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Noleggio a Lungo Termine: cos’è e perché sceglierlo conviene

Tra le “forme di utilizzo” dell’auto che stanno registrando la maggiore crescita c’è senza dubbio il Noleggio a Lungo Termine, spesso abbreviato in NLT. Si tratta di una formula che, fino a qualche anno fa, era scelta soprattutto dalle aziende ma che, negli ultimi anni, sta prendendo sempre più piede anche tra i privati. Come attestano i dati divulgati da ANIASA, l’Associazione per i servizi legati alla mobilità all’interno di Confindustria, nel 2017 i noleggi a lungo termine da parte degli automobilisti italiani sono aumentati del 18%. Per le aziende, invece, il dato arriva persino al 22,5%.

Ma cosa significa “veramente” Noleggio a Lungo Termine? E perché conviene sceglierlo? Queste e altre domande trovano risposta nell’infografica realizzata da automobile.it, sito di annunci di auto usate, nuove e Km 0. Per non si ha familiarità con le varie tipologie di noleggio e con le caratteristiche del Noleggio a Lungo Termine, l’infografica è un utile strumento per avere le informazioni essenziali per muoversi al meglio tra formule che possono sembrare simili all’apparenza ma che, in realtà, presentano differenze notevoli, come Noleggio a Lungo Termine e Leasing.

L’infografica, disponibile sul portale, dà infatti dati precisi sulle motivazioni che spingono gli italiani a scegliere questa formula. Secondo una ricerca di automobile.it condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana di 800 persone che hanno acquistato o hanno intenzione di acquistare un’auto nel 2018, è il risparmio economico la leva principale che spinge gli Italiani verso il Noleggio a Lungo Termine. Subito dopo ci sono l’assenza di costi imprevisti e la non disponibilità a investire nell’acquisto di un’auto. Viene inoltre fornita una serie di suggerimenti per capire quando conviene il Noleggio a Lungo Termine: dall’esigenza di cambiare spesso auto all’elevata percorrenza chilometrica annuale fino alla volontà di evitare i fastidi derivanti dall’avere un’auto di proprietà.

Interessanti anche le informazioni su quali siano le vetture più noleggiate in Italia e su quali siano servizi inclusi nel Noleggio a Lungo Termine. Per quanto riguarda la classifica, il podio è a completo appannaggio delle auto FCA: sul gradino più alto c’è infatti la Fiat Panda, seguita dalla Fiat 500 e dalla Fiat Tipo. Tra i servizi essenziali, vengono invece evidenziati l’assicurazione RCA, l’assistenza stradale e in caso di sinistro e la manutenzione con possibile sostituzione degli pneumatici estivi e invernali.


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Infografica a cura di automobile.it.

“Wanted Talent in Automotive”: seconda edizione per la borsa di studio di automobile.it

Dopo il successo della scorsa edizione, torna “Wanted Talent in Automotive”, la borsa di studio per studenti appassionati di digital e di automotive promossa da automobile.it, sito di annunci di auto usate, nuove e Km 0. Quest’anno è di 3.000 euro il valore della borsa di studio che automobile.it ha deciso di aumentare rispetto all’anno scorso per sostenere ancora di più studenti meritevoli che dovranno dimostrare di aver coltivato durante gli studi un forte interesse per l’automotive e per i servizi di innovazione digitale legati a questo settore.

In un mercato come quello dell’automotive, che continua a registrare in Italia una crescita significativa, l’iniziativa di automobile.it ha l’obiettivo di incentivare i giovani ad apprendere le dinamiche di un settore in continua evoluzione per cogliere le sfide poste ogni giorno dall’innovazione. La realtà digitale ha infatti modificato in profondità le dinamiche del mercato, coinvolgendo tutte le fasi del processo, dalla realizzazione del prodotto alla decisione di acquisto.

Oggi, infatti, l’87% delle persone che acquista un’auto per la prima volta si affida allo smartphone per cercare informazioni e recensioni e continua a usarlo anche quando arriva dal concessionario. Velocità e disponibilità delle informazioni hanno rivoluzionato il momento decisionale: la maggior parte dei consumatori impiega solo due mesi per decidere quale auto comprare e, una volta dal dealer, è già consapevole di tutte le opzioni disponibili. In un mercato che corre così veloce, non è difficile immaginare la comparsa di nuove figure professionali come il Dealer 4.0, un professionista che sappia sfruttare le tecnologie digitali per attirare nuovi clienti e creare un valore aggiunto nella relazione one-to-one con il consumatore, integrando offline ciò che il futuro acquirente ha già trovato online.

La partecipazione alla borsa di studio “Wanted Talent in Automotive”, del valore di 3.000 euro, è aperta a tutti gli studenti iscritti alle facoltà di Economia e Management, Marketing, Ingegneria Gestionale, Ingegneria Informatica o Informatica con sede sul territorio italiano. La scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 14 dicembre 2018 mentre il regolamento completo dell’iniziativa è disponibile sul sito automobile.it. Una commissione esaminerà i profili dei candidati e le loro motivazioni e decreterà l’assegnatario della borsa di studio, il cui nome sarà comunicato entro il 15 gennaio 2019.

SUV: un mercato in crescita per un tipo di auto che piace agli italiani

Quello tra italiani e automobili è un binomio inscindibile, come dimostrano gli ultimi dati pubblicati dall’Isfort (Istituto superiore di formazione e ricerca per i trasporti) secondo cui circa due spostamenti su tre in Italia viene effettuato in auto. Non solo, gli italiani sembrano orientarsi in misura sempre maggiore verso i più comodi SUV (Sport Utility Vehicle): le immatricolazioni di questa tipologia di auto, dall’assetto rialzato e dalla trazione integrale, sono infatti aumentate del 107,8% tra il 2014 e il 2017, mentre la relativa quota di mercato è cresciuta del 9,2%. Oggi quasi un’auto su tre è un SUV.

I SUV, più spaziosi e con una maggiore visibilità rispetto alle altre auto, sono una categoria di auto adatta a tutte le età, con un’incidenza maggiore nella fascia 56-65 anni. È quanto emerge dall’infografica realizzata da automobile.it, sito di annunci di auto usate e nuove, che fornisce dettagli sul mondo dei SUV, evidenziandone le caratteristiche tecniche, raccontandone la storia e stilando la classifica dei 10 modelli di SUV usati più desiderati dagli italiani.

L’infografica, disponibile sul magazine del sito, guida il consumatore nella scelta del migliore SUV usato dando spazio ai 10 modelli più desiderati; in testa c’è un SUV Made in Fiat, la 500X, seguita dalla Jeep Renegade e, in terza posizione, dalla Porsche Macan, la più costosa della classifica, con i suoi 63.700 euro di prezzo medio. Il SUV capolista è invece disponibile a un prezzo medio di 17.500 euro mentre il modello più economico è la Renault Captur, che si attesta in ottava posizione e ha un prezzo medio di 13.800 euro.

L’infografica si sofferma poi su alcune curiosità relative ai SUV. Si tratta infatti del tipo di auto più amato dalle donne, dopo la sempreverde berlina, e dai ladri, che evidentemente non resistono al suo fascino: i furti sono in crescita anno dopo anno e nel primo semestre del 2017 sono stati rubati in tutto più di 4.600 SUV, con un incremento importante rispetto all’anno precedente.

Per gli amanti della storia, vengono infine ripercorse le tappe che hanno portato allo sviluppo attuale: dai primi prototipi di SUV, lanciati nel 1946, con la Willys Jeep Station Wagon, allo scontro da Guerra Fredda tra la statunitense Jeep Cherokee, presentata nel 1974, e la sovietica Lada Niva, del 1977, fino ad arrivare al primo SUV moderno, la Mercedes-Benz ML del 1997, e al primo SUV italiano, la DR5 lanciata dalla DR Motor Company nel 2007.

infografica - SUV

Neopatentati e auto: tutto quello che c’è da sapere

Il conseguimento della patente è un momento importante e rappresenta spesso il primo passo verso la totale indipendenza. Chi è in possesso di una patente da meno di tre anni deve però fare attenzione a una serie di limitazioni definite dal codice della strada che riguardano anche la tipologia di auto che si può guidare.

A fare il punto della situazione ci pensa l’infografica realizzata da automobile.it, sito di annunci di auto usate e nuove, che fornisce dettagli specifici sul mondo dei neopatentati, ovvero tutte quelle persone che, indipendentemente dall’età anagrafica, hanno la patente da meno di tre anni, con le regole da rispettare, la classifica delle 10 auto più desiderate dai neopatentati nel 2018 e i prezzi medi per acquistarle usate.

L’infografica, disponibile a sul Magazine del sito, guida la scelta di chi si affaccia per la prima volta nel mondo delle quattro ruote; la classifica è dominata dalla Fiat, con tre modelli nelle prime tre posizioni. L’auto usata più ricercata dai neopatentati italiani è la Fiat Panda, che rappresenta anche la soluzione più economica: il prezzo medio di acquisto per un modello usato è di 9.225 euro. Gli altri gradini del podio sono occupati dalla Fiat 500 e dalla Fiat 500L. La Renault Captur, in ottava posizione, è l’auto più costosa della lista: il prezzo medio dell’usato è di 13.776 euro.

La scelta della prima auto non è tuttavia legata solo al gusto e al prezzo ma è subordinata ad alcune limitazioni specifiche: i neopatentati non possono, per esempio, guidare auto con potenza specifica, riferita alla tara, superiore a 55 kW/t, né auto con potenza massima superiore a 70 kW (95 cv). Il Codice della Strada prevede inoltre regole specifiche anche per quanto riguarda i limiti di velocità più bassi (100 km/h per le autostrade e 90 km/h per le strade extraurbane principali), le pene più alte per le infrazioni e il tasso alcolemico consentito alla guida, pari a 0 grammi per litro di sangue.

Oltre a mostrare la classifica delle auto più cercate e le regole da rispettare alla guida, l’infografica approfondisce alcuni dati sui neopatentati in Italia. L’età media di conseguimento è di 21 anni e due mesi; gli uomini solitamente si abilitano un anno prima delle donne. Da un punto di vista territoriale, si notano differenze tra le varie regioni italiane; Basilicata, Sicilia e Campania sono quelle che registrano le patenti più “veloci”, con un’età media di 20 anni e sette mesi. Al contrario le più lente sono Emilia Romagna, Liguria e Sardegna.


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Infografica a cura di automobile.it.

Perché scegliere il metano: tanti buoni motivi

Coniugare interessi diversi e divergenti è sempre complesso. Quando si sceglie un’auto, è possibile unire esigenze di risparmio e responsabilità civica utilizzando il metano, un’alternativa sostenibile ed economica rispetto ad altri carburanti. È quanto emerge dall’infografica realizzata da automobile.it, sito di annunci di auto usate e nuove, che mette in evidenza i lati positivi del metano e stila la classifica delle 10 auto usate a metano più ricercate dagli Italiani nel 2018. Gli Italiani infatti si stanno orientando sempre più sulle auto a metano, le cui immatricolazioni nei primi cinque mesi del 2018 sono cresciute del 56% rispetto allo stesso periodo del 2017 (dati UNRAE).

L’infografica, disponibile sul portale a questo link, guida il consumatore nella scelta della propria auto a metano mostrando quali sono le 10 auto usate più cercate su automobile.it; la classifica è dominata dalla Fiat, con 4 modelli presenti: tre nelle prime cinque posizioni (Fiat Panda, Fiat 500L e Fiat Doblò) e un quarto in settima (Fiat Punto). L’auto più cercata in assoluto è però la Volkswagen Golf, seguita al secondo posto dalla Audi A3.

Se si guardano i costi di acquisto, l’auto usata più conveniente è la Fiat Punto, con un prezzo medio di 7.800 euro; all’estremo opposto, la più cara è la Audi A3, il cui prezzo medio è di 20.500 euro.

Attraverso l’infografica è possibile approfondire quali sono i motivi che rendono conveniente la scelta del metano. Superata la spesa iniziale, infatti, un veicolo a metano consente un risparmio del 54% sul carburante rispetto a una vettura diesel e del 62% rispetto a un modello a benzina (a parità di chilometri percorsi). Ampio anche il risparmio che si ha nei confronti delle auto a GPL, pari al 24%. Le auto a metano possono inoltre usufruire di vantaggi fiscali e circolare all’interno delle zone a traffico limitato di alcune città italiane.

Un altro importante motivo per scegliere il metano è legato al fatto che quest’ultimo rappresenta una valida alternativa per chi vuole aiutare la salvaguardia dell’ambiente. Stando ai dati della Roadmap sulla mobilità sostenibile, elaborata nel corso del 2017, gli spostamenti in auto privata sono ancora il metodo di trasporto preferito in Italia, con oltre 600 vetture per 1.000 abitanti. Tuttavia, una crescita della percentuale di auto a metano aiuterebbe a raggiungere l’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 del 30% entro il 2030 imposto dall’Unione Europea: il metano produce infatti il 20% di CO2 in meno rispetto alla benzina e non contiene PM10, le cosiddette polveri sottili.


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Infografica a cura di automobile.it.

Net Economy’s Got Talent: ecco la talentuosa vincitrice del premio dedicato alla Net Economy

E’ Fajoui Houda, una giovane talentuosa di 23 anni, la vincitrice di Net Economy’s Got Talent, l’iniziativa organizzata da FairOne S.p.A per supportare i più giovani ad inserirsi nello scenario della Net Economy.

L’intento dell’iniziativa era quello di offrire una borsa di studio del valore di 1000 euro ad uno studente meritevole di Economia & Management e Ingegneria Gestionale, che avesse dimostrato, durante il proprio percorso di studi, una forte propensione e interesse per le tematiche legate alla gestione d’impresa, alla finanza e all’intermediazione finanziaria collegate all’innovazione digitale e tecnologica.

Il regolamento completo dell’iniziativa svolta è disponibile qui https://www.mutuisupermarket.it/borsa-di-studio-studenti-economia.

La vincitrice, Fajoui Hounda è una ragazza di 23 anni, che vanta una laurea in Economia delle Banche e degli Intermediari Finanziari conseguita con lode. Attualmente è iscritta al secondo anno di Scienze Economico – Aziendale (specializzazione per Dottori Commercialisti e Revisori Legali) che sta concludendo con il massimo dei voti.

Hounda dai suoi professori viene definita: “Studentessa di prim’ordine, che ha saputo affiancare a un percorso di studi all’insegna dell’eccellenza una serie di esperienze lavorative che la hanno sicuramente forgiata […] Colpisce in Houda il desiderio profondo di migliorarsi continuamente”.

Queste sue caratteristiche l’hanno portata ad essere selezionata dall’Ernest and Young di Milano per partecipare al corso Talent – Lab Empower Your Future e dal Boston Consulting Group come una dei 100 migliori studenti italiani che parteciperanno al progetto “The Future Makers”.

Per il futuro ha in programma di partecipare a un progetto di ricerca di Dottorato.

La studentessa è stata giudicata da una giuria composta da Stefano Rossini, amministratore delegato e founder di FairOne S.p.A e di altre iniziative nel campo della comparazione online come Gruppo MutuiOnline, e Giuseppe Neri CTO e Responsabile IT di FairOne S.p.A.

 

 

 

Cos’è il bail-in? Hello bank! lancia l’infografica dedicata

Tutti i consigli per risparmiare in modo sicuro

A cinque mesi dall’introduzione della nuova normativa europea sulle crisi bancarie (Bank Recovery and Resolution Directive – BRRD), l’entrata in vigore del bail-in continua a suscitare non solo confusione fra correntisti, azionisti e obbligazionisti, ma anche polemiche da parte delle forze politiche del nostro Paese.

In un contesto di crescente preoccupazione intorno alla legittimità e alla flessibilità del meccanismo che prevede il ricorso alle risorse interne della banca per arginare i costi di un’eventuale crisi e salvare l’istituto dal fallimento, Hello bank! dedica una sezione del proprio sito alle novità introdotte dal BRRD e diffonde un’infografica che illustra in maniera semplice ed efficace il funzionamento e gli attori della nuova direttiva europea.

Secondo quanto illustrato nell’infografica della banca digitale del Gruppo BNP Paribas, a partire dal 1° gennaio 2016 per tutelare i contribuenti è stato introdotto a livello europeo il cosiddetto bail-in (letteralmente, salvataggio interno), per cui in caso di crisi a ricostruire il capitale sarebbero prima gli azionisti della banca, poi i possessori di titoli subordinati, obbligazioni e depositi oltre i 100mila euro.

Per dissolvere dubbi e perplessità dei clienti intorno al provvedimento di cui più volte negli ultimi mesi è stata richiesta la modifica e addirittura la sospensione, Hello bank! ha lanciato un’infografica dedicata. Secondo la normativa, gli strumenti che non saranno in alcun modo coinvolti nelle procedure per il salvataggio interno delle banche sono:

  • i depositi fino a 100.000 euro, perché tutelati dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e dal Fondo di Garanzia dei depositanti del Credito Cooperativo;
  • le obbligazioni garantite, come i covered bond;
  • i titoli depositati in un conto titoli (tranne nel caso in cui i titoli siano stati emessi dalla banca coinvolta nel bail-in);
  • le disponibilità dei clienti in custodia presso la banca, come il contenuto delle cassette di sicurezza;
  • i debiti della banca verso i propri dipendenti, fornitori, fisco ed enti previdenziali.

Alla luce della nuova normativa europea sulle crisi bancarie, la scelta della banca cui affidare i propri risparmi diventa dunque ancora più importante e accurata. 

Ecco perché, nella valutazione dell’istituto di credito cui affidare i propri risparmi, la banca digitale del Gruppo BNP Paribas suggerisce di tenere in considerazione i seguenti parametri fondamentali:

  • il rapporto patrimoniale CET 1, indice di una gestione del rischio efficace. Più è alto, più la banca è solida;
  • il rating delle agenzie internazionali sulla solvibilità di una società che emette obbligazioni;
  • il valore dei CDS (Credit Default Swap, una forma di assicurazione sui titoli obbligazionari), che misurano la percezione dei mercati sul potenziale rischio di default di una banca.

Per ulteriori approfondimenti sul bail-in e la gestione di una crisi bancaria è possibile consultare anche la guida realizzata dalla Banca d’Italia raggiungibile a questo link.

 

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Europei 2016, non solo calcio: trend e cifre dell’edizione più ricca della storia

Non solo un evento sportivo che riunisce davanti alla tv amici, famiglie, colleghi di lavoro e tifosi occasionali, ma anche una manifestazione sportiva attorno alla quale ruotano miliardi di euro tra montepremi, investimenti, guadagni e costi.

L’edizione 2016 del Campionato Europeo di Calcio 2016, in particolare, è l’edizione più ricca della storia e, per festeggiarla degnamente, la banca digitale del Gruppo BNP Paribas Hello bank! ha indetto un concorso che regala un iPhone 5s ai fortunati tifosi che indovineranno la squadra vincitrice del torneo. Per partecipare, basta inviare la richiesta di apertura del conto inserendo il Codice Promo, sottoscrivere una carta di Credito Hello! Card o Hello DUO entro il 20 Giugno 2016. Si otterrà subito un buono da 100 euro da spendere su Amazon.it e la possibilità di vincere un iPhone 5s nel caso in cui si indovini la squadra che porterà a casa la coppa messa in palio. Tutte le informazioni sono disponibili a questo link.

 

Analizzando nel dettaglio l’ammontare del montepremi, i posti di lavoro creati, gli investimenti fatti, gli introiti previsti e i costi medi che un tifoso potrebbe sostenere per seguire l’Italia fino alla Finale, si potrebbe affermare quasi senza esitazione che il calcio europeo non risenta affatto della crisi finanziaria: al contrario, la sua crescita è costante nel tempo ed è destinata a continuare.

Tanto per cominciare, il montepremi è salito a 301 milioni di euro, una cifra superiore del 50% rispetto ai 196 milioni della precedente edizione; per quanto riguarda l’ammontare del premio riservato alla prima classificata, la squadra vincitrice degli Europei 2016 si aggiudicherà una somma del valore di 27 milioni di euro, +15% rispetto alla Spagna nel 2012.

Nel caso in cui un tifoso italiano volesse seguire gli Azzurri nella corsa verso la coppa, la spesa media per raggiungere Sain-Dénis – città che ospiterà il match conclusivo del torneo – sarebbe pari a 387 euro in aereo (prezzi rilevato il 13 Maggio 2016). Poco meno di 700 euro se invece scegliesse l’auto, costi di carburante e pedaggi autostradali compresi.

 

Rispetto alla passata edizione, la Uefa ha beneficiato di un aumento del 21% dei ricavi grazie alla novità rappresentata dalla vendita centralizzata dei diritti televisivi per le partite di qualificazione. E le buone notizie non mancano neppure per l’occupazione transalpina: Euro 2016, infatti, ha creato circa 114mila posti di lavoro, di cui 20mila durante le fasi di intervento sugli impianti e 94mila con l’organizzazione del torneo, per un totale di 1,266 miliardi di euro che gioveranno all’economia francese.

 

L’afflusso complessivo negli stadi dove si disputeranno i match è quantificato in 2,5 milioni di persone, le quali si stima investiranno più di 840 milioni di euro allo stadio e 352 milioni nelle fan-zone, le aree dotate di maxischermi per vedere le partite al di fuori dagli stadi.

Affitti in aumento per i residenti a Milano

affitti-300x167Effetto IMU o Effetto Expo: una cosa è certa: oggigiorno vivere a Milano sta diventando un lusso.

Secondo le statistiche inerenti alla media degli affitti, i milanesi detengono il primato di città più cara d’Italia.

I dati parlano chiaro, per un mese come inquilino a Milano si spendono 1462€, con un aumento pari al 10,7% rispetto allo scorso anno. A far compagnia alla metropoli meneghina c’è Roma, con 1388€ mensili, considerando un campione di 18,009 immobili.

Il problema del caro-affitti sta diventando insostenibile per tantissime famiglie, che spesso richiedono alle banche l’accesso ad un mutuo per poter far fronte alle spese. Fortunatamente le possibilità non mancano, e le informazioni sono, nella maggior parte dei casi, reperibili su internet.

E’ possibile scoprire e confrontare le condizioni di prestito online su siti come quello di Hellobank.it, dove sono presentate le offerte dei principali istituti di credito, in modo da avere una panoramica rapida e precisa sulle possibilità di ottenere un finanziamento.

Per risolvere la questione degli aumenti le soluzioni a disposizione delle famiglie sono poche, e una di queste è proprio la richiesta di un prestito. In alternativa si potrebbe prendere in considerazione l’idea di cambiare città, trasferendosi per esempio a Biella, che sempre secondo le statistiche risulta la città più economica d’Italia.

La media degli affitti nella cittadina piemontese è di 384 euro, con un ribasso di 20€ rispetto allo scorso Gennaio. Fino a qualche mese fa però, l’ultima piazza veniva occupata da Ragusa, che per via della stagione estiva e del conseguente afflusso turistico ha visto aumentare i prezzi medi del 2%, lasciando libero il fondo della classifica.

In generale le regioni meno care d”Italia sono l’Abruzzo, la Basilicata, l’Umbria il Molise e la Campania, nelle quali la media affitti rimane comunque sotto la soglia dei 500 euro.

Fino a qualche mese fa anche il Friuli Venezia Giulia rientrava in questa categoria, ma grazie ai recenti aumenti che hanno assestato la media sui 550 € anche dalle parti di Udine la situazione è cambiata.

Per far luce sulla questione è intervenuta Silvia Spronelli, presidente di Solo Affitti, il portale che ha condotto il sondaggio, dichiarando che “Dal monitoraggio delle nostre agenzie sul territorio deduciamo che non c’è una corsa agli aumenti degli affitti per compensare le nuove tassazioni immobiliari. Nel 66% dei casi registriamo aumenti entro 50 euro al mese, nel 33% compresi fra 50 e 100 euro. I rincari sono più contenuti nel nord-ovest, maggiori (superiori a 50 euro) nel centro (35%) e nel sud Italia (43%) e soprattutto nelle grandi città (63% dei rispondenti)”

Inutile prendersela con l’Imu quindi, almeno secondo Silvia Spronelli. Resta il fatto che le famiglie italiane si trovano, come ogni anno, a dover fare i conti con aumenti che in alcuni casi superano le loro possibilità, mettendo in crisi il loro bilancio economico.

Brexit, possibile realtà o semplice prova di forza?

brexitA tre mesi di distanza dalla lettera nella quale David Cameron descriveva le richieste di riforme riguardo il rapporto tra Europa e Gran Bretagna, Donald Tusk risponde con delle proposte di compromesso.
Con questa risposta, il Presidente del Consiglio Europeo apre le ultime e difficili settimane di negoziato, durante le quali l’Ue cercherà di trovare in tutti i modi un accordo che scongiuri il Brexit, ma un compromesso potrebbe non bastare.

Le proposte di Tusk descrivono l’Europa attuale come uno schema in cui al centro vi è un nucleo, composto dai Paesi che condividono l’Euro, circondato da tutti gli altri Paesi il cui punto in comune è il mercato unico.
L’Ue fa un passo indietro ed abbandona il principio dell’unione sempre più stretta tra i popoli dell’Europa, da sempre considerato argomento sacro ed immodificabile. A questo si aggiunge la specifica che la libera circolazione dei lavoratori può essere sottoposta a dei limiti.
In sostanza, il pacchetto di Tusk assicura che la Gran Bretagna è esente dalle azioni di salvataggio dei Paesi dell’Eurozona e non subirà gli effetti delle norme finanziarie ed economiche previste per la zona euro.
In casi eccezionali, la cui normativa è ancora in fase di definizione, si potrà limitare ai lavoratori non britannici l’accesso al sistema welfare del Regno Unito.
Con tale proposta l’Ue garantisce di ammortizzare il carico della burocrazia nel campo delle imprese; inoltre alcuni paesi (quelli che rappresentano i voti del Consiglio Europeo con una percentuale superiore al 55%) avranno la possibilità di bloccare, se ritenuto opportuno, alcune iniziative europee di carattere legislativo.

A Bruxelles la convinzione unanime è che il disegno di Tusk sia già una grande concessione, mentre Cameron precisa che ci sono ancora molte cose su cui lavorare, definendo le proposte come cambiamenti sostanziali ma non del tutto sufficienti a rispondere alle necessità del Regno Unito.
Da Londra, il primo cittadino Boris Johnson, del Partito Conservatore prevalentemente euroscettico, rincara la dose chiedendo che sia fatto molto di più.
Ora bisognerà capire se queste iniziative riusciranno a convincere gli elettori a dare il loro sì all’Europa. La partita è in mano anche ad alcuni dei 28 paesi membri dell’Unione Europea. L’Ungheria e la Polonia hanno già palesato un disaccordo per quel che riguarda i limiti al welfare.

 

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