano i ruoli, le situazioni. Il primo anno in Ghana è stato pesante. Se fossi stata una bambina più docile sarebbe andato benissimo. L’unica persona che mi capiva era mia nonna, ti aspetti che sia la più conservatrice e invece no. Poi ho capito che se volevo vivere bene dovevo fare un passo indietro e scendere a compromessi, e infatti è andata meglio. L’esperienza in Ghana in realtà mi ha dato molto. Oggi, riguardando indietro, non credo sarei la stessa senza quei quattro anni: lì ho formato il mio carattere, ho sviluppato un forte spirito di sopravvivenza, ed ho imparato a gestire i problemi. E’ così che è nato Nappytalia.

Racconta, racconta!

I miei capelli sono diventati un problema quando a un certo punto ho deciso di tenerli naturali, afro. Non avevo la minima idea di come gestirli, non sapevo come trattarli. Guardavo le youtuber  americane e francesi, tuttavia non  era sempre facile seguirle. Così il primo gennaio del 2014 ho aperto la pagina facebook Afro-Italian Nappy Girls, e a settembre dello stesso anno è nato il blog/portale www.nappytalia.it. E’ nato per gioco, ma in realtà dietro c’era il bisogno in me di confrontarmi con altre ragazze col mio stesso problema.

Un punto di incontro per le ragazze afro in Italia che hanno deciso di riscoprire i loro capelli al naturale“, si legge nella descrizione della pagina facebook. Cosa rappresentano per te i capelli?

Per me i capelli rappresentano il percorso verso l’accettazione della mia persona, di come sono fatta, l’accettazione della mia parte ghanese che solo negli ultimi anni ho imparato a valorizzare mentre prima nascondevo dietro a un qualcosa che poco mi somigliava. I capelli sono un simbolo forte in cui potersi riconoscere. Che io sia nera è scontato, che abbia le labbra grosse e il naso a patata pure, poi rimangono i capelli, che spesso noi nere tendiamo a non far vedere, eppure per me sono stati il pretesto per riscoprire me stessa.

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Quindi il primo gennaio 2014 tutti dormivano mentre tu pensavi ad aprire la pagina Afro-Italian Nappy Girls. Quali sono stati i primi riscontri?

Più o meno è andata così. Ero proprio curiosa di vedere se ero l’unica a tenere i capelli al naturale, speravo di no e speravo di ricevere suggerimenti su come gestirli. Invece la situazione si è capovolta e da subito ho passato le mie giornate a dispensare consigli. Sai come si dice: “si sa da dove si parte ma non si sa dove si va a finire”. Nei primi tre mesi, la pagina era già molto movimentata con tante attività, interazioni, domande, curiosità. Ho piacevolmente scoperto di non essere l’eccezione, ho scoperto che non ero da sola: la community serve proprio a questo a creare un gruppo, un sostegno. Sapere che non ero l’unica, sia per quanto riguarda i capelli, sia per l’identità, mi ha dato molto la spinta in più. Non tanto scoprire che avessero i capelli come i miei, bensì scoprire che anche loro stavano vivendo le stesse cose che vivevo io, di afro-italiane, di seconde generazioni. Poi, certo c’è chi come me  ha iniziato a valorizzare i propri afro per una questione identitaria, ma anche chi per un colpo di testa, chi per una malattia, chi per la gravidanza.

Tra un post e un articolo hai poi inserito la vendita dei prodotti per capelli afro. Possiamo dire che Nappyitalia è ormai un lavoro a tutti gli effetti?

Un lavoro a tempo pieno a tutti gli effetti! La vendita dei prodotti è arrivata più tardi per lo stesso motivo della community, nel senso che mancano. Non potrei scrivere di un prodotto che uso e consiglio ma che  ho acquistato a Londra perchè in Italia è introvabile. Da lì quindi l’idea di importarli e venderli e se vai nella sezione Nappy Store  del blog trovi  i prodotti e con un click nel giro di 24 ore spedisco pacchi con maschere, shampoo, balsami, oli, creme idratanti, pettini, cuffiette, gel e tutto quello che occorre.

Parlami degli eventi che organizzi, i Nappy Hour.

Un bel giorno mi son detta “vediamo chi sono queste ragazze con cui ho qualcosa in comune!”, sono nati così i Nappy Hour. E’ bello ogni volta abbinare un volto e una voce a un nome o una persona con cui ti scrivi tutti i giorni. Durante i Nappy Hour ci si conosce, si aprono discussioni incredibili spaziando su argomenti  diversi . Non si parla di razzismo, non lo reputo necessario, anzi lo vedo come una perdita di tempo. Parliamo di quello che manca, di quello che possiamo fare, aiuti concreti e costruttivi, e si parla anche di capelli naturalmente. La partecipazione è molto attiva, le persone sono interessate. Siamo abituati a sentire i problemi degli altri non tanto a parlare dei nostri e quando poi ti trovi con persone che ti capiscono, ti fa piacere. Abbiamo toccato dieci città in sei mesi: bellissimo e stancante al tempo stesso.

Qual è stata fino ad oggi la soddisfazione maggiore?

La soddisfazione più grande per me è essere rimasta come ero all’inizio, nonostante tutto. Sono contenta di non essere scesa a compromessi, di non aver barattato la pagina per soldi, come qualcuno mi ha proposto. A dirti la verità penso che adesso io stia riscuotendo un debito: in passato ho fatto tanti sacrifici, adesso  capisco il perchè, credo sia il credito che mi sta tornando indietro. Hanno scritto di me su quotidiani e riviste e tutto questo ovviamente mi fa piacere, ma non mi cambia, ne ho viste tante, ne ho viste di peggio e sono convinta che nella vita tutto torni: se si fatica le cose belle prima o poi arrivano, e posso dire che questo è il mio momento bello.

Qualche critica c’è stata?

Nei primi mesi sono state tante, forse è dovuto anche a causa mia. Mi accusavano di usare i capelli per affermare la mia parte ghanese, in realtà non hanno capito che i capelli erano un simbolo, una scusa  per parlare della nostra “africanità”. Il discorso è molto più profondo: prima c’è stata una riflessione, un viaggio faticoso e doloroso,  non pensavo che mi sarei sentita più africana tagliandomi i capelli. I capelli come mezzo e non come fine. Ho ricevuto anche delle critiche su alcune terminologie all’inizio, poi col tempo ho imparato che qualsiasi parola può offendere qualcuno e a fare molta più attenzione. Oggi invece mi criticano per non fare i video-tutorial, vogliono un modello in cui rivedersi, presto inizierò a farli, promesso!

Parliamo sempre al femminile, ma dimmi, Nappy Boys ne abbiamo?

Certo, tanti e fighi! Ci scrivono ed interagiscono proprio come le femminucce.

So che sei felicemente fidanzata. Ultima domanda: come ha i capelli il tuo lui?

Ora ha i dread, fino a qualche mese fa invece aveva i suoi afro naturali e ovviamente sì, qualche maschera gliela facevo.

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Taty Rossi

Nata a Milano sotto il segno dei Pesci, ha origini eritree, una pelle color cannella e si definisce "un'amante della parola". Ha studiato recitazione e conduzione televisiva presso il Centro Teatro Attivo e oggi è il volto esotico di 7Gold alla guida di "Live In Style" in onda ogni venerdì alle 18.30.

URL breve: http://www.livemilano.it/?p=14479

Scritto da il Set 8 2015. Registrato sotto Bacheca, CULTURA, NEWS, TATY'S PAGE. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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