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ECRUDO: THE PLACE TO BE

A Milano, in zona Tortona,

il nuovo Fine Dining Restaurant “Ecrudo”

ECRUDO: THE PLACE TO BE

IL LUOGO IN CUI ASSAPORARE NON SOLO CIBI MA UN MODO DI ESSERE.

Il progetto Ecrudo nasce dalla creatività di Alessandro Agrati, architetto e art director milanese che ha fatto della ricerca sul benessere assoluto, inteso a livello fisico, emotivo e spirituale la sua firma. L’estro di Agrati che si esprime attraverso le collezioni di home living, interior design, wellness arriva oggi al fine-dining con Ecrudo.

Ecrudo fa parte di un concept della società Italy First Sa ed è il primo di un progetto a largo respiro, con l’obiettivo di espandere e trasmettere lo stile di vita e l’eleganza italiani, non solo nel fine dining, ma anche nell’hotellerie di lusso “personalizzato” e nella gastronomia-bistrot d’eccellenza.

Il concept di Ecrudo come fine-dining trova a Milano la sua consacrazione. Cosa differenzia Ecrudo dalle proposte che affollano la scena milanese lo si percepisce dalle parole che lo stesso Agrati utilizza per spiegare il nome scelto per lo spazio di via Savona:

Ecrudo richiama il concetto di grezzo inteso come vero, primordiale, originario, senza orpelli. Ecrudo è un luogo dedicato al cibo, un posto fatto di verità e contrasti netti, con un’anima forte, mai banale, in cui buon cibo e buon vivere elevano il concetto di “stare bene” e lo dilatano nel tempo. La fretta, da Ecrudo, non esiste”.

Nulla a che fare col proporre esclusivamente piatti crudi, dunque, anche se il menu presenta anche una scelta di piatti di questo tipo. Ecrudo è un salotto milanese che viaggerà nel mondo portando con sé un’idea diversa di food&living. “Con Ecrudo – continua Agrati – siamo andati a togliere invece che aggiungere. Siamo tornati alle persone per riposizionarle al centro e per persone intendo l’ospite, ma anche lo staff che se ne prende cura”.

 

L’ambiente

Un’atmosfera calda e accogliente creata dai materiali, dalle luci soffuse, dai volumi e dal sapiente gioco delle contrapposizioni accoglie gli ospiti per ora solo per l’aperitivo e la cena. Colori avvolgenti e dai toni risposanti in tutte le varianti del beige, del tortora fino ai marron glacés con tocchi di aubergine e vert sauge, lampade essenziali con elementi naturali come la corda grezza.

Cento posti distribuiti su più ambienti: da quello iniziale, più informale, dedicato all’aperitivo e delineato sul grande banco bar, passando per la zona disegnata per il fine-dining più classico, per finire con il caveau-salotto, più appartato, silenzioso, arricchito con comode sedute in velluto di seta.

Il design è curato in ogni dettaglio, mai casuale, valorizzato dalle opere, create appositamente per Ecrudo, dall’artista brasiliana Malù Cruz Piani e dalla pittrice tridimensionale Giovanna La Falce.

 

Il team

Il primo passo verso lo “star bene” si compie in tavola. La cucina di Ecrudo è affidata ad Angelo Mancuso, con il coordinamento di Umberto Vezzoli, executive chef di tutto il Gruppo Italy First. Lo chef Mancuso, partenopeo, classe 1983, si è fatto apprezzare nelle cucine dei ristoranti 5 stelle di Londra, Firenze, Ravello, Gstaad per stabilirsi poi a Milano dove ha lavorato con Elio Sironi. Predilige una cucina fatta di sapori concentrati dal sole, dal mare e dalla terra. Un percorso di gusto che valorizzi il reale concetto di chilometro corto.

Insieme a Vezzoli hanno voluto per Ecrudo un cucina “primaria”. “Quella di Ecrudo – afferma Vezzoli – è una cucina fortemente basata sull’agricoltura integrata. La nostre proposte sono intimamente legate alla tradizione italiana e puntano sui principali ingredienti della cucina mediterranea”. Ogni sera il menu di Ecrudo suggerisce qualche idea per cambiare le abitudini alimentari cercando di calibrare l’estetica e il gusto. “Il crudo, o il “non troppo cotto”, è allegro, colorato, croccante, veloce e vitaminico adatto per fare il pieno di sostanze nutritive e godere dei benefici che la natura spontaneamente offre. In questo senso parliamo di profumi e sapori primari. Abbiamo creato tutto questo per farvi mangiare sano cercando i prodotti migliori d’Italia”. Come l’olio monocultivar, ad esempio, fatto con olive appartenenti ad un’unica varietà che in Italia sono in pochissimi a produrre.

La cantina di Ecrudo è curata da uno dei più noti sommelier al mondo, Piero Sattanino. Campione del mondo nel 1971 e fino al 1977, il sommelier piemontese ha contribuito a far conoscere questo mestiere in Italia. Per la carta dei vini di Ecrudo si è concentrato sulla buona enologia italiana, scegliendo aziende e produttori in alcuni casi poco noti così come piccoli Vignerons, tutti di alta qualità e con un giusto rapporto qualità/prezzo. “Particolare attenzione – spiega Sattanino – è stata posta su produttori in alcuni casi anche non certificati, ma che esprimono il proprio prodotto in modo biologico, prediligendo sostanze naturali. Dove possibile abbiamo elencato le uve usate per la vinificazione, con accenni geografici, denominazioni, nome del vigneto o il “Cru”, il “millésime” e il nome del produttore. Tante le regioni italiane rappresentate. Ampio risalto è stato dato anche ai vini Spumanti Italiani a Metodo Classico e Charmat rafforzati dalla presenta di alcuni Champagnes di qualità. La Carta dei Desserts proporrà l’abbinamento con i vini e gli spirits più adatti ad accompagnare le proposte dello Chef pasticcere”.

Per conoscere Ecrudo si potrà approfittare delle prossime serate a tema che saranno promosse insieme ai migliori produttori internazionali. Si partirà con due classici: Caviale&Champagne e il Tartufo.

 

Ecrudo

Via Savona 11 – Milano

Tel (+39) 02 83390006

ecrudomilano@ecrudo.it

www.ecrudo.it

Orari 19.00 – 24.00

Giorno di chiusura: Domenica

Aperture/chiusure straordinarie: Aperto il 24-25-31 Dicembre.

 

#YOUnique la sfilata 2017

Accademia del Lusso, istituto di alta formazione per la moda e il design,

presenta il 13 giugno 2017, alla Fonderia Napoleonica Eugenia a Milano,

 la sfilata 2017 dal titolo #YOUnique.

Milano, 13 giugno 2017 – Capi multifunzionali sfilano in passerella passando con disinvoltura dal dailywear al nightwear con una trasformazione surreale, che avviene dal vivo, inaspettata e decisamente peculiare. Le collezioni si compongono di abiti dalla configurazione poliedrica, con un mood anti-statico, teso al movimento,quasi fluttuante ed etereo. Gli indumenti danno nuova vita al concetto di basico, con volumi fluidi e strutturati, forme transitorie e geometriche, con inediti richiami al fascino dell’oriente.

Sono 28 i fashion designer che sfilano, provenienti dalle sedi di Accademia del Lusso di Milano, Roma, Palermo e Belgrado e precedentemente selezionati. Lo show si articola in tre momenti distinti: una prima passerella ispirata al trend Re|think – con abiti daily dalla palette cromatica neutra come cipria, nude, sabbia e bianco latte-, seguito dal momento della trasformazione live dei capi, e da un secondo catwalk con le nuove vesti in chiave Re|mind.

La location, situata nel cuore del dinamico quartiere Isola, contribuisce alla resa di un’atmosfera antica e caratteristica, al contempo romantica e funzionale, come gli outifit on show. Materia che diventa arte, classici sinuosamente rivalutati, con una vivida connotazione moderna. Gonne a cono, corsetti, evening dress, con una cromia che rimanda a fragranti macaron menta e petalo di rosa, uniti a giacche, pantaloni ed accessori grintosi e dalle nuance neutre. Il poetico si mescola al minimal, il giorno alla notte, il concettuale ed espressivo al pratico e concreto. La fusione dei contrari è perfettamente riuscita in una effervescente miscela di creatività.

“Ho voluto che i designers fossero liberi di creare, mettendo alla prova loro stessi e il loro senso estetico – afferma Barbara L. G. Sordi, art director -. Ogni pezzo vive come capo a sé stante, da qui il titolo della sfilata. Il collante di tutte queste creazioni è il duplice mood ispirazionale che ha influito anche nella scelta delle palette cromatiche e nei materiali di ricerca, che caratterizzano gli outfit”.

La caratteristica principale: una doppia anima. Capi e accessori in grado di trasformarsi, rimanendo unici e mutevoli allo stesso tempo.

La sensazione: lusso contemporaneo e multifunzionale che contribuisce a rendere unico lo stile di chi lo indossa.

Keywords: Unicità, Design, Multifunzionalità, Ricerca, Lusso duraturo, Dettagli.

 

RE-THINK

Materiali e lavorazioni: fibre naturali, trasparenze opache, superfici texturizzate, materiali invecchiati, texture metallizzate.

Silhouette: la linea è semplice ma arricchita da volumi scultorei e dalla forma arrotondata. Minimalismo riformato.

Colori: terrigni e naturali. Sabbia, oro antico, carta da zucchero, terra, caramello, acquamarina, verde prato, verde muschio, corteccia.

 

RE-MIND

Materiali e lavorazioni: broccati, damascati, jacquard, pizzo, trasparenze opache,superfici materiche,

tessuti plissettati e ondulati, ricami floreali e stampe dal gusto vintage.

Silhouette: dal gusto bohemien, arricchita da volumi leggeri nelle maniche. Di ispiraizone romantica e organica.

Colori: avvolgenti e densi. Blu balena, grigio fumo, ottanio, rosso pompeiano, ciclamino, rosso aragosta, glicine, mango, pesca, nude.

LA BOHÈME

Dal 7 Giugno al 14 Luglio 2017 Teatro alla Scala

Giacomo Puccini

Opera in quattro quadri

Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa

(Nuova edizione riveduta sulle fonti originali

a cura di F. Degrada; Casa Ricordi, Milano)

 

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala

Produzione Teatro alla Scala

Coro di Voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala

Durata spettacolo: 3 ore inclusi intervalli

QUADRO PRIMO: 35 minuti / Pausa: 5 minuti / QUADRO SECONDO: 19 minuti / Intervallo: 35 minuti / QUADRO TERZO: 27 minuti / Intervallo: 25 minuti / QUADRO QUARTO: 28 minuti

Direttore  Evelino Pidò
Regia e scene Franco Zeffirelli
Regia ripresa da Marco Gandini
Costumi Piero Tosi
Luci Marco Filibeck

 

 

CAST

Mimì Sonya Yoncheva (7, 10, 13, 15, 20 giu.; 14 lug.)

Ailyn Pérez (30 giu.; 3, 5, 10 lug.)

Rodolfo Fabio Sartori
Marcello Simone Piazzola
Schaunard Mattia Olivieri
Colline Carlo Colombara (7, 10, 13, 15, 20 giu.; 3, 5 lug.)

Gabriele Sagona (10, 14 lug.)

Musetta Federica Lombardi
Benoit Davide Pelissero
Alcindoro Luciano di Pasquale
Parpignol Francesco Castoro*
Sergente dei doganieri Gustavo Castillo*
Doganiere Rocco Cavalluzzi* (7, 10, 13, 15, 20, 30 giugno, 5 luglio)

Paolo Ingrasciotta* (10, 14 luglio)

Venditore Ambulante Jeremy Schϋtz*

 

*Allievi dell’Accademia Teatro alla Scala

 

L’OPERA IN POCHE RIGHE

Dalla sua prima apparizione nel 1963 La bohème di Franco Zeffirelli ha incantato generazioni di spettatori e coinvolto una schiera ormai lunghissima di interpreti prestigiosi.

Le rappresentazioni di giugno e luglio 2017 forniranno l’occasione per il debutto scaligero di Sonya Yoncheva, che dopo il trionfo proprio come Mimì al Metropolitan nel 2014 ha conquistato i palcoscenici dei maggiori teatri del mondo. Accanto a lei, che si alternerà ad Ailyn Pérez già applaudita nella ripresa del 2015, un cast composto dalle migliori voci italiane: Fabio Sartori, Simone Piazzola, Mattia Olivieri e Carlo Colombara. Sul podio Evelino Pidò, un direttore nato in seno all’orchestra scaligera la cui brillante carriera internazionale lo ha portato a dirigere regolarmente nuove produzioni a Londra, Vienna e New York.

ACCADEMIA DEL LUSSO SFILATA 2017: #YOUnique

Appuntamento a Milano presso la Fonderia Napoleonica Eugenia

13 giugno 2017 ore 20:30

Milano, giugno 2017 – Accademia del Lusso, istituto di alta formazione per la moda e il design, presenterà il 13 giugno 2017, nella suggestiva cornice delle Fonderia Napoleonica Eugenia a Milano, la sfilata 2017 dal titolo #YOUnique.

 

Il concept dello show, in linea con i macro trend emersi dal creative board di Accademia, è ispirato al tema del cambiamento in senso lato, inteso come ricerca di multifunzionalità, trasformabilità e eterogeneità espressiva. Tutti i capi si trasformano in altro: un nuovo abito, una borsa, un accessorio. Tutto è unico, tutto è mutevole.

Sono 25 i fashion designer che sfileranno, provenienti dalle sedi di Accademia del Lusso di Milano, Roma, Palermo e Belgrado e precedentemente selezionati. Lo show si articolerà in tre momenti distinti: una prima passerella ispirata al trend Re|think – con abiti daily dalla palette cromatica neutra come cipria, nude, sabbia e bianco latte -, seguito dal momento della trasformazione live dei capi, e da un secondo catwalk con le nuove vesti in chiave Re|mind.

Uno spaccato creativo multiforme, total rock, capace di tracciare dei nuovi confini estetici e concettuali del vivere quotidiano.

Accademia del Lusso è l’istituto di moda che si occupa di alta formazione in modo innovativo e creativo. Dal 2005 è il luogo d’incontro tra le esigenze del mercato del lavoro e le aspirazioni di chi intende intraprendere una carriera nel sistema dei grandi marchi della moda, del lusso e dell’alto di gamma.

Non è un caso che proprio la sua sede ufficiale si trovi in via Montenapoleone a Milano, tappa obbligata per tutti coloro che vogliono lavorare da veri professionisti nel settore.

 

ACCADEMIA DI MODA

Accademia del Lusso

Accademia del Lusso nasce nel 2005 con lo scopo di garantire una formazione di alto livello a giovani motivati che desiderano costruire una carriera nel campo della moda e a professionisti del settore che vogliono perfezionarsi e aggiornare le proprie conoscenze.

L’obiettivo dell’istituto è preparare figure professionali complete, che abbiano una visione globale di ogni fase della creazione e commercializzazione nel settore del lusso e che siano in grado di sviluppare e operare in maniera competitiva.

Metodo formativo

Il metodo formativo di Accademia del Lusso si basa su un approccio innovativo che segue due percorsi strettamente connessi tra loro: quello tecnico-creativo e quello dedicato al management.

Didattica esclusiva

La didattica di Accademia del Lusso è esclusiva anche grazie all’autorità e all’esperienza sul campo dei suoi docenti, che sono tutti professionisti affermati nei diversi ambiti della moda. È per questo che la scuola di moda è in grado di fornire ai suoi allievi una preparazione multidisciplinare costantemente aggiornata e collegata con il mercato del lavoro.

Riconoscimenti

Tra i vari riconoscimenti ricevuti da Accademia del Lusso è importante ricordare il Premio alla Carriera e alle Professioni Moda per la sezione “Istituti e Accademie Moda” assegnato nel corso di Roma Fashion White 2007.

I corsi di moda

  • Master con possibilità di stage: 9 mesi di attività volte a creare una figura professionale che faccia da anello di congiunzione tra pensiero creativo e mercato.
  • Post Diploma: corsi riservati a tutti gli studenti in possesso del diploma di scuola media superiore che desiderano acquisire tecnica e professionalità operativa.
  • Professional Courses: hanno una durata che varia da un minimo di 6 mesi a un massimo di 8 mesi con frequenza individuale o collettiva, ideali per chi vuole approfondire e perfezionare le conoscenze professionali alle richieste dalle aziende del Fashion & Luxury System.
  • Short Courses: hanno una durata di 3 mesi, con frequenza individuale o collettiva, perfetti per chi vuole acquisire conoscenze mirate.

 

 

LA MISSIONE

Una formazione innovativa e professionalizzante

La missione di Accademia del Lusso è garantire ai suoi allievi una formazione innovativa e altamente professionalizzante attraverso metodi efficaci e all’avanguardia. L’obiettivo principale è aiutare i giovani studenti a conseguire un attestato che sia realmente spendibile nel mercato del lavoro.

Caratterizzata dall’attenzione al mondo delle professioni, la scuola di moda imposta la sua offerta formativa sulla base delle richieste specifiche che provengono dai mercati di riferimento per creare figure professionali che rispondano alle necessità reali delle aziende del settore.

È per questo che le lezioni sono interattive e i programmi innovativi, ricchi di casistiche concrete e sempre in linea con le esigenze del mondo produttivo.

 

www.accademiadellusso.com

Una formazione innovativa e professionalizzante

La missione di Accademia del Lusso è garantire ai suoi allievi una formazione innovativa e altamente professionalizzante attraverso metodi efficaci e all’avanguardia. L’obiettivo principale è aiutare i giovani studenti a conseguire un attestato che sia realmente spendibile nel mercato del lavoro.

Caratterizzata dall’attenzione al mondo delle professioni, la scuola di moda imposta la sua offerta formativa sulla base delle richieste specifiche che provengono dai mercati di riferimento per creare figure professionali che rispondano alle necessità reali delle aziende del settore.

È per questo che le lezioni sono interattive e i programmi innovativi, ricchi di casistiche concrete e sempre in linea con le esigenze del mondo produttivo.

 

www.accademiadellusso.com

 

L’Arte in Condominio

VENERDÍ 5 MAGGIO ALLE 18

INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA COLLETTIVA “ARTE IN CONDOMINIO”

PRESSO LA LIBRERIA HOEPLI DI MILANO

Milano, 4 maggio 2017 – Si terrà il prossimo 5 maggio alle 18 l’inaugurazione della mostra collettiva “Arte in Condominio” ideata e realizzata da DONGHI–gestioni immobili, che da 3 anni, attraverso un concorso fotografico nazionale gratuito, diffonde e tutela il benessere di tutte le persone che vivono e lavorano nei condomìni italiani.

Quest’anno il Premio Donghi promuove alcune iniziative culturali: primo fra tutti il concorso fotografico nazionale gratuito, quest’anno dedicato a “Vivere con l’ARTE. BenESSERE in Condominio” che ha chiuso le iscrizioni lo scorso 26 aprile e che si è rivolto a professionisti, fotoamatori e dilettanti, a partire da 18 anni, con residenza o domicilio lavorativo in Italia.

Il concorso vuole essere una concreta occasione per confermare l’interesse di DONGHI nel promuovere la cultura e innalzare la qualità dell’abitare, aumentare il comfort ed il valore patrimoniale degli immobili e sostenere la creatività degli artisti/e Made in Italy.

All’interno della prestigiosa Libreria Hoepli, nel cuore di Milano in via Hoepli 5, la mostra collettiva “l’Arte in Condominio” dal 05.05.2017 al 26.05.2017 vedrà esposte le immagini selezionate dalla Giuria Ufficiale che hanno partecipato al concorso fotografico, con l’obiettivo di attrarre l’attenzione di tutti i cittadini/e per una maggiore sensibilizzazione alla presenza dell’Arte in Condominio.

L’allestimento della mostra sarà curato insieme all’artista Gabriella Torri.

Interverranno Matteo Ulrico Hoepli, Consigliere d’Amministrazione di Hoepli Spa, Alga Rossi, Presidente Sezione Milano Distretto Nord-Ovest FIDAPA

BPW-Italy, Eleonora Tarantino, Presidente dell’Associazione Culturale Ponti x l’Arte, Nicola D’Amico, giornalista e saggista oltre che Presidente della Giuria Ufficiale, Giulio Cerocchi, professionista fotografo, Antonio Schiavano, professionista fotografo.

Seguirà un brindisi di benvenuto per gli ospiti.

E’ preferibile per i partecipanti  REGISTRARSI ON-LINE a questo link

Il Premio Donghi è realizzato con il sostegno della Libreria Hoepli, ed è patrocinato da più enti, tra cui: F.I.D.A.P.A. – B.P.W. ITALY, A.N.A.C.I. Milano, Associazione Culturale Biblioteca Famiglia Meneghina-Società del Giardino, Associazione Green City Italia, Associazione Garden Club Milano, Associazione Ikebana Ohara Chapter Milano, Consulta Femminile Interassociativa di Milano, con il sostegno di: F.I.D.A.P.A.-.B.P.W. ITALY Distretto NO-Sezione Milano, media partnership di: CasaFacile, Condominioweb, Fiori&Foglie-blog verde di Tgcom24, testata online del Gruppo Mediaset, Coolmag, media di settore: Foto Cult, e partner tecnico: Magogel, Azienda vitivinicola Guidi Fiorenzo, Il Centro della Copia, Bricocenter – Milano v.le Corsica, Associazione Ponti x l’arte.

 

 

Poesia inedita: vincitore assoluto Gianluca Regondi

Il poeta lombardo si aggiudica la quarta edizione del premio nazionale organizzato dagli Amici di L. Ron Hubbard con l’opera “Fragile”

Palazzo Visconti, Milano – 30 aprile. Quasi 300 persone in piedi per applaudire il poeta Gianluca Regondi, vincitore assoluto del premio nazionale degli Amici di Ron, tema “Vivo sul pianeta Terra”. Emanuele Tesser vince nella videopoesia e Marco Bottoni nel monologo teatrale.

Domenica pomeriggio a palazzo Visconti si è respirata l’atmosfera delle grandi occasioni, ospite d’onore Elisabetta Armiato già prima ballerina interprete del Teatro alla Scala di Milano ed étoile della danza Italiana nel mondo.

L. Ron Hubbard – ha esordito Renato Ongania presidente del premio e direttore dell’ufficio delle relazioni pubbliche personali di L. Ron Hubbard per l’Italia – è stato uno dei più famosi e più ampiamente letti scrittori nella storia, con 350 milioni di copie delle sue opere in circolazione con 34.235 singole opere pubblicate.  Nel corso della sua lunga carriera ha avuto a cuore il destino degli scrittori tanto da impegnarsi in prima persona per promuovere gli inediti, gli emergenti e aiutarli. ‘Giorno per giorno, postulando le nuove realtà del futuro, l’artista realizza una rivoluzione pacifica’ scrive Hubbard, grazie a tutti voi rendiamo questa rivoluzione pacifica più concreta”.

Donatella Rampado, scrittrice e coordinatrice delle tre giurie, prima delle premiazioni e declamazione delle opere, ha presentato l’edizione su carta dell’antologia della collana legata al premio, curata degli Amici di Ron, titolo: “Alla Ricerca della Verità – viaggio nel mondo della poesia inedita”, tiratura 500 copie.

Gianluca RegondiAl tavolo di giuria hanno così preso posto il presidente della sezione poesia inedita, la poetessa Maria Giovanna Bonaiuti ed i giurati: Sara Rodolao – madrina dell’evento, il poeta Rodolfo Vettorello e Roberta Di Febo preside del Liceo Musicale e Coreutico Giuditta Pasta (Como). “Come si può leggere nel verbale di giuria, sono state valutate 419 poesie inedite – ha riferito Bonaiuti – “Primo premio assoluto va a Gianluca Regondi con l’opera Fragile”. Per lui anche un week-end a Londra, offerto degli Amici di Ron.

Secondo classificato Nicola Cordioli, terza è giunta Milena Cicatiello. Quarto posto per Agostina Spagnuolo, Antonella Damato, Chiara Marinoni, Donatella Nardin, Rosanna Cracco e Stefano Magnani. Menzione di merito per Carmelo Loddo, Consuelo Ziggiotto, Giorgio Cavalli, Giulia Molino e Giuseppe Leccardi.

La sezione Monologo teatrale la cui giuria è stata presieduta da Fabrizio De Giovanni e composta da Maria Chiara Di Marco, Jessica Polsky e Pasquale Quaglia, ha valutato invece 29 opere e premiato Marco Bottoni primo classificato, seguito da Cinzia Pachioli.

Nella sezione del premio dedicata alla Videopoesia, la giuria è stata presieduta da Nunzio Buono e composta da Stefania Salardi, Grazia Romanoni e Fabio Amato. A loro il compito di passare in rassegna 19 opere. Primo posto conferito a Emanuele Tesser, seconda Serena Manzone seguita da Patrizia Stefanelli.

Nel corso dell’evento è stata consegnata una targa alla carriera letteraria “Per l’impegno e la passione nella ricerca poetica” alla poetessa Ninnj Di Stefano Busà ed al poeta cav. Hafez Haidar.

A fare da cornice all’evento, una serie di performance artistiche molto apprezzate dal pubblico curate dal Direttore Artistico Fabrizio Lello: dall’Accademia Giuditta Pasta presieduta da Roberta Di Febo, gli insegnanti Consuelo Gilardoni (arpa e voce) e Daisy Citterio (flauto traverso); Luca Campioni (violino). Reading e interpretazioni delle opere realizzati da Luca Forlani, attore iscritto all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma. Regia video a cura di Gianni Vacca Wall Screen Video (Svizzera). Per maggiori informazioni www.premiodipoesia.it

 

 

 

Il Bosco di Attilio Stocchi, per “Muse a Milano”: Poesia degli Apici in risonanza

Nel Dialogo fra Apici
L’Alta Fonte, al Bosco:

Sono e non sono/
Corona di fuoco/
Del Nostro Oro/
Aspettati d’udire un grande fragore, / ma tu dì di nuovo: “Silenzio! Silenzio! Sono un astro che procede con voi e che splende dall’abisso” /.
Odimi, ascolta me: / stelle pentagrammate / duplice corpo /respiro ardente/.

Origine prima di mia origine, principio del mio primo principio, / del soffio primo in me/.
Mescolanza delle mescolanze in me/ primo del fuoco primo in me,/ Acqua/ prima dell’Acqua in me./
Corpo perfetto di me, braccio onorato/.
Soffio di Luce, /gioia del Fuoco, / Radice/.
Bello di luce / che nella Luce hai la vita.

(Gran Papiro Magico di Parigi – PMG IV:
Introitos; Logos. I, II, III; Sec. Istruz; Logos Invocatorio –
22 frammenti da me scelti e disposti a mosaico, e allo specchio –
INTERNO)*

Oltre le cime il respiro è un lembo di sole. Alle radici ne s’incarna il riverbero: è freddo, è rosso, s’invola e ricade sulla densità permeata della notte.
Assorbi ed ascolti la Visione, sei palpito e silenzio: per le lesene agli estremi tu frani dove la luce è radente, e negata, nera di flussi e reflussi a ferire d’estasi, dentro la polpa della pietra; e al fulcro della Sala rivivi, tu guardi fiottare la magnificenza: midollo perenne colore dell’Oceano, caldo come il fuoco, t’affonda la voce, e muto la serra al suo proprio fulgore, risuona, si strappa via dalla terra ad evocare l’Assoluto.
E’ un grandioso Dialogo fra Apici – entro la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano -, la prodigiosa installazione de Muse”, edificata dall’Archistar Attilio Stocchi per accogliere ed amplificare la coinvolgente Esposizione di cui è parte integrante, Muse a Milano – Accoppiamenti giudiziosi”, curata da Paolo Biscottini, Fulvio Irace e Stefano Zuffi, e promossa dal Comune di Milano – Sezione Cultura e dall’Associazione MuseoCity, nell’avvalorare l’inestimabile patrimonio museale della città. Da rivivere fino al 1 Maggio 2017, già sinfoniale avvio anagogico della Prima edizione di MuseoCity (3 – 5 Marzo 2017, con Logo rosso disegnato da Italo Lupi) – con oltre settanta sedi storiche e d’Arte milanesi a raggera a concertare i battiti di un ideale unico Museo diffuso milanese -, “Muse a Milano” e il suo ieratico Bosco ne raccontano il senso, e dei percorsi compiuti gli Apici sfiorati, la memoria, Mnémè, per custodirli; in un respiro, nel tempo interno, dentro e oltre la figura etimologica schiusa dalla triade di parole che correntemente pronunciamo ‘Muse-Museo-Mosaico’, che rinasce da se stessa, ed in circonvoluzione fra “poli limite” (Warbourg, Mnemosyne. BilderatlasAtlante della Memoria. – Versione Daedalus, Intro) dov’è simbolo, pathos, VITA, il sentimento della forma, marea, è “con leggerezza” che entriamo nella perennità.
Dentro al flusso d’Opere d’Arte concatenate per analogia e bellezza (selezionate con la collaborazione di Leonardo Tarchiani), e al di là d’un intento docetico generate dai nove schermi ad incarnare il talento d’ognuna delle nove Muse – figlie di Mnemosyne, divinità motore della creatività umana -, per celebrare nel Canto corale (“DNA 9 Muse” è di Vincenzo Simmarano) l’unicità d’un Percorso, siamo colti al buio in dialogo anche noi, con noi stessi: fra “profondità improvvise” (Paolo Biscottini) e vuoti strazianti annidati nella luce, nel tempo sommerso, all’interno del “perimetro delicato e intangibile” dello “spazio ferocemente evocativo” (Anna Foppiano, Critico d’Architettura) di una Sala com’è visibile profondamente segnata, sfondata e ricostruita dopo il bombardamento del ‘43, lo Spazio adesso si apre, è deiscente, è il “Bosco delle Musedi Attilio Stocchi: architettura suprema degli Apici in risonanza.
Nel progetto d’installazione realizzato con Laura Crespi, Giulia Maculan, e con la collaborazione di Giada Mascherin, responsabile lavori Enrico Prato, il “Bosco delle Muse” nella Sala delle Cariatidi del Mūseóon (dal gr. Mūseóon, der. di Mûsa; propr. luogo sacro alle Muse) di Palazzo Reale a Milano, è “Materia che sta per nascere” (Attilio Stocchi in Favilla – Diffracte, II – P.zza San Fedele a Milano, 2015) e memoria viva di ciò che è stato.
Nel circolo vitale e ermeneutico che fra gli Apici aprendosi ti serra in sé, diventa il solo unico orizzonte: non esistono derive direzionali, soltanto perenne vibrare in un respiro come se tu fossi perduto nello stesso giogo che perdura e lega alla sua conchiglia, l’interminabile riverbero, come un lembo di vita.

 

E il Bosco, – come riverbero, all’Alta Fonte -, di se stesso:
“Quest’è ‘l principio, quest’è la favilla/
che si dilata in fiamma poi vivace,/
E, come stella in cielo, in me scintilla/”
(Dante Alighieri, Par. XXIV, vv.145-147; in Favilla di Attilio Stocchi – P.zza San Fedele a Milano, 2015 – INVOLUCRO ESTERNO)

Sono e non sono/ Corona di fuoco/ Del Nostro Oro/” (PMG IV, cit. all’Incipit):
E arriva ancora un’onda, è viola, è rossa, e non puoi che sfociare.
Si apre in ardenze e in spasimo si serra, la conformazione diaframmatica della Sala: un respiro, ed è notte.
Nel Dialogo fra Apici, misuri e ascolti la Visione: “plenum e forma”, diallelo, è ”dialettica generativa che si accende nella polarità”; è Struttura-limite, nel suscitare dentro l’illimitato. Ѐ marea, perché tu sei di fuoco.
Dal fulcro sommerso del Bosco che irradiandosi trasmuta, convogliato alle cime lo sguardo estasiato percorre il contorno dell’ovale della Volta, lume perimetrale che disegna e reifica nel buio una forma, un anelito, un concetto, l’Alto interlocutore attraverso il quale idealmente ci stiamo inondando; per intima corrispondenza e in contrappunto – come l’Artefice ha desiderato -, la circonferenza alle radici del “Bosco delle Muse” è simultaneamente segnata, e attorno a noi si svela e rivela a se stessa, ordine supremo di un Luogo geometrico segreto che aprendosi si chiude, e contraendosi si apre, confine occulto/manifesto, sovradimensionale, pervasivo, nel flusso dinamico e contingente, vitale della Sala: nella Sala delle Cariatidi, Attilio Stocchi ha edificato una ellisse in risonanza i cui fuochi matematici ed emozionali, amplificati per proiezione e come emanati alla Volta per ‘evocazione strutturale’, nel reciproco e modulare infiammarsi (da qui, “che si dilata in fiamma”, Par. XXIV, v. 146, cit.), raccontano d’Apici, di distanze, di prossimità a cui dissetarsi, aprono a un divenire anche architettonico: nel “puro vibrare” d’un “contatto con il tempo” (dialettica ritmica generativa a configurare la Pathosformel, nel dedalo di Warbourg, Mnemosyne, cit.) attraverso il quale adesso la temporalità anche dove lacerata, non ha più fratture, sono due lumi di cui la Forma intera e suprema del Bosco si avvale nel dilatare tanta magnificenza. Nell’incarnare ancora la Vita.
Al fiat lux (Gn. 1, 3, in Favilla di Attilio Stocchi, 2015), come allora, nel ricordo, non puoi che tornare: riverbero carminio, riverbero scarlatto. Oltre le cime, nel tuo stesso respiro.

Misuri e assorbi la Visione: sei fuoco di una struttura pervasiva inserita nello Spazio con misura, sulle proporzioni 8/3 cosicché ai “40,00 metri di lunghezza per 15,00 metri di larghezza [del]la Sala delle Cariatidi, [corrispondano armonicamente con] 22,40 metri di lunghezza per 8,40 metri di larghezza, gli assi dell’ellissi” (Anna Foppiano, per “Muse a Milano”, 2017); e sei remoto, equidistante da te stesso, tanto quanto trepidando ti appartieni.
L’Ellisse – dal greco ἔλλειψις, ‘mancanza’ – messa in Opera da Attilio Stocchi per “Muse a Milano”, per sua canonica conformazione duplice sorgente di forma statico dinamica, iato e divenire, è nel Bosco orbita al suolo ad imperniare il fulcro della partitura geometrica della Volta, principio sostanziale nel Dialogo architettonico fra Apici in risonanza, e sua propria emanazione; è il Segno di quella prossimità nella distanza attraverso la quale la risonanza è appartenenza, misura e ritmo di se stessa.
Ordine del caos” (Attilio Stocchi in Favilla, Diffracte, II – Piazza San Fedele in Milano, 2015), contrazione e generazione di spazi, l’Ellisse è adesso con il suo “Bosco delle Muse”, nella Sala delle Cariatidi del Mūseóon di Palazzo Reale a Milano, forma pregnante di semiotica, potente connotazione: simbolo eminente a rappresentare “ il mondo naturale” – laddove “Natura è materia vivente: memoria e torsione/tensione” (Attilio Stocchi e Gualtiero Oberti, per Domus n. 974, 2013) -, anelito e rigenerazione, oltre le ferite strutturali della Sala, qui, adesso, prende la sostanza inestimabile di un respiro.
Celati ora i perimetri, nera la Sala, e tace il primo suono; si eleva il flutto del Bosco, si schiude l’astro della Volta in marea sizigiale, ed è l’Assoluto.

 

Mescolanza delle mescolanze in me/ primo del fuoco primo in me, / Acqua/ prima dell’Acqua in me” (PMG IV, cit. Incipit):
Dentro alla sostanza, le distanze diramano radici.
Struttura di luce negata, allora in occulto alla sua base sussiste.
Orbita al suolo che vedi riemergere adesso dal buio, Forma di vita, l’ellisse si rivela limite e fondamenta di un’Opera architettonica: da signum si eleva in dimensio-Dimensione, quindi in misura, e fusa in due tonalità si amplifica la temperatura del colore; dal suo bacino bluverde (Ral 5020, blu oceano), ”la luce esce da dentro come onda” (Attilio Stocchi in Favilla, Diffracte, II – Piazza San Fedele in Milano, 2015) ed equivale ad un grandioso asse ideale il tripudio strutturale che si impernia al centro del grande soffitto a volta, fulcro, a sua volta, della partitura geometrica della Sala; 1288 steli metallici bianchi (Ral 9018, bianco papiro) piantati lungo ed all’interno del suo perimetro s’irradiano come un’iconostasi, fiamma sacrale nell’alchimia che oramai empie gli Spazi: il Bosco delle Muse” edificato da Attilio Stocchi, Apice terreno contingente, è un bosco di Papiri – midollo perenne – ovvero adesso, attraverso “Muse a Milano”, l’anima immacolata di quella lacunosa sostanziale realtà costitutiva che rende manifesta, commovente, indelebile, la sontuosa memoria storica della Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale. Ogni suo stelo in risonanza, nell’addizione empatico/emozionale e razionale, è come un “filamento della memoria culturale […] di cui sono principio le Pathosformeln, [o Formule di pathos, e] il telos che ne prefigura lo sviluppo dal mito” (nel seguitare a ripercorrere l’iter di A. Warbourg. In Mnemosyne. Bilderatlas – Atlante della Memoria, cit.), pura coscienza mnemica di se stesso.
E’ traccia umana, ogni stelo, linea guida nel ricercare i Segni propri dell’Artefice, quelle Strutture sue profonde d’immagini che sono purezza, sono testimonianza. Che aprono gli spazi alla vita. Per acume intellettuale, prescienza, per pensiero analitico e analogico, edificate, nel consueto accordare, suo, discipline ed ambiti differenti; e per la radice etimologica, la storia da cui si dipartono e ramificano. Sono porte d’accesso alla vastità: ancestrale risonanza che diventa battito architettonico, laddove memoria è ancora Natura, ovvero materia metamorfica, lume, fonte da custodire.

Grondano via la notte dalle membra, le quaranta Cariatidi del Callani, propaggini grevi pur superbe sotto al peso che le stigmatizza antiche donne di Karya, impetrate a vegliare l’organismo della Sala; irraggiate dalla base, al tumulto affiorano ormai, sono come fiaccole. Traboccano di luce i loro volti erosi, o sfondati e perduti in un ascolto perenne e sconfinato, nel riverbero del Bosco.

Si apre in suono l’Architettura, in distanze, in respiro: svelato delle statue il ritmo celato/rivelato entro le traiettorie esplicite dello spazio, e lasciati diramare nel riflesso i loro corpi vividi d’ardenze a stormire ad infinitum con il Bosco, nel riverbero che li affonda, al di là della superficie degli specchi della Sala; e al contempo rivelata la morfologia del pavimento ai nostri piedi, che “gorgoglia di navicelle azzurre” perché “l’infinito ci aspetta e il mare […] ” (Attilio Stocchi in Favilla, Diffracte, II – Piazza San Fedele in Milano, 2015), non è che la sacra fonte – Castalia – delle Muse.
Costruita dall’Artefice come Luogo di 9 “stanze” esagonali accostate come grandi tessere di mosaico (dal gr. musaikòn e nel lat. opus musivum: ‘opera degna delle/creata dalle Muse’), e cristallizzata nel conformarsi proskḗnion, la fonte sacra si delinea Luogo architettonico per la Visione, theáomai: ognuna delle 9 dee protettrici delle Arti, dai 9 monitor in sincronia del Bosco, apre la Rappresentazione di “Muse a Milano – Accoppiamenti giudiziosi”, identificata nel conformarsi attraverso il volto d’un personaggio milanese che la propria essenza creativa, nel suo medesimo ambito artistico, ha riversato da se stesso: dallo snodo, Calliope (la – bella voce – scrivente; Indro Montanelli), Urania (la trascendente/celeste; Carlo Maria Martini), Euterpe (la rallegrante; Dario Fo), Tersicore (la danzante/volteggiante; Carla Fracci), Melpomene (la cantante; Giorgio Gaber), Clio (la glorificante; Carlo Emilio Gadda), Erato (la desiderante; Alda Merini), Polimnia (la inneggiante; Eugenio Montale), Talia (la fiorente/festante; Franca Sozzani), generate da Mnemosyne, Mnémè, la nostra memoria.
Ad ogni Musa la propria ‘duplice’ identità d’Arte, ad ognuna una “stanza” da cui vibrare fra gli steli vividi del Bosco: fasce coinvolgenti di risonanza, piani dinamici, per un’intersoggettività costruita e alimentata. Dov’è memoria culturale, e patrimonio e radice, ed emozione, ci sono i colori: dai 9 schermi le immagini concatenate in percorsi ed in racconti si diramano in modo che ognuno di noi “come in un caleidoscopio, riveda e riviva Opere note o ignote, che, prendendolo per mano, lo invitino ad un percorso immaginifico” (Paolo Biscottini, Curatore per “Muse a Milano – accoppiamenti giudiziosi”, 2017). Il sovra senso di MuseoCity, la trasversalità di cui si avvale la Rappresentazione: dai Luoghi d’Arte di Milano la luce, come se abitassimo un cristallo; e un Bosco ad orchestrarli, dentro e oltre agli spettatori, per “mostrar loro l’arcobaleno” (Attilio Stocchi, Favilla, IV Refracte – Stasimo. Piazza San Fedele in Milano, 2015).
Nel “trasformare i musei in piazze reali” (Corriere della Sera, n. 46 del 24 Febbraio 2017, p.15, Articolo d’avvio a MuseoCity) da riscoprire inestimabili, e sempre prossime, perennemente in divenire. E nell’edificare una coscienza culturale e sociale che abbia cura e consapevolezza di se stessa.
Un organico “museo totale milanese” (Anna Foppiano, Critico d’Architettura) nella Memoria dell’acqua e della terra, trasfigurato entro quel “Bosco delle Muse” che per consustanzialità poetica e per magnificenza, già lo prefigura. Dal mondo naturale al mondo minerale – nell’ellisse, alla base, l’esagono – e di nuovo “[…] dalla preziosità serafica del cristallo minerale, dall’organicità vegetale di un albero che cresce” (ne La Stampa, del 17 Gennaio 2017, per “Vermiglia” di Attilio Stocchi, Palazzo Reale, Cortile d’Onore, dall’11 Aprile al 12 Settembre 2016).
Mescolanza delle mescolanze” (PMG IV, cit. Incipit), ovvero Natura. Perenne dialogo fra Apici che compenetrandosi conformano se stessi.

 

Principio del mio primo principio, / del soffio primo in me” (l’Alta Fonte – PMG IV, cit. all’Incipit)
Quest’è ‘l principio, quest’è la favilla che si dilata in fiamma” (il BoscoPar. XXIV, vv.145-146 ,in Favilla, cit. all’Incipit):

Oltre le cime il respiro è un lembo di sole. E’ risonanza che si apre, fuoco, vettore di orientamento, polarità che c’indìa, anemos, nel diallelo organico e formale degli spazi, quando l’Architettura è davvero valore: così il “Bosco delle Muse” di Attilio Stocchi, nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano. Il nostro sguardo estasiato convogliato dall’Artefice all’ovale rosso della Volta è come il giunco vago, immateriale, che al formale e strutturale si somma, lembo costituente nel portare anch’esso alla sommità: parte integrante dell’Opera, favilla, nel tripudio svelato.
Nell’ascesa, lo vedi che “l’altezza degli steli/papiri/piante aumenta dal centro verso l’esterno, pilotando lo sguardo di chi guarda in direzione della grande volta ellittica, su cui vengono proiettati dettagli fuori scale delle opere – atlanti di nuovi possibili cieli” (Anna Foppiano, per “Muse a Milano”), dentro ed oltre le sommità d’Arte di Milano.
Coordinate fitte di Visione, nel ritmo interno d’una temporalità strutturale che eternandosi se le porta via.

 

Sub – Apud; Acqua e Fuoco. Quando l’hai vista prorompere al sole: impeto trasceso in levità rovente. In una nuvola la nostra Milano, ‘La città che sale’ (Il Lavoro, Umberto Boccioni, 1910, Moma di N.Y – reintitolato dal Marinetti), è irradiata, condensata, raccontata in quanto soffio vitale – anemos – Identità e atmosfera, centro propulsore, nel primo Padiglione Milano: è con “Vermiglia” (2016) che Attilio Stocchi a Palazzo Reale ha elevato una nuvola rossa sospesa sul Cortile d’Onore e ad esso radicata con otto tronchi/pilastri, in occasione della XXI Esposizione Internazionale della Triennale, per “sentire il battito della vita della città” in concomitanza con il Centenario della morte di Boccioni.
Per gradi d’infittimento strutturale progressivo, fino al puro coinvolgimento, al pathos della Forma: strati di fibre salde sussurrate, che dell’acciaio non portavano il peso; sinfonia interna, “Stati d’animo”, nel dar suono e la voce alla laboriosità milanese, al pensiero applicato e tramandato, memoria da celebrare. Densità svelata, nel “vermiglio, che è il colore della carne, ed è anche il colore dello sforzo, della fatica, del Labor”, un pregnante Labor After Labor – omaggio alla Cultura del Lavoro -, tema stesso della XXIT, avvalorato dell’Assessorato alle Politiche per il Lavoro del Comune di Milano, che ha sostenuto il Progetto. E colore del suo stesso nome, “Vermiglia” (dal lat. vermicŭlus, che etimologicamente rimanda all’insetto omottero da cui è tratta la tonalità), come un afflato rosso di materia viva, come un respiro che è appena stato esalato e non si basta, vuole non disperdersi ma strutturarsi.
Nell’ascesa l’ “horse power”, possanza, in quanto “Architettura animale, nata dal soffio vitale, l’anemos” (nel seguitare a ripercorrere per fasce tematiche quel Lavoro di ricerca anche etimologica attraverso il quale alla Forma è giunto l’Artefice, Attilio Stocchi per “Vermiglia”, 2016), ovvero dall’anima vibrante del cavallo dipinto in primo piano, colto dall’alto nella propria antitetica, evanescente veemenza, dal Maestro Boccioni: perno del dipinto, corpo rosso incontenibile fra cantieri e impalcature, spirito e sforzo vermiglio de La città che sale.
Ed oltre ancora, la verticalità profonda che apre in sé la Visione: quando ormai da “Vermiglia” già s’intravedeva alla cuspide ruotare nel vento l’effige dell’Arcangelo Michele, nidi modulari di ombre piovute nella luce, battito, fiato, come se non esistesse divario fra noi e la struttura in alto, come se quasi se ne potesse spostare le fibre ad ogni proprio respiro; quel senso di prossimità incomputabile, empatia di Forma, quella “Coscienza della distanza, che è puro vibrare” (Dentro al vasto concetto di aisthesis, dedalo da sciogliere in A. Warbourg, in Mnemosyne. Bilderatlas, cit.), e che apre in sé della misura il riverbero, il calore, la testimonianza.
Oltre le “Stratificazioni/nembi/Cieli” (Attilio Stocchi per Vermiglia, 2017) che in numero di sette erano innervati alle cime dai tubolari d’acciaio color vermiglio, un lembo di sole: irradiato di luce la sera a quei rintocchi dall’Artefice – e di sette ordini in egual misura la sua scansione verticale in laterizi -, il Campanile di San Gottardo in Corte, parte integrante di “Vermiglia”; risonanza della Visione, giunco in cielo, vettore, com’è adesso il nostro sguardo che sale e che piove dalla Volta al “Bosco delle Muse”.
Era lembo rosso costituente, anelito, “principio del […] primo principio, del soffio primo” (PMG IV – l’Alta Fonte, cit. all’Incipit), nel diallelo architettonico: Apice d’un Apice. Distanza fisica di un Padiglione/Nuvola temporaneo, da se stesso – Sub -, ed il coinvolgimento, la coscienza interna che gli è stata infusa di cuore perpetuandolo – Apud -, nell’avvicinarlo.

 

Super – Intra; Aria e Terra. Puro vibrare, dentro al divario che dirama, fra le Radici pregne del Bosco, e l’Alta Fonte che dilaga. Nel tempo sospeso in Divenire – di cui il diapason perimetrale, l’Ellisse, è ritmica, arcana manifestazione – è un “cerchio magico [ove anch’ella è] duale come il giorno e la notte, il sole e la luna” (Antonella Ranaldi, in Umbracula e i due Savi di Fausto Melotti, Corraini Ed., 2016, p. 23; ove il progetto del Padiglione Umbracula è di Attilio Stocchi) quello spazio estesico, ancestrale, solenne, che è la Rappresentazione: in “Muse a Milano”, i nove alvei bluverdi neon pulsanti ai nostri piedi (le “Stanze” esagonali) – come trasfusi dagli schermi ormai densi di colori e di racconti, che dai due alvei opposti del perimetro ellittico in afflati tematici già s’irradiano all’Apice -, dal fulcro ovale della Volta stessa traggono a loro volta linfa e modulazione.
Una struttura narrativa maestosa e conturbante, per immagini e per Architetture, dove il canonico quadrato semiotico (Greimas 1966), se applicato per suggestione al flusso d’energia e di vettori dell’intera Visione che si ha dal centro del Bosco, è un rombo alchemico ruotato, ovvero in divenire, per sua stessa ragion d’essere; come una gemma, un adamas, un diamante (Paracelso, in ed. 1981; simbolo radice in tutti i tempi e le religioni, senso di coscienza collettiva, “Corpo d’oro, astrale” o “Corona di fuoco”, cit. all’incipit nel PMG IV, che unisce Aria e Terra ad Acqua e Fuoco): è geometria del coinvolgimento.
Architettura suprema degli Apici in risonanza: dalle strutture magnifiche del “Bosco delle Muse” di Attilio Stocchi, là dov’era l’assenza, ovvero nell’ovale vacuo in cui L’Apoteosi di Hayez distrutta nel ’43 non narra più di sé, affiorano i nuovi cieli, Opere d’Arte fuori scala custodite in Milano, dettagli macroscopici di esse.
Le Muse e i loro Cieli, adempiuti in una matrice: attraverso “Muse a Milano – Accoppiamenti giudiziosi”, il loro è un dialogo con la contemporaneità, con la capacità sua di mutare prospettiva, di mettersi in gioco, d’interpretarsi.
Dal Parnaso di Appiani, tautologia commovente, alle analogie organiche della Scultura n.21 di Fausto Melotti, dalla Fondazione a lui intitolata di Via Randaccio in Milano; impulso vitale nel Mito, verità e colori nitidi, pieni, primari, bollenti – Bonalumi, Superficie rossa, del 1951 -, superfici di costruzione e decostruzione (Colombo, Strutturazione pulsante, Archivio d’Artista in Milano), come un alfabeto arcano che si conforma, emerge a noi e galleggia nel vuoto che ha dietro di sé. Nel pathos, il cosmo (Fontana, Concetto Spaziale, dal nostro Museo del Novecento), superfici di costruzione e decostruzione (Colombo, Strutturazione pulsante, Archivio d’Artista in Milano), vita che incombe da un Apice, laddove invece alle radici, nell’ignis centrum terrae del Bosco, le effigi sfaldate ma in pieno lume delle Cariatidi, ancora trepidano per un altro respiro.
Nel tempo dell’ellisse – con La Fine di Dio, dall’omonima serie di Fontana (Archivio Lucio Fontana a Milano) -, l’Assoluto d’Architetture e di Arte apre adesso risonanza, è un vasto orizzonte.
Quando “Tutti gli elementi messi in dialogo tra loro [dal Padiglione After/Umbracula] hanno costruito una sorta di porta sospesa tra passato e futuro, tra strutture preesistenti e interventi umani, in un’unica armoniosa architettura” (Claudio De Albertis, Presidente della Triennale di Milano), non si può che vibrare.

Due fuochi in pietra di Viggiù, e un’ellisse in proporzioni auree sopraelevata e la cui copertura a pergola è membrana trafitta da oltre 4300 fori, ognuno dei quali è osculum di timbrica differente, nidi per la luce; ellisse che sembra vegliare, conchiusa fra sette alberi armoniosi diramati in ali all’alto e alla distanza, avendone i cormi generata l’ombra e la misura dal principio, attraverso la loro stessa fibra. Ellisse, e il riverbero verde che lascia ancora di se stessa.
S’inspira alla lirica delle fronde, alla Sala delle Asse del Castello, oltreché alla suddetta serie di Fontana, la prima Installazione permanente in Milano di Attilio Stocchi, “Umbracula”, dal 16 Giugno 2016 aperta ad avvalorare quell’alveo riposto, al confine fra snodo e immaginazione, accanto alla testata curva del Palazzo della Triennale di Milano.
Fra un Ginkgo ed un Ippocastano il suo asse vitale di disposizione: misura della distanza e lembo alla vita; una soglia d’accesso ritmica, poderosa nella griglia metallica scura che le ombre e le foglie cadute hanno plasmato in tastiera, e il suono interno del colore, contrappunto attraverso il quale il rosso vino (Ral 3005) del pavimento trascende di giorno il diafano schermo del fronte ellittico argenteo strutturale, e affonda la notte, grisaille, indaco, a spegnersi oltre l’alveo della pergola chiusa, incrinata da brividi di luce, fra gli alberi viola. Il ritmo pervade tutta la struttura, che al contrario sembra domandare il silenzio; il Sentire sommesso ma vibrante che quasi la rarefà, è come se celasse un battito interno lento, intenso, un suono cupo, profondo, greve, prolungato, che non s’esprime con la dialogica cristallina della luce e delle fronde, ma che ne trae armonico conforto.
Segni di gioia e di Mestiere, di memoria, e commoventi, le piastre e i bulloni con cui l’Artefice ha assemblato le 78 lamiere della stupenda struttura, involucro formato da 24 spicchi calandrati e ricongiunti, “come le architetture in ferro dell’ingegneria ottocentesca (Attilio Stocchi, in Umbracula e i due Savi di Fausto Melotti, Corraini Ed., 2016, p. 80, cit.); laddove nondimeno per sua stessa composizione il Numero d’oro” (1,618) generato dall’Artefice nel conformare il rapporto aureo tra i due assi dell’ellisse del basamento e quelli dell’ellittica copertura a pergola, è suggello ancestrale della perennità naturale, divenire, logica suprema che solo ascende sovrana mentre si rinnova.
Fra una genesi e un epilogo come sospeso, nato dall’anemos, “Spugna: tra [mondo] vegetale e animale” (Attilio Stocchi, in Umbracula e i due Savi di Fausto Melotti, cit., p. 63, cit.), il Padiglione “Umbracula-After” è in effetti Progetto edificato sul fluidico Senso del divenire, sull’After dell’Architettura, sull’addizione all’esistente – in occasione della XXI Triennale, con l’apporto della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio di Milano, illuminate committenze -, culminato con la coinvolgente Mostra After, a cura di Antonella Ranaldi e Fulvio Irace, che ha permesso d’ammirare ed ‘interagire’ con due dei Savi del gruppo scultoreo La disputa dei Sette Savi di Atene, realizzato da Fausto Melotti tra 1960 e 1962. Dei prototipi di Costante uomo già esposti in precedenza in Triennale (nel 1936 e nel 1940), i due Savi posti di spalle l’uno all’altro, esposti con After, entro il nucleo delimitato/illimitato di “Umbracula”, hanno aperto una dimensione toccante nel modulo e nel tempo, nelle distanze: 10 i pilastri organici innalzati conseguentemente dall’Artefice Attilio Stocchi, a sorreggere la copertura/membrana del Padiglione, e nati all’origine da estrusioni della membrana stessa; 10, in modo che con i due Savi in Mostra generassero allora per addizione il numero originario della loro unità/totalità, 12, come al principio.
Una “poetica della distanza […] secondo le coordinate intra, super, sub, apud. Dentro, sopra sotto, vicino […] alla ricerca di una distanza armonica nella disputa immaginaria [che li vede interrogarsi sul] divenire, le metamorfosi organiche al trascorrere del tempo […] la possibile addizione, l’opera aperta […] nello spazio ideale” (Antonella Ranaldi, Ibidem, p. 24-27), con un “dialogo senza voce [ove] astratto, metafisico, classico diventano spigoli di un medesimo volume: una mescola che misura la coerenza, cioè la continuità e la pertinenza” (Fulvio Irace, in Umbracula e i due Savi di Fausto Melotti, cit., p. 44), come Apici ai confini impigliati nella magia infusa, coscienza interna, rivelazione vorticosa entro il fulcro d’ “Umbracula” di Attilio Stocchi.
Fra le loro enigmatiche, vulnerabili, pietrificate effigi, come argini ciechi – Alfa e Omega (merismo totale ripreso al di là dell’esegesi dal Canone, in Indro Montanelli – Calliope) – la vita unica che scorre.
Ferita dall’ombra la luce sembrava stremarsi, fra l’uno e l’altro apice, e poi sfolgorare ancora, per ”spegnersi in volo” (Da Attilio Stocchi, Favilla, Reflexe, III), eternamente.
La “coscienza della distanza” (A. Warbourg, in Mnemosyne. Atlante della Memoria, cit.) non è numero, non è struttura, è l’anima, tutta, che la riempie.

Nell’ombra d’un fiore si spegne la Volta (Jannis Kounellis, Rosa nera), si estingue il flutto del Bosco che ardeva con te alle cime. Ѐ una rivelazione l’alveo a mosaico edificato in basamento: soltanto materia, ma dentro al battito ha un fiato di vita.
Un Artefice grande è Attilio Stocchi, per le sensazioni che il suo lavoro riesce a suscitare. Che ‘vive e che muore’ nelle Sue coinvolgenti Architetture, nel suo incessante costruire, e che nel prossimo suo Spazio, già promesso, sussurrato nel Bosco, e atteso, rivivrà ancora. Per raccontare in Strutture la purezza, la meraviglia, il ricordo, le voci. La Poesia viva di quel giorno che tutti aspettiamo arrivare domani con l’alba, perché non l’abbiamo ancora vissuto.
Quattro battiti lascia di sé il perimetro d’ellisse; e le statue a quel fiato serrate sono perdute nel riverbero, come all’onda per sempre le conchiglie.
Oltre le cime il respiro, lembo rosso di sole.
Soltanto un respiro, ma è un lembo di vita.

Guarda le foglie, ascolta le foglie (Talia, la fiorente): da dove vengono i colori se non dal cuore che li ascolta. Palpito che non muore, nel nido rosso di fronde (Erato, la desiderante).
Guarda l’inverno: una sola foglia bianca perduta su di un ramo, così riflessa nell’onda che riposa, nel riverbero mesto che fa dell’oro un soffio viola, ti si rovescia Dentro, dove non sei che bambina (Tersicore, la danzante/volteggiante), purezza che trascolora nel tempo liquido che scorre, sotto il cielo che trabocca (Urania, la trascendente/celeste).
Dove vanno le case, le nuvole, i sogni, le barche, l’orizzonte, e i ponti d’argento dipinti per attraversarle (Clio, la glorificante). Nel sapore dell’acqua – memoria vivida – tu li ascolti scrosciare, dalla Volta li senti tornare, ti scorrono incontro.
Guarda l’Estate che ritorna: la cogli con le mani, calda come il sole. Ѐ il suggello di una vita, in un grumo di colore. Perché sei il cuore che perdi ad amare, che è sorto sulla tela, memoria vivida che corre come le nuvole sulla via (Calliope, la – bella voce – scrivente).
Affonda la città nera nell’acqua, che è già notte; senza fragore, delle forme cesellate se ne perde soltanto la scorza, la cromatica parvenza, il tenore. Ne riaffiora il respiro azzurro (Melpomene, la cantante), l’anelito irrorato di stelle, la risonanza che in cielo lo apre (Euterpe, la rallegrante). Colore nel colore, vita e dolore, memoria che ti corre incontro, e il cuore che perdi nel ritrovarla.

 

Giada Eva Elisa Tarantino
© Copyright

Attilio Stocchi, website:
http://www.attiliostocchi.it/

Visione dall’alto de “Muse”, ne La Repubblica (del 5 Marzo 2017):
http://video.repubblica.it/edizione/milano/muse-a-milano-l-installazione-che-omaggia-le-meraviglie-custodite-nei-musei/269483/269930
Ivi, a proposito di “Favilla” (2015):
http://www.livemilano.it/2015/06/21/favilla-di-attilio-stocchi-matrice-di-vita-alle-radici-di-ex_po/#
Ivi, a proposito di “Seme” (2013):

http://www.livemilano.it/2013/04/13/seme-seed-di-attilio-stocchi-fondamenta-di-luce-al-foscarini-spazio-brera-a-milano/
Ivi, a proposito di “Librocielo” (2012): http://www.livemilano.it/2012/04/22/librocielo-di-attilio-stocchi-milano-e-lume-patria-e-misura/#
Ivi, a proposito di “Cuorebosco” (2011): http://www.1channel.it/il-theatrum-naturae-di-attilio-stocchi-a-milano-allestisce-un-cuorebosco/

Ivi, a proposito di: “Vortice” (Attilio Stocchi, con Gualtiero Oberti. Dal 2006, in Piazza Cavour a Vaprio d’Adda); “Ex_ Po. Milano e la sua distanza” (2015 – in divenire. Progetto di land art in via d’edificazione, in mostra alla Triennale di Milano, dal 30 Gennaio al 22 Febbraio 2015); “Reame” (2014, Progetto effimero.duraturo per la riqualificazione dell’area pedonale di Piazza Castello a Milano, avviato in Sala Leonardo di Expo Gate dal 15 al 31 Luglio 2014, in mostra per Atelier Castello alla Triennale di Milano, 7 Novembre – 14 Dicembre 2014); “Lumen” (Attilio Stocchi con Gualtiero Oberti. 2009-2011, Piazza Giovanni Paolo II a Lumezzane, Bs); “Bulbo” (2007 – 2008, Attilio Stocchi con Gino Guarnieri. Galleria d’Arte, Milano); “SEME/Seed” (Saloni 2013, Foscarini Spazio Brera, a Milano); “Attesa” (2010, Installazione per il Padiglione Italia, XII Biennale di Venezia, Tesa delle Vergini); “Fuso” (2010, scultura/architettura per Venezia); “Lucegugliavoce– I “Dialoghi sull’amore” (2007 – primo evento della Rassegna pensata e diretta da Attilio Stocchi all’interno del progetto Domus vivendi, promosso dal Comune di Milano); “Fluxum” (2003, allestimento per la mostra “Acqua”, Palazzo Reale, Milano); ”Papilio” (1995, Progetto di riqualificazione di Borghetto Flaminio a Roma),
http://www.livemilano.it/2015/06/21/favilla-di-attilio-stocchi-matrice-di-vita-alle-radici-di-ex_po/#

 

 

* “Gran Papiro Magico/Grand Papyrus Magique de Paris” (PMG IV), Bibliothèque Nationale de France, IV Sec. Rituale mitraico [ivi, in contrappunto a Par. XXIV, vv.145-147].
Disposizione frammenti selezionati di Testo, e onomatopee del Canto:

Sono e non sono” (Pre Logos) // “Corona di fuoco” (IV Logos) // “Del Nostro Oro” [Logos Invocat.] //
Aspettati d’udire un grande fragore […] ma tu di’ di nuovo (Sec. Istr.): Silenzio! Silenzio! Sono un astro che procede con voi e che splende dall’abisso (OXYOXERTHUTH – II Logos)” //

Odimi, ascolta me” (III Logos) // : “stelle pentagrammate“ (II. Logos) // […], “duplice corpo” (tu, che dimori nel Fuoco PENPTERUNY – III Logos) // […], “respiro ardente” (PSYRYNEY) […]. “Origine prima di mia origine [AAEЀIOYO – Logos Invocat.] […], principio del mio primo principio [P P OO PHR] […] del soffio primo in me [M M M] […]; mescolanza delle mescolanze in me, primo del fuoco primo in me [ЀYЀIAEЀ] […] , Acqua […] prima dell’Acqua in me […] Corpo Perfetto di me, braccio onorato [… che hanno formato nel mondo oscuro e trasparente, inanimato e che venne animato YЀI AYI EYÒIE]” […].
Soffio di Luce” [AOI – III Logos], gioia del Fuoco [AILURE]” // […], “Radice [I Logos] […].
Bello di luce [AZAIAIÒNA] […] che nella luce hai la vita” [AIA IÒ (e)] “.

Poesia: pubblicati i nomi dei finalisti del Premio Poetico Nazionale dedicato a L. Ron Hubbard

Contrariamente alla tradizione delle passate edizioni, gli Amici di Ron hanno pubblicato preventivamente su premiodipoesia.it i nomi dei finalisti della IV edizione del premio di poesia che ha come tema “Vivo sul pianeta Terra”. Cerimonia prevista a Milano, palazzo Visconti, il prossimo 30 aprile 2017.

Milano,  12 aprile 2017  – “L’artista riveste un ruolo enorme nell’innalzamento della realtà di oggi e nella creazione di quella di domani – scriveva L. Ron Hubbard nel 1951”, a riferirlo è Renato Ongania, presidente del premio poetico nazionale dedicato allo scrittore statunitense e dal 2008 direttore dell’ufficio di rappresentanza italiano della Fondazione degli Amici di Ron. “Il sito è preso d’assalto, abbiamo superato i 100,000 visitatori annui con una media che si aggira intorno alle 600 persone al giorno. Buon segno, la poesia è viva e grazie a Internet sta conoscendo una nuova vita. I giurati anche quest’anno hanno fatto un lavoro encomiabile. Il loro impegno ci permetterà il prossimo 30 aprile di celebrare i migliori poeti inediti, e mantenere alto il valore della poesia, dando voce ai poeti, nello spirito della nostra iniziativa ed in continuazione a quanto fece L. Ron Hubbard per sostenere i giovani scrittori”.Palazzo-Visconti-Socrea-Sala-Visconti

“Anche quest’anno ho coordinato le varie giurie – afferma la scrittrice Donatella Rampado fondatrice in collaborazione con gli Amici di Ron del Premio Poetico – le tre sezioni del premio sommariamente ci hanno impegnato con 467 opere di cui 419 poesie inedite, 29 monologhi teatrali inediti e 19 video-poesie inedite. In questa quarta edizione mi ha colpito la declinazione artistica estetica ed originale in seno al tema proposto.”

Tra i giurati Maria Giovanna Bonaiuti, poetessa di Fermo vincitrice della primissima edizione, la poetessa Sara Rodolao madrin
a d’eccezione della IV edizione, il poeta Antonio Maglio presidente dell’associazione La Nuova Poesia di Formigine (Modena), Stefania Salardi speaker radio e giurato sin dalla prima edizione, il poeta

Nunzio Buono presidente della sezione video-poesia, la scrittrice Grazia Romanoni ed il poeta Fabio Amato, oltre a Fabrizio De Giovanni, Maria Chiara Di Marco e Jessica Polsky, nomi più che noti al mondo del teatro.

rodolfo-vettorello - Vincitore della III edizioneNew entry della giuria del premio, il vincitore della scorsa edizione per la sezione teatro, l’autore campano Pasquale Quaglia ed il concorrente che ha primeggiato nella sezione Poesia Inedita lo scorso 29 marzo 2016, il poeta Rodolfo Vettorello. Entrambi gli autori compariranno nell’antologia degli Amici di Ron “Alla ricerca della Verità”, che sarà presentata il 30 aprile a palazzo Visconti (Milano) parallelamente alla cerimonia di premiazione e declamazione delle opere che hanno primeggiato con il tema “Vivo sul pianeta Terra”, già votate e selezionate, ma che rimarranno segrete ancora qualche settimana.

 

 

 

 

PREMIO DONGHI 2017: Al via la terza edizione del concorso fotografico nazionale in collaborazione con la Libreria Hoepli

“Vivere con l’ARTE. BenESSERE in Condominio”

concorso fotografico nazionale (gratuito)

MILANO, 3 aprile 2017 – DONGHI–gestione immobili, forte del proprio ruolo come amministrazione di Immobili e Condomìni a Milano, rinnova per il terzo anno l’appuntamento con il ‘Premio Donghi’, concorso fotografico nazionale gratuito dedicato al tema “Vivere con l’ARTE. BenESSERE in Condominio” che si rivolge a professionisti, fotoamatori e dilettanti, a partire dai 18 anni, con residenza o domicilio lavorativo in Italia.

Il concorso si è aperto lo scorso 30 gennaio e si concluderà il 30 aprile 2017.

La terza edizione del Premio Donghi (www.donghi.eu) punta alla scoperta del mondo condominiale italiano attraverso le foto di opere d’Arte già presenti in qualche Condominio (sezione A) oppure di quelle che si vorrebbe fossero inserite come nuove proposte o fossero un utile suggerimento (sezione B) per abbellire gli spazi comuni degli stabili.

Il concorso si avvale di una Giuria ufficiale e di una Giuria popolare del web. La Giuria ufficiale, composta dal Presidente Nicola D’Amico – giornalista e saggista – e da fotografi professionisti: Giulio Cerocchi, Gloria Fenaroli e Antonio Schiavano, selezionerà le immagini meritevoli per la rilevanza tecnica ed artistica e decreterà il vincitore assoluto che si aggiudicherà un soggiorno in Italia per due persone.

La Giuria popolare del web invece decreterà il vincitore WEB per ogni sezione/album cliccando “mi piace” sulla foto preferita nei due  album sulla pagina Facebook: https://www.facebook.com/CristinaDonghiGestioneimmobili/ e riceverà una pergamena.

Tutte le foto entreranno a far parte del prestigioso catalogo interattivo del progetto, pubblicato online in lingua italiana, come già realizzato per le due edizioni precedenti.

Prestigioso e importante partner della terza edizione è la Libreria Hoepli, nel cuore di Milano in via Hoepli 5, MM Duomo, che ospiterà i tre appuntamenti gratuiti e aperti al pubblico:

  • Mostra collettiva “L’Arte in Condominio” dal 05.05.2017 al 26.05.2017 in cui saranno esposte le migliori immagini selezionate dalla Giuria ufficiale, con l’obiettivo di attrarre l’attenzione di tutti i cittadini sull’argomento;
  • Inaugurazione della Mostra, venerdì 05.05.2017 – ore 18 alla presenza di associazioni, enti, civili e, ospite d’onore, la Giuria ufficiale,  con brindisi di benvenuto per gli intervenuti ed estrazione tra i presenti di un cofanetto regalo – esperienza speciale tra benessere e gusto per due persone;
  • Cerimonia di Premiazione del Concorso Fotografico, giovedì 25.05.2017 – ore 18 e tavola rotonda “Il valore dell’ARTE in Condominio”; il programma dell’evento è visionabile sul sito donghi.eu.

Il concorso vuole essere una concreta occasione per confermare l’interesse di DONGHI nel promuovere la cultura, per innalzare la qualità dell’abitare, aumentare il comfort ed il valore patrimoniale degli immobili e sostenere la creatività degli artisti Made in Italy” afferma la Dott.ssa Cristina Donghi, ideatrice e organizzatrice del Premio Donghi.

 

Issey Miyake ospita Glass Fountain by Tokujin Yoshioka

TOKUJIN YOSHIOKA - GLASS FOUNTAIN - installation 03In occasione della Design Week 2017 il nuovo negozio milanese Issey Miyake, di via Bagutta 12, ospita l’esposizione personale di Tokujin Yoshioka “Glass Fountain”.
Tokujin Yoshioka è un designer giapponese le cui creazioni ispirate alla natura ed ai sensi sono fortemente considerate in tutto il mondo. Ha ricevuto numerosi premi internazionali per il design come il Design Miami Designer of the year nel 2007. Alcuni dei suoi lavori più importanti sono parti delle collezioni permanenti nei più noti musei come il Moma di New York, il Centre George Pompidou, The Victoria and Albert Museum, il Museé d’Orsay a Parigi etc.
Tokujin Yoshioka presenta il nuovo lavoro “Fountain – Glass Table” in collazorazione con Glas Italia.
Questa serie di tavoli in vetro, brillanti come fontane, sono stati creati dalla sinergia tra gli artigiani dell’isola di Murano e le tecnologie insustriali.
Durante il processo di manifattura, grazie alle tecniche degli artigiani vetrai, un disco di vetro viene trasformato in forma tridimensionale dando alla massa vitrea una struttura che rappresenta lo scorrere dell’acqua che rinasce come una fontana e prende una forma che solo la natura incontrollata può creare.
La mostra ci ricorda le meravigliose increspature e gli scointillii della luce naturale, e questo sfavillio verrà proiettato all’interno dello spazio.
Stella Ferro

 

 

 

Galleria fotografica

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