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	<title>LIVEMILANO &#187; Barbara Oggero</title>
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		<title>Baccalà alla portoghese</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jul 2012 12:51:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbaraogg</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La pista automobilistica di Estoril si trova a poca distanza dalla turistica cittadina portoghese di Cascais, dove in ogni stagione si respira l’atmosfera marittima tipica di ciascun luogo di villeggiatura. Al tramonto, con la luce calda del sole che allunga i solchi sui volti scavati dalla salsedine e dal vento, le barche tornano in porto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La pista automobilistica di Estoril si trova a poca distanza dalla turistica cittadina portoghese di Cascais, dove in ogni stagione si respira l’atmosfera marittima <span id="more-7403"></span>tipica di ciascun luogo di villeggiatura. <a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/07/Cascais-fortino.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7404" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/07/Cascais-fortino-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>Al tramonto, con la luce calda del sole che allunga i solchi sui volti scavati dalla salsedine e dal vento, le barche tornano in porto e mani callose scaricano ceste di pescato fresco. Il mercato, la <em>Lota</em>, attende i frutti del mare, per proseguire in cucina una lunga tradizione culturale.</p>
<p>I crostacei sono i padroni della zona, ma il vero principe della tavola portoghese resta sempre il baccalà.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/07/DSCN1366.jpg"><img class="size-full wp-image-7405 aligncenter" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/07/DSCN1366.jpg" alt="" width="618" height="600" /></a></p>
<p>Durante un viaggio nel paese atlantico diventa quindi impossibile non assaggiare almeno una volta il ‘baccalhau’, sia fresco che essiccato. Si dice infatti che esistano ben 366 ricette per cucinarlo, una per ogni giorno dell’anno compreso il bisestile. Bollito, arrosto, alla brace, nelle zuppe, non vi è che l’imbarazzo della scelta; alcune delle sue preparazioni sono in grado di ingentilirne il sapore forte, che può sdegnare i palati più sensibili, mentre la varietà di preparazioni lo fanno sentire sempre diverso sulle papille gustative.</p>
<p><strong>Barbara Oggero</strong><br />
<strong><a title="reporterpercaso" href="http://reporterpercaso.com/" target="_blank">reporterpercaso.com</a></strong></p>
<p><strong>La Ricetta</strong></p>
<p><em>Ingredienti</em><strong>:</strong></p>
<p>800 gr. di baccalà</p>
<p>800 gr. di patate a pasta gialla</p>
<p>2 cipolle e 2 spicchi d’aglio</p>
<p>1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva</p>
<p>1 manciata di prezzemolo tritato</p>
<p>6 uova</p>
<p>Sale e pepe q.b.</p>
<p>Olive nere</p>
<p><em>Preparazione:</em> Mettere il baccalà a bagno per 24 ore, quindi<br />
togliere la pelle e tagliarlo in piccoli rettangoli.</p>
<p>Tritare l’aglio e affettare le cipolle sottilmente. Far dorare aglio e cipolla in<br />
padella con l’olio extravergine d’oliva. Aggiungere il baccalà e friggerlo dai<br />
due. Conservarlo al caldo.</p>
<p>Pelare le patate e tagliarle dando la forma di bastoncini spessi circa 1 cm.<br />
Friggere le patate nell’olio del baccalà a 150°C per 8 minuti, quindi per altri<br />
3 minuti a fuoco vivo.</p>
<p>Scaldare altro olio extravergine d’oliva in un altro tegame. Versare le uova<br />
nell’olio, dopo averle sbattute in una terrina. Cuocerle a fuoco moderato per 5<br />
minuti e mescolare di continuo. Le uova devono rimanere soffici e meno cotte di<br />
quelle strapazzate.</p>
<p>Servire con uova al centro e intorno il baccalà con<br />
patate, condito con sale, pepe, prezzemolo e olive nere.</p>
<p><em>Suggerimento:</em><em> </em>Se preferite il baccalà bollito<br />
(anziché fritto), dopo averlo lavato metterlo in una pentola con acqua freddissima.<br />
Raggiunto il bollore, fare cuocere a fiamma media per 10 minuti circa.</p>
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		<title>Canelés de Bordeaux</title>
		<link>http://www.livemilano.it/2012/06/19/caneles-de-bordeaux/</link>
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		<pubDate>Tue, 19 Jun 2012 15:52:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbaraogg</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Meglio non lasciarsi ingannare dal primo impatto, perché quando si arriva alla Stazione Ferroviaria di Bordeaux e si cammina nelle zone meno centrali viene voglia di sigillare la borsa e sperare che la propria faccia – forestiera – non interessi i tanti perdigiorno che circolano per strada. Per fortuna, della città francese e del suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Meglio non lasciarsi ingannare dal primo impatto, perché quando si arriva alla Stazione Ferroviaria di Bordeaux e si cammina nelle zone meno centrali <a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/06/Bordeux-Piazza-Borsa-acqua.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7289" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/06/Bordeux-Piazza-Borsa-acqua-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>viene voglia di sigillare la borsa e sperare che la propria faccia – forestiera – non interessi i tanti perdigiorno che circolano per strada. Per fortuna, della città francese e del suo visitatore, la capitale dell’Aquitania si rivela &#8211; appena oltre quelle zone dall’aspetto poco lecito &#8211; <strong>un luogo piacevole dove trascorrere un paio di giorni.</strong></p>
<p>Il suo centro storico si può percorrere totalmente a piedi, oppure usando un capillare servizio di bike sharing a costi contenuti (1€/24h!), godendo così della sua <strong>vivacità molto mediterranea</strong>, nonostante sorga a poca distanza dall’Oceano Atlantico. L’area centrale è, a diritto, inserita tra i patrimoni dell’Unesco per la presenza di oltre 300 edifici di epoca tardomedievale <a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/06/Bordeaux-Piazza.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7290" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/06/Bordeaux-Piazza-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a> conservati egregiamente: alte case color miele, con facciate piatte e ampie finestre, si affacciano sulle vie principali come in quelle secondarie.</p>
<p>Vicoli e viuzze, piazzette ricche di movimento e dehors con gente intenta a consumare il pasto o un aperitivo di mezza giornata sono gli elementi ricorrenti della vita di Bordeaux e se strusciando (e strisciando per la stanchezza accumulata dopo ore di camminata) è facile avvertire il famoso ‘calo di zuccheri’, la città propone il suo rimedio:<strong> il Canelé</strong>, un dolcetto di pasta spugnosa, con al centro una morbida crema. Consumato a colazione, merenda o come dessert, i Canelés sono adatti sia col tea che ad accompagnare le degustazioni di vini liquorosi. <a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/06/Bordeaux-Caneles.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7291" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/06/Bordeaux-Caneles.jpg" alt="" width="540" height="360" /></a>Cotto dentro degli stampi di rame, la sua crosta caramellata presenta sulla superficie delle striature derivanti dalla formina. Prodotti industrialmente e da laboratori artigianali, in vendita se ne trovano di due dimensioni: quello più piccolo pare cucinato dentro un ditale da sarta, mentre il più grande richiede tra i due e i tre morsi per essere mangiato. Tra gli ingredienti figurano i classici da dolce, così il sapore del rhum e della vaniglia risaltano sulle papille più attente e lasciano un buon gusto in bocca.</p>
<p><em><strong>Barbara Oggero &#8211; <a title="reporterpercaso" href="http://reporterpercaso.com/">reporterpercaso.com</a></strong></em></p>
<p><span style="text-decoration: underline"><strong>La ricetta<br />
</strong></span><strong>Ingredienti<br />
</strong><em>1/2 litro di latte</em><em><br />
<em>un baccello di vaniglia</em><br />
<em>50 grammi di burro + altri 50 grammi per ungere</em><br />
<em>100 gr di farina</em><br />
<em>250 gr. di zucchero</em><br />
<em>1 presa di sale</em><br />
<em>2 uova intere + 2 tuorli</em><br />
<em>un cucchiaio da minestra di rhum</em><br />
</em><strong>Preparazione</strong><em><br />
<em>Far bollire il latte con 50 g di burro e la vaniglia.<br />
</em></em><em>Mescolare farina e zucchero, unire tutte le uova e la presa di sale.<br />
</em><em>Versare il latte a bollore e mescolare: deve avere la </em><em>consistenza delle crepes (liquido)<br />
</em><em>Aggiungere il rhum e lasciare un’ora in frigorifero<br />
</em><em>Posizionare il forno al massimo, imburrare con abbondanza gli stampini scannellati quindi riempirli con l’impasto da frigo lasciando un margine di circa un centimetro.<br />
</em><em>Cuocere alla temperatura massima del forno per 5 minuti e abbassare a 180° finché non imbrunano e fare una crosticina. </em></p>
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		<title>Tortilla: torta da poco?</title>
		<link>http://www.livemilano.it/2012/06/06/tortillas-torta-da-poco/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Jun 2012 10:56:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbaraogg</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La piazza antistante la piccola Chiesa di San Juan Chamula è gremita dalle bancarelle del mercato settimanale. Donne dalle camice bianche o blu e con le gonne ampie riempiono le ceste coi prodotti appena comprati, mentre i bambini ronzano tutt’attorno. I colori delle tende contrastano col bianco calce della facciata e il cielo terso richiama [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La piazza antistante la piccola Chiesa di San Juan Chamula è gremita dalle bancarelle del mercato settimanale. Donne dalle camice bianche o blu e con le gonne ampie riempiono le ceste coi prodotti appena comprati, mentre i bambini ronzano tutt’attorno. <a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/06/Mexico-San-Juan-Chamula-mercato.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-7122" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/06/Mexico-San-Juan-Chamula-mercato.jpg" alt="" width="392" height="294" /></a>I colori delle tende contrastano col <strong>bianco calce della facciata</strong> e il cielo terso richiama le tonalità delle pitture decorative. I colori sono accesi e il sole agli oltre 2000 metri del Chiapas fa sentire il suo calore crudo sulla pelle.</p>
<p>Il viaggio porta in questo angolo di Messico, tra alte montagne e a pochi kilometri da San Cristóbal de las Casas, perché la comunità conservativa dell’etnia tzotzil è riuscita a <strong>mantenere quasi inalterate nel tempo le proprie tradizioni</strong>, soprattutto le pratiche religiose, adattandole alla contemporaneità ma senza perderne la radice.<br />
[Per saperne di più su San Juan Chamula e i suoi rituali: <strong><span style="text-decoration: underline"><span style="color: #800000;text-decoration: underline"><a title="San Juan Chamula, Messico" href="http://wp.me/p1jry3-1kj" target="_blank"><span style="color: #800000;text-decoration: underline">clicca qui</span></a></span></span></strong>].</p>
<p>Tradizioni antiche e perse nel tempo, che hanno mescolato l’ancestrale con il nuovo senza perdere la propria identità di fondo, come accade con le <strong>Tortillas di farina di mais</strong>: coltivazioni di cui è ricca la terra messicana. Preparate dalle abili mani di donne in abiti sgargianti e cotte sul momento su una piastra di pietra rovente, una leggenda Maya racconta che siano state inventate da un contadino per sfamare il proprio re, così come l’archeologia data la prima tortilla al 10.000 a.C.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/06/tortillas.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7123" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/06/tortillas.jpg" alt="" width="530" height="400" /></a></p>
<p>Chiamata ‘torta da poco’ dagli spagnoli colonizzatori, il sottile impasto dalla forma circolare, di colore chiaro non uniforme, morbido, viene lavorato in forme grandi poco più del palmo di una mano e può essere farcito con alimenti semplici, sia cotti che crudi, dalla carne al pomodoro, dall’insalata al queso. Piegati i lembi su loro stessi e chiuso il fondo con un’altra piega, il morso affonda spandendo un po’ ovunque gli ingredienti tagliati a pezzetti, su cui troneggia spesso il gusto di cipolla cruda, mentre il verde della <strong>salsa guacamole</strong> sporca le labbra. Un cibo semplice, dal gusto intenso e piacevole, degno di un palato reale.</p>
<p><strong>Barbara Oggero &#8211; <span style="color: #800000"><a title="reporterpercaso" href="http://reporterpercaso.com/" target="_blank"><span style="color: #800000">reporterpercaso.com</span></a></span></strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline"><strong>Per preparare le Tortillas</strong></span><br />
<em>Ingredienti:</em><br />
120ml di acqua tiepida<br />
250g di farina 00<br />
1 cucchiaino di bicarbonato di sodio<br />
2 cucchiai di olio di oliva<br />
1 cucchiaino di sale</p>
<p><em>Preparazione:</em> In una ciotola mescolate tutti gli ingredienti velocemente quindi versate l’impasto sulla spianatoia e lavoratelo per almeno 10 minuti fino renderlo omogeneo; formate una palla, ponetela in una ciotola e lasciatela riposare per qualche minuto. Riprendete la pasta e formate delle palline più piccole, quindi col mattarello stendete ogni pallina formando un disco rotondo il più sottile possibile e del diametro di circa 15 centimetri.<br />
Mettete sul fuoco una padella antiaderente e, quando sarà ben calda, adagiatevi una tortilla; fate cuocere a fuoco basso per un paio di minuti, girando la tortillas su entrambi i lati. Le tortillas vanno cotte pochissimo e &#8211; ancora calde &#8211; vanno adagiate fra 2 panni umidi per conservarne la morbidezza fino all’utilizzo.</p>
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		<title>Un Cuy nel piatto</title>
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		<pubDate>Thu, 24 May 2012 08:22:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbaraogg</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il territorio del Perù si divide in deserto, sierra e selva, che nonostante la prossimità geografica presentano tratti diversi e hanno condizionato lo sviluppo di società distinte nel corso della Storia, fino all’arrivo dei colonizzatori di Pizarro nei primi decenni del ‘500. Nonostante la sistematica opera di annientamento delle popolazioni e la decostruzione della loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il territorio del Perù si divide in deserto, sierra e selva, che nonostante la prossimità geografica presentano tratti diversi e<a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/05/Perù-Cuzco.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6950" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/05/Perù-Cuzco-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a> hanno condizionato lo sviluppo di società distinte nel corso della Storia, fino all’arrivo dei colonizzatori di Pizarro nei primi decenni del ‘500. Nonostante la sistematica opera di annientamento delle popolazioni e la decostruzione della loro cultura operata dagli spagnoli, alcune <span style="text-decoration: underline"><strong><span style="color: #800000;text-decoration: underline"><a title="La Festa del Sole" href="http://wp.me/p1jry3-1ha" target="_blank"><span style="color: #800000;text-decoration: underline">usanze</span></a></span></strong></span> sono sopravvissute nei secoli, come quelle culinarie.</p>
<p>Il Perù è un paese dall’<strong>apprezzabile arte culinaria</strong>, ricco di pietanze variegate, ma anche inusuali per le abitudini mediterranee. Tra tutte le loro specialità spicca sicuramente il <strong>Cuy</strong>, meglio conosciuto come Porcellino d’India o Guinea Pig. <a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/05/Perù-Saqsaywamán.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6951" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/05/Perù-Saqsaywamán-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>Si tratta di un piccolo roditore, a metà strada tra un coniglio e un topo, che le famiglie andine allevano nelle loro case sparse sulle vette e che – all’occorrenza – cucinano.</p>
<p>La <strong>bassa percentuale di grassi</strong> e l’alto contenuto calorico ne fa un piatto utile per la sopravvivenza e oggi viene servito nei ristoranti dell’area per il piacere del turista. Preparato e servito in diversi modi, il più famoso e fotografato è alla griglia: il Cuy &#8211; pulito dal pelo e dalle interiora &#8211;  compare sul piatto come se stesse volando e avesse aperto le zampe per tenere quota. I più realisti dicono che ricorda una bestiola spiaccicata dalle ruote di un camion e questo rende, a onor del vero, difficile mangiarlo.</p>
<p><a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/05/Perù-Cuy.jpg"><img class="size-medium wp-image-6949 alignleft" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/05/Perù-Cuy-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Vinta però la riluttanza psicologica che blocca anche la mano col coltello, bisogna dire che<br />
il suo gusto non è molto diverso da quello di altri animali presenti sulla nostra tavola: il sapore si colloca a metà strada <strong>tra il pollo e l’agnello</strong> e sotto i denti ha una consistenza piena, quasi croccante. Servito con una vasta scelta di patate, cipolle e altra verdura endemica, assaggiarlo è un’esperienza che si può fare. Magari a occhi chiusi!</p>
<p><strong>Nota</strong>: ho preferito non pubblicare la foto del piatto, contrariamente al solito, perché ritengo sia poco ‘presentabile’. In rete si trovano molte fonti, per chi fosse interessato a vederlo!</p>
<p><em><strong>Barbara Oggero &#8211; </strong></em><em><strong><a title="reporterpercaso.com" href="http://reporterpercaso.com/" target="_blank">reporterpercaso</a></strong></em></p>
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		<title>Dolmádes, l&#8217;antico finger-food</title>
		<link>http://www.livemilano.it/2012/05/08/dolmades-lantico-finger-food/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 09:40:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mentre Londra si sta facendo il lifting per ospitare la XXX edizione delle Olimpiadi moderne (la terza volta nella capitale anglosassone), il 10 maggio la torcia simbolo verrà accesa nel luogo dei giochi antichi, a Olimpia – nel Peloponneso greco. Undici sacerdotesse, impersonate da attrici, attizzeranno infatti il fuoco tra i resti del tempio dedicato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre Londra si sta facendo il lifting per ospitare la XXX edizione delle Olimpiadi moderne (la terza volta nella capitale anglosassone), <a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/05/Londra-2012.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6844" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/05/Londra-2012-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" /></a>il 10 maggio <strong>la torcia simbolo verrà accesa</strong> nel luogo dei giochi antichi, a <span style="color: #800000;text-decoration: underline"><a title="Il sito archeologico di Olimpia" href="http://reporterpercaso.com/2012/03/03/olimpia-la-grecia-dei-giochi/"><span style="color: #800000;text-decoration: underline">Olimpia</span></a></span> – nel Peloponneso greco.</p>
<p>Undici sacerdotesse, impersonate da attrici, attizzeranno infatti il fuoco tra i resti del tempio dedicato a Era, ponendo una fiammella dentro uno specchio parabolico concavo che concentra i raggi del sole. Il ‘<strong>viaggio della fiamma</strong>’ inizierà quindi tra le mani di un nuotatore greco (con madre inglese) e percorrerà in Grecia 3000 km in una settimana, fino a giungere ad Atene.</p>
<p><a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/05/Olimpia-torcia-Grecia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6845" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/05/Olimpia-torcia-Grecia-300x185.jpg" alt="" width="300" height="185" /></a>La popolare attraversata della fiamma è una rivisitazione contemporanea di una storia plurisecolare che affonda le proprie origini nel territorio e nello sviluppo di una grande civiltà, ricca di tradizioni, alcune sopravvissute al tempo e alla storia come quella gastronomica. Le fonti raccontano infatti che <strong>la cucina greca fosse molto ricca e articolata</strong> già prima di Alessandro Magno ed ebbe grande influenza nei paesi limitrofi.</p>
<p>Composta da più portate, il pasto si apriva anche in epoca ellenistica con una serie di antipasti, come i <strong>Dolmádes</strong>, l’equivalente dei contemporanei finger-foods e presenti tutt’ora nei menù. Piccoli involtini ripieni di riso (oppure di grano, o di verdure miste, o magari di carne tritata) e spezie, confezionati con foglie di vite macerate in acqua, si degustano in un paio di bocconi, magari dopo averli intinti con golosità nello yogurt per attenuare il gusto aspro del limone con cui vengono innaffiati dopo la cottura.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/05/dolmades.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6843" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/05/dolmades.jpg" alt="" width="494" height="360" /></a></p>
<p>Serviti sia caldi che freddi, il piacere – oltre che del gusto – sta proprio nello scoprire il ripieno e quale variante della ricetta è stata adottata dal cuoco, poiché – come ogni cibo nato popolare – <strong>sono gli ingredienti disponibili al momento a fare il piatto</strong>, rendendolo particolare e al tempo stesso unico.</p>
<p><em><strong>Barbara Oggero</strong></em><br />
<span style="color: #800000;text-decoration: underline"><em><strong><a title="Reporter per Caso" href="http://reporterpercaso.com/"><span style="color: #800000;text-decoration: underline">reporterpercaso.com</span></a></strong></em></span></p>
<p><strong><em>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</em></strong></p>
<p><strong>La ricetta (di riso e carne)</strong><br />
<strong><em>Ingredienti<br />
</em></strong>30-35 foglie di vite di media grandezza,<br />
400 gr di macinato misto di carne,<br />
prezzemolo,<br />
1 o 2 uova,<br />
200 gr di riso vialone nano,<br />
olio q.b.,<br />
3 cipollotti,<br />
peperoncino,<br />
sale e pepe q.b.,<br />
un cucchiaio di aneto,<br />
il succo di mezzo limone</p>
<p><strong><em>Preparazione<br />
</em></strong>Bollire per una decina di minuti le foglie di vite prive del gambo in acqua salata, scolarle e asciugarle tamponandole con un panno.<br />
Lessare il riso in acqua salata lasciandolo al dente e mettere a raffreddare.<br />
Tritare il cipollotto fine passarlo in una padellina con un po’ d’olio (non deve friggere, ma solo imbiondire per un paio di minuti), quindi trasferirlo in una ciotola con il macinato di carne, il riso bollito, le uova, le spezie, il peperoncino, un paio di cucchiai d’olio.<br />
Aggiustare di sale e pepe secondo il gusto.<br />
Palline di composto così ricavato vanno poste in verticale nella foglia di vite dalla parte dello stelo.<br />
Arrotolare a ‘cannoncino’ chiudendo i bordi all’interno.<br />
Collocare delle foglie di vite aperte sul fondo di una casseruola fino a formare uno strato denso, quindi posizionare sopra i dolmases (gli involtini) senza sovrapporli.<br />
Coprirli con acqua e olio e cuocerli per un’ora scarsa, aggiungendo acqua di tanto in tanto.<br />
Una volta cotti, metterli su un piatto e spruzzarli con succo di limone.<br />
Servirli caldi o freddi, eventualmente accompagnati da yogurt greco.<br />
Attenzione: in frigo durano anche 3-4 giorni.</p>
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		<title>La Baklava, il dolce afrodisiaco delle concubine</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 09:19:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbaraogg</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sultani e Favorite, questo è il primo pensiero che sboccia entrando nel Palazzo Topkapi di Istanbul, andando indebitamente con la mente alle storie narrate ne ‘Le mille e una notte’. Adagiato su un promontorio nel quartiere di Sultanahmet, dove il Corno d’Oro si apre sul Mar di Marmara e concedendo ai visitatori splendidi tramonti nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sultani e Favorite, questo è il primo pensiero che sboccia entrando nel Palazzo Topkapi di Istanbul, andando indebitamente con la mente alle storie narrate ne ‘Le mille e una notte’. <span id="more-6588"></span>Adagiato su un promontorio nel quartiere di Sultanahmet, dove il Corno d’Oro si apre sul Mar di Marmara e concedendo ai visitatori splendidi tramonti nelle giornate limpide, il <strong>complesso imperiale </strong>deve il suo nome a una delle porte d’accesso dell’antico Serraglio di Costantinopoli.</p>
<p><em>Ulteriori informazioni su <a title="tra sultani e concubine a Istanbul" href="http://reporterpercaso.com/2012/04/19/tra-sultani-e-concubine-a-istanbul/" target="_blank">reporterpercaso.com</a></em></p>
<p><a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/04/Istanbul-Palazzo-Topkapi-03.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6591" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/04/Istanbul-Palazzo-Topkapi-03-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>Residenza dei sultani per oltre quattro secoli, raccolse al suo interno tutte le funzioni aministrative, culturali e religiose dell’impero. La sua importanza e magnificenza sono chiare varcando la soglie che portano dalle Sale del Consiglio a quella del Tesoro imperiale dov’è custodito il <strong>Diamante Cucchiaio</strong>, impressionante per dimensioni e bagliore; dalla Torre della Giustizia all’Harem appartato, dove le concubine vivevano tra agi e ozio, deliziandosi con oli aromatici e musica, con abiti di seta e con dolci porzioni di Baklava.</p>
<p><a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/04/baklava.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6592" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/04/baklava.jpg" alt="" width="480" height="360" /></a></p>
<p>Noci e miele, già presenti nella ricetta originaria, nella corte Ottomana erano considerati  <strong>alimenti afrodisiaci</strong> e questo giustificava l’elevato prezzo e la possibilità di consumarlo solo ad alti livelli. Giunto in Turchia dalla vicina Assiria secoli prima della nascita di Cristo, si diffuse nell’area balcanica, in Medioriente e in nord Africa, diventando un dessert molto popolare,  seppur con le varianti tipiche di ciascun territorio.</p>
<p>Tutt’ora molto diffusa, la Baklava viene servita nella classica porzione a rombo in tutti i ristoranti e caffè di Istambul, accompagnato da una tazza di caffè turco o di tea scuro che ben compensano col suo sapore incredibilmente dolce. Compatto nella forma e nella sostanza, il miele corposo &#8211; che si insinua tra le pieghe e i cedimenti della pasta sfoglia &#8211; incolla le briciole di frutta secca ai denti e lega la lingua, finché sciogliendosi non irrora le papille. A quel punto il  cervello riceve segnali di immensa goduria, tanto da sentir persino tintinnare campanellini da odalisca.</p>
<p><strong>Barbara Oggero</strong><br />
<em><strong><a title="reporterpercaso" href="http://reporterpercaso.com/">reporterpercaso.com</a></strong></em></p>
<p><span style="text-decoration: underline"><strong>La ricetta per 6 golosi.</strong></span><br />
<em>Ingredienti</em><br />
500 gr. di pasta Filo o sfoglia<br />
350 gr di mandorle o noci tritate<br />
150 gr pistacchi tritati<br />
cannella in polvere q.b<br />
180 gr. di burro fuso<br />
<em>Per lo sciroppo</em><br />
50 gr di miele<br />
450 gr di zucchero<br />
300 ml di acqua<br />
2 cucchiai succo di limone<br />
<em>Preparazione<br />
</em>1- Preparate lo sciroppo di zucchero facendolo sciogliere sul fuoco con l&#8217;acqua, il miele e il succo di limone. Dopo qualche minuto di cottura, quando diventa denso, toglietelo dal fuoco e<br />
fatelo raffreddare nel frigorifero.<br />
2- SE USATE LA PASTA SFOGLIA: Dividetela in una dozzina di parti e tiratele con l&#8217;aiuto di un mattarello in modo da ottenere delle sfoglie sottilissime da stendere poi in una pirofila rettangolare, imburrata e dai bordi alti.  SE USATE LA PASTA FILO: le sfoglie sono già della giusta misura e spessore.<br />
3- Spenellate la prima sfoglia con del burro fuso e adagiateci sopra altre 5 sfoglie, spennellerete ognuna con il burro. Su questi primi 6 strati cospargete anche le mandorle/noci e i pistacchi tritati fini; finite spolverizzando con la cannella in polvere. Ricoprite il tutto con le altre 6 sfoglie che andranno spennellate una per una con il burro restante, inclusa la superficie dell&#8217;ultima.<br />
4- Prendete un coltello dalla lama tagliente, immergetela in acqua bollente e tagliate la pasta, fino a toccare il fondo della teglia, diagonalmente nelle due direzioni, per ottenere dei rombi.<br />
5- Infornate a 180º per circa 40 minuti.<br />
6- Togliete il Baklava dal forno e versateci sopra lo sciroppo freddo facendo in modo che entri bene nelle linee che racchiudono i rombi.<br />
7- Fate raffreddare e servite. Si può anche surgelare!</p>
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		<title>Hot Cross Buns della Pasqua anglosassone</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 10:01:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbaraogg</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Londra è una città dagli stimoli infiniti, una fucina di novità come tutte le capitali in movimento, capaci di rinnovarsi pur conservando il loro nocciolo e la loro identità. Quando si cammina per le sue strade, si vede la storia di un impero colonialista, si respira l’aria del mondo che nel suo agglomerato urbano si è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Londra è una città dagli stimoli infiniti, una fucina di novità come tutte le capitali in movimento, capaci di rinnovarsi pur conservando il loro nocciolo e la loro identità. <span id="more-6364"></span><a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/04/Londra-Tower-Bridge.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6363" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/04/Londra-Tower-Bridge-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Quando si cammina per le sue strade, si vede la storia di un impero colonialista, si respira l’aria del mondo che nel suo agglomerato urbano si è concentrato e forse integrato. Non importa quante volte vi si è stati, ogni volta è in grado di stupire e regalare qualcosa di diverso, ripercorrendo magari le stesse strade, calpestando gli stessi parchi, visitando le stesse attrazioni, oppure gettandosi alla scoperta di zone più defilate, di quelle dove – illusione – vivono i londinesi e il flusso del turismo non arriva.</p>
<p>[Se ti interessa scoprire Londra da scoprire, <strong><a title="Londra da scoprire" href="http://wp.me/p1jry3-15h" target="_blank">clicca qui</a></strong>]</p>
<p>Ma Londra, in movimento febbrile e frenetico, sempre protesa in avanti, non scorda le sue radizioni e i rituali che la rendono sempre una meta ambita, soprattutto in questo 2012 di Olimpiadi e Giubileo Reale.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/04/hot-cross-buns.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6361" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/04/hot-cross-buns.jpg" alt="" width="540" height="360" /></a></p>
<p>A Pasqua le vetrine di moltissime pasticcerie si rivestono di ovetti e coniglietti, ma espongono soprattutto gli <strong>hot cross buns</strong>, dei paninetti dolci con uvetta e cannella. Una ricetta antichissima è alla base di questo alimento pasquale, decorato con una croce di glassa, a cui vengono attribuiti addirittura delle proprietà magico-terapeutiche.</p>
<p>Del resto, nel paese di fate, gnomi, folletti ed Harry Potter non possono mancare le leggende: si ritiene infatti che i <em>buns</em> sfornati di Venerdì Santo non ammuffiscano e perciò <strong>erano appesi al soffitto della cucina</strong> fino alla Pasqua successiva, come amuleti porta-fortuna. Finalmente stagionati, l’anno seguente venivano sbriciolati e utilizzati per curare ogni tipo di malanno, con effetti di cui non si conosce il risultato. L’usanza però è andata quasi del tutto perduta, soprattutto perché la loro bontà induce a consumarli praticamente appena sfornati, quando sono tiepidi e soffici come il vento primaverile.</p>
<p><em><strong>Barbara Oggero</strong></em><br />
<em><strong><a title="reporterpercaso.com" href="http://reporterpercaso.com/">reporterpercaso.com</a></strong></em></p>
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		<title>I Churros pasquali di Siviglia</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 11:01:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbaraogg</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da dolci delle feste a piatto della colazione: i Churros vengono ora consumati tutto l&#8217;anno e venduti nelle churrieras ambulanti. Andare a Siviglia durante il periodo pasquale significa assistere a una delle più sentite e vissute manifestazioni di fede e religiosità, giunta sino ai nostri giorni dal XIV secolo. Partecipare -da spettatori- a la Semana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Da dolci delle feste a piatto della colazione: i Churros vengono ora consumati tutto l&#8217;anno e venduti nelle churrieras ambulanti.</strong><span id="more-6291"></span></p>
<p>Andare a Siviglia durante il periodo pasquale significa assistere a una delle più sentite e vissute manifestazioni di fede e religiosità, <a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/03/Siviglia-Nazareni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6288" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/03/Siviglia-Nazareni-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>giunta sino ai nostri giorni dal XIV secolo. Partecipare -da spettatori- a la <em>Semana Santa</em>, ovvero il periodo che precede la crocefissione e la resurrezione, lascia seriamente impressionati per l’imponenza e la partecipazione da parte dei fratelli delle <strong>57 confraternite</strong> in cui la città andalusa si suddivide.</p>
<p>L’atmosfera pare irreale e la città spagnola dalla piacevole movida è quasi trasfigurata. Invocazioni e canti si innalzano nelle vie, sempre più gremite di gente fino alla <strong>notte di Giovedì Santo</strong>, quando la più famosa tra le Madonne, quella della Macarena (il barrio più popoloso) viene finalmente condotta nella Cattedrale dove, la domenica di Pasqua si tiene la Messa solenne. <a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/03/Siviglia-Giralda.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6287" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/03/Siviglia-Giralda-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>All’esterno, all’ombra della Giralda (la torre-campanile intarsiata come un pizzo), tra le bancarelle assortite sfrigola l’olio in grandi pentoloni. Un impasto di farina, acqua, sale e zucchero viene trafilato in una specifica <em>sac à poche</em> (churrera) e immerso per pochi attimi nello scuro della friggitoria; girato con gesti esperti, viene estratto quando la doratura tende appena al rossiccio e quindi tagliato in bastoncini, che rotolati nello zucchero accentuano la loro dolcezza.</p>
<p>Sono i <strong>churros </strong>preparati nelle <em>churrieras</em> ambulanti, per rifocillare e recuperare le energie disperse durante le lunghe, estenuanti e ripetute camminate delle processioni. Divenuti da dolci delle feste, a piatto della colazione, i churros vengono ora consumati tutto l’anno e in diverse zone<br />
della Spagna. <a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/03/Churros.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6286" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/03/Churros-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Nella versione da strada sono serviti dentro un cartoccio e mangiarli camminando significa riempirsi di zucchero appiccicoso il volto e i vestiti; in alternativa si possono anche ordinare in bar e pasticcerie, dove vengono serviti accompagnati da caffè o cioccolato caldo, nei quali intingerli.</p>
<p>Oltre all’inconfutabile influenza moresca sull’architettura dell’Andalusia, anche questi dolci sono di origine araba e la loro diffusione, che ne ha fatto un piatto tipico, è la dimostrazione di quanto l’assimilazione e la rielaborazione di tratti delle altre culture possa diventare un patrimonio caratterizzante, riconosciuto e apprezzato.</p>
<p><strong><em>Barbara Oggero</em></strong><br />
<strong><em><a title="reporterpercaso" href="http://reporterpercaso.com/">reporterpercaso.com</a><br />
Per saperne di più sulla <a title="Semana Santa Siviglia" href="http://wp.me/p1jry3-10x" target="_blank">Semana Santa</a></em></strong></p>
<p><span style="color: #000080"><strong>LA RICETTA<br />
</strong><strong>Ingredienti:</strong><strong><br />
</strong>1 tazzona di farina fina del tipo 00</span><br />
<span style="color: #000080">1 tazzona d&#8217;acqua</span><br />
<span style="color: #000080">1 cucchiaio d&#8217;olio d&#8217;oliva un pizzico di sale</span><br />
<span style="color: #000080">olio per friggere</span><br />
<span style="color: #000080"><strong>Preparazione:</strong></span><br />
<span style="color: #000080">Mettere in una pentola l&#8217;acqua con l&#8217;olio e il sale; appena comincia a bollire ritirarla e gettarvi di colpo la farina rimestando energicamente con la spatola affinché rimanga una pasta omogenea e densa. Lasciare intiepidire e trafilarla con la <em><strong>churrera</strong></em> formando un lungo bastoncino da friggere nell&#8217;olio bollente man mano che fuoriesce. Fare sgocciolare nella carta assorbente e poi spolverizzare con zucchero.</span></p>
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		<title>Bouillabaisse: Provenza e Mediterraneo nel piatto</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 11:27:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La mostra dedicata a Van Gogh (e Gauguin) a Genova ha risvegliato il ricordo per la bellezza dei panorami ammirati e vissuti in Provenza. Un viaggio in moto, di alcuni giorni, attraverso i  borghi in pietra abbarbicati su colline di pietra arenaria, a esplorare le strade tranquille che tagliano i campi di lavanda e con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/03/Provenza-girasoli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6070" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/03/Provenza-girasoli-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>La <a title="Van Gogh e il viaggio di Gauguin" href="http://wp.me/p1jry3-To" target="_blank">mostra</a> dedicata a Van Gogh (e Gauguin) a Genova ha risvegliato il ricordo per la bellezza dei panorami ammirati e vissuti in Provenza. Un viaggio in moto, di alcuni giorni, attraverso i  <strong>borghi in pietra abbarbicati su colline di pietra arenaria</strong>, a esplorare le strade tranquille che tagliano i <strong>campi di lavanda</strong> e con <strong>le teste dei girasoli</strong> rivolte verso il loro astro maestro. I tetti rossi delle case e le imposte dai colori pastello si intonano perfettamente col cielo terso, mentre il verde della natura emerge dalla lieve foschia mattutina per risaltare, contorto e vivido. Profumi intensi, riscaldati da un sole sfolgorante che vi splende per gran parte dell’anno, regalando a questa zona un clima mite e sconosciuto in altre parti della Francia.</p>
<p><a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/03/Provenza-Gordes.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6071" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/03/Provenza-Gordes-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" /></a>Buon vivere che si traduce anche in buon cibo. Decretata come il <strong>Giardino di Francia</strong>, grazie ai prodotti della terra, la una cucina ha saputo mescolare gli ingredienti il vicino Mediterraneo coi sapori dell’entroterra e fondersi perfettamente nella zuppa provenzale più famosa, la  <em><span style="text-decoration: underline;">Bouillabaisse</span></em><em></em>. Da piatto povero dei pescatori, che cuocevano così gli scarti della pesca e gli avanzi della vendita, è diventato oggi una celebrità servita in ogni ristorante francese.</p>
<p><a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/03/bouillabaisse.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6068" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/03/bouillabaisse.jpg" alt="" width="600" height="408" /></a></p>
<p><em>Du poisson avec du soleil</em> (del pesce con del sole) è come la definì il giornalista-scrittore francese Alfred Capus, originario di questa zona. Nata a Marsiglia, questa zuppa viene preparata con almeno tre tipi di pesce fresco di giornata, cotto in un brodo di cipolle, pomodoro e gusti provenzali. Suddivisa in tre diversi piatti, viene composta al tavolo, mescolando il pesce col brodo e con la <em>rouille</em>, una salsa piccante da mescolare alla zuppa o spalmare sul pane abbrustolito e servito a parte. <strong>Consumarla è un vero rito</strong>, che richiede i suoi tempi e che ben si abbina ai giusti tempi della vita di questa zona: rilassati e morbidi. Umani.</p>
<p><em><strong>Barbara Oggero</strong></em><br />
<em><strong><a title="vado vedo scatto scrivo" href="http://reporterpercaso.com/">reporterpercaso.com</a></strong></em></p>
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		<title>Ful Medames e la meraviglia dell&#8217;Antico Egitto</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 11:48:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A pochi kilometri dal confine col Sudan, sulle sponde dell’artificiale lago Nasser, l’imponente sito archeologico di Abu Simbel regala ai suoi visitatori una vera suggestione della natura, che grazie all’ingegno umano e all’egocentrismo del faraone Ramses II si trasforma ancora oggi in un vero spettacolo.  Due volte all’anno (22 Febbraio e 22 Ottobre), dopo aver [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A pochi kilometri dal confine col Sudan, sulle sponde dell’artificiale lago Nasser, l’imponente <strong>sito archeologico di Abu Simbel</strong> <a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/02/Egitto-Abu-Simbel-Ramses-fronte.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5879" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/02/Egitto-Abu-Simbel-Ramses-fronte-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a>regala ai suoi visitatori una vera suggestione della natura, che grazie all’ingegno umano e all’egocentrismo del faraone Ramses II si trasforma ancora oggi in un vero spettacolo.  Due volte all’anno (22 Febbraio e 22 Ottobre), dopo aver inondato di luce le statue alte 30 metri della facciata del grande tempio, il sole fa il suo ingresso nel profondo, nel  Santuario, per illuminare le statue affiancate. Gli dei Ra e Amon, nonché lo stesso sovrano, risplendono della luce già accecante mentre il vicino Phat (dio delle tenebre) resta nell’oscurità.<a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/02/Egitto-Abu-Simbel-Santuario.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5880" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/02/Egitto-Abu-Simbel-Santuario-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" /></a></p>
<p>Folle di turisti accorrono per poter godere di questo rituale e, da prima dell’alba, affollano le alte stanze interne; solo quando l’astro è ormai levato nel cielo, questi si riversano nel sabbioso spazio antistante sotto gli occhi inespressivi dell’uomo fattosi divinità e della sua amatissima moglie, Nefertari, celebrata con un analogo (ma più piccolo) tempio posto proprio accanto.</p>
<p>L’evento è considerato una vera <strong>Festa del Sole</strong>, con danze e canti su musiche tradizionali e dov’è possibile anche fare colazione assaggiando magari il piatto ritenuto caratteristico della cucina egiziana: il <strong>Ful Medames</strong>. Preparato con una base di fave scure cotte, esso viene servito come un purè a cui si mescola olio di oliva, prezzemolo tritato, cipolla, aglio, succo di limone. Affiancato da uova sode e pane azzimato viene consumato come primo pasto della giornata.</p>
<p><a href="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/02/foul-meddames.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5881" src="http://www.livemilano.it/wp-content/uploads/2012/02/foul-meddames.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
<p>La storia fa risalire il piatto proprio all’epoca dei faraoni, quando il legume selvatico veniva offerto in dono al Nilo per assicurarsi le sue inondazioni e il prezioso limo. Un cibo semplice ma nutriente, da assaggiare a piccoli bocconi su pezzi di pane e leccandosi poi le dita per gustare il suo sapore pieno e lasciarsi trasportare indietro nella storia, a quando gli uomini erano sempre piccoli come fagioli ma capaci di creare bellezze in grado di meravigliare ancora dopo millenni.</p>
<p><em><strong>Barbara Oggero &#8211; </strong></em><em><strong><a title="Barbara Oggero - reporterpercaso" href="http://reporterpercaso.com/">reporterpercaso.com</a></strong></em></p>
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