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Giuseppe Fava Oltre il giornalismo

Milano ricorda il giornalista Giuseppe Fava, vittima della mafia, con una mostra e tre incontri

 

Giuseppe Fava

Oltre il giornalismo

un progetto a cura di Massimiliano Scuriatti

e della Fondazione Giuseppe Fava

 

Il 16 aprile alle ore 18.00 alla Sala del Grechetto l’inaugurazione della mostra La pittura come documento e denuncia  apre il programma di iniziative dedicate a Giuseppe Fava.

Nato a Palazzolo Acreide (SR) il 15 settembre 1925 e morto a Catania il 5 gennaio 1984, assassinato dalla mafia, Giuseppe Fava fu giornalista, scrittore, drammaturgo, saggista e pittore. La serie di eventi a lui dedicati intende offrire un ritratto completo di ciò che Fava ha rappresentato rispetto alla cultura italiana degli ultimi cinquant’anni. Per la sua incessante ricerca delle cause alla base dei più biechi comportamenti umani, Giuseppe Fava ha infatti utilizzato non soltanto la carta stampata, da grande giornalista qual era, ma anche ogni altra forma di comunicazione possibile: la pittura, il teatro, la narrativa, il cinema, la televisione, la radio. Una prolifica produzione, di grande valore artistico e intellettuale, espressa in diversi linguaggi, sebbene uniti da un unico intento, praticati tutti in modo assiduo e consapevole, in parallelo con l’altrettanto incessante attività di cronista.

Un percorso volto a diffondere una conoscenza totale e approfondita del Giornalista, dell’Artista, dell’Intellettuale, dell’Uomo Giuseppe Fava.

L’evento è stato ideato e curato da Massimiliano Scuriatti e realizzato dalla Biblioteca Centrale in collaborazione con la Fondazione Giuseppe Fava, in ricordo di Elena Fava.

LA MOSTRA

Curata da Giovanna Mori, la mostra La pittura come documento e denuncia  intende indagare e divulgare l’attività artistica del giornalista siciliano che utilizzò il mezzo pittorico, incisorio e grafico come strumento di comunicazione e di denuncia sociale. Le sue colte riflessioni sull’arte e la sua non comune personalità lo portarono ad elaborare un proprio linguaggio artistico tagliente, incisivo ed autentico.

La mostra raccoglie e presenta circa 60 opere, tra dipinti ad olio, incisioni e disegni realizzati lungo un arco di tempo che corre dalla fine degli anni Cinquanta ai primi anni Ottanta

Una potenza cromatica ed una forza espressiva vigorosa animano le tele degli anni Sessanta: figure disposte su un ravvicinato primo piano si stagliano contro case addossate e chiese barocche. È la Sicilia con i suoi abitanti, le sue architetture e le sue piaghe profonde quella che Fava mette in campo. La descriverà con il suo occhio di giornalista, indagatore e preciso, ma anche con quel senso di appartenenza che lo condurrà a cogliere, di questa terra ferita, una recondita bellezza.

Tra le pitture del primo periodo se ne distinguono alcune dove si attenua il tono pacato del racconto e si acuisce l’incisività della denuncia. Sono della metà degli anni Sessanta Studio sul dolore, La vendetta e Posa per un mafioso: evidente in tutte il desiderio di descrivere l’oppressione di una mafia sempre più aggressiva e brutale. Studio sul dolore, scelto come icona della mostra, è una crocifissione moderna, un supplizio dei nostri tempi che ci conduce, con quel sorprendente primo piano privo di scenografia, nel dolore estremo di chi subisce una violenza e nella disperazione di chi resta.

Negli anni Ottanta il desiderio di Fava di fare della pittura uno strumento di denuncia sociale si combina e si arricchisce nell’analisi delle fonti portandolo ad elaborare un’iconografia talvolta allegorica: la distribuzione di volti in uno spazio compresso diventa una sorta di cifra stilistica che l’artista utilizzerà anche nella sua vasta produzione incisoria e grafica. Volti brutti, minacciosi, sgradevoli per parlare di malaffare e corruzione ed in alcune tele del 1980 e 1981 il pittore per descrivere le miserie dell’animo umano si avvale di riferimenti al repertorio iconografico enigmatico, surreale e macabro di Hieronymus Bosch.

Presenti in mostra molte acqueforti, tecnica a cui l’autore si dedicò dal 1975 e che gli permise di elaborare soggetti e trattare tematiche che avrebbero contribuito a raccontare la sua isola: Cerimonia patriottica, La consegna delle case popolari, Il fatto di cronaca ed altri ancora sono scorci efficaci ed autentici sulla Sicilia sofferente ed offesa, sulle sue speranze trasformate quasi sempre in illusioni.

L’opera grafica si distingue poi per la verve provocatoria e pungente con cui il pittore deride la figura del mafioso, raffigurato in alcuni disegni goffo, ottuso e grossolano, consapevole di quanto lo scherno fosse inviso ed aborrito dai malavitosi. Altri disegni evidenziano invece il desiderio dell’artista di fermare sulla carta un volto, l’emozione di un attimo, un’espressione fugace.

Fava costruisce racconti e porta avanti denunce anche con la pittura e lo fa con il coraggio degli uomini onesti. Nello stesso tempo scrive inchieste, romanzi, opere teatrali e continua a fare il suo mestiere di giornalista. Nel 1982, dopo avere assunto il ruolo di direttore del Giornale del Sud, dal quale verrà licenziato per il tono graffiante dei suoi articoli che non contemplava compromessi, fonda il mensile I Siciliani, che da subito farà della ricerca della verità il suo unico fine.

La mostra è un’occasione per cogliere ed apprezzare la poliedricità di Giuseppe Fava, il suo muoversi con efficacia su vari ambiti espressivi strettamente integrati fra loro poiché uniti dal medesimo intento: osservare per raccontare con sguardo lucido e senza timore.

All’interno dell’esposizione una zona sarà dedicata alla proiezione a ciclo continuo di spezzoni della serie I Siciliani , realizzata nel 1980 con regia di Vittorio Sindoni e sceneggiatura di Giuseppe Fava, e nelle teche, dislocate lungo il percorso, verranno esposti i preziosi materiali d’archivio – disegni e bozzetti, articoli originali, copie di giornale, dattiloscritti e copioni delle opere teatrali e di narrativa, fotografie – finalizzati a testimoniare l’incessante attività creativa  e documentaria dello scrittore/artista .

La mostra mette in luce un tratto meno conosciuto della personalità dello scrittore, impegnato nell’indagine delle dinamiche sociali del suo tempo, e svela il motivo ispiratore della sua arte: il desiderio di verità combinato all’urgente necessità di raccontare fatti e descrivere stati d’animo. Lo spessore umano di Giuseppe Fava potrebbe contribuire, oggi più che mai, a rivitalizzare gli ideali del nostro tempo.

La pittura come documento e denuncia 

Inaugurazione: 16 aprile 2019, ore 18.00

Biblioteca Sormani – Sala del Grechetto

Via Francesco Sforza, 7  Milano

 

Galleria delle immagini   https://www.flickr.com/photos/151724026@N05/albums/72157679789296368

 

Dal 17 aprile all’8 giugno 2019

Biblioteca Sormani

Scalone monumentale

Via Francesco Sforza, 7  Milano

Lunedì – Venerdì 15.00 – 19.00

Sabato 9.00-12.30. Chiuso Domenica e festivi.
Ingresso libero

 

www.milano.biblioteche.it sezione eventi

info: Ufficio Conservazione e Valorizzazione Raccolte Storiche tel. 0288463372

c.salagrechetto@comune.milano.it

 

#lemostredipalazzosormani

 

GLI INCONTRI

Il progetto Giuseppe Fava. Oltre il giornalismo propone, oltre alla mostra, tre incontri dedicati ad approfondire gli ambiti di espressione della poliedrica attività dello scrittore siciliano.

Giovedì 16 maggio 2019 ore 17:30 – Biblioteca Sormani – Sala del Grechetto

Giuseppe Fava: Cronaca di un uomo libero

L’incontro propone riflessioni sui vari aspetti della poliedrica attività di Giuseppe Fava. Per Fava Giornalista interverranno Claudio Fava e Antonio Roccuzzo; per Fava Drammaturgo Massimiliano Scuriatti; per Fava Pittore Giovanna Mori (curatrice della mostra e autrice di una pregevole monografia su Fava pittore appena pubblicata dalla Fondazione Fava già in libreria e che sarà possibile acquistare presso la sede espositiva nei giorni 16 aprile, 16 maggio e 21 maggio). Per Fava sullo schermo interverrà Vittorio Sindoni, mentre Nando Dalla Chiesa si soffermerà sulla poliedricità di Fava. In chiusura Maria Teresa Ciancio, presidente della Fondazione, parlerà su La Fondazione Giuseppe Fava dal 2002 ad oggi.

 

Martedì 21 maggio 2019 ore 18:00 – Biblioteca Sormani – Sala del Grechetto

La verità recitata

Presentazione del secondo volume della raccolta teatrale di Giuseppe Fava (Edizioni Bietti, Milano) con  Massimiliano Scuriatti, curatore del volume, Giuseppe M. Andreozzi responsabile dell’archivio di Giuseppe Fava e Raffaella Di Rosa, giornalista.

Giovedì 23 maggio 2019 ore 16:00

Anteo Palazzo del Cinema Piazza Venticinque Aprile, 8 Milano

Prima che vi uccidano – Il cinema di Giuseppe Fava

Proiezione de I SICILIANI (regia di Vittorio Sindoni, da e con Giuseppe Fava, musica di Riz Ortolani) e di altri film.

Interverranno Giuseppe Spina di Nomadica, circuito per le arti e il cinema di ricerca; Vittorio Sindoni, regista; Massimiliano Scuriatti, curatore dell’evento Giuseppe Fava. Oltre il Giornalismo; Francesca Andreozzi, vicepresidente della Fondazione Giuseppe Fava e Raffaella Di Rosa, giornalista.

 

Bussetti: solidarietà alla preside del Cavalieri di Milano

Milano, 5 aprile – Il ministro Bussetti esprime solidarietà alla preside dell’Istituto Comprensivo Cavalieri di Milano, Rita Bramante, nei confronti della quale sono state rivolte scritte offensive sui muri della scuola.

Nella scuola media Cavalieri di Milano gli studenti hanno deciso di coprire gli insulti alla loro preside Rita, apparsi sui muri dell’istituto, con post-it di solidarietà. Questa è la vera scuola, dove i messaggi del cuore cancellano l’odio. Grazie ragazzi. Ecco il mio”.

Il ministro affida il suo messaggio a un video e un post pubblicato su Twitter, che idealmente si aggiunge ai post-it di solidarietà e affetto con i quali gli alunni della scuola hanno coperto le scritte offensive nei confronti della loro preside, condannando così il gesto vandalico.

 

ministrobussetti

https://twitter.com/bussetti_marco/status/1113826573445206017

 

 

Alessio Musella: dar voce agli artisti e ai loro messaggi di valore sociale

Alessio Musella: Responsabile Marketing di una radio

e Editore di una rivista

per dar voce agli artisti e ai loro messaggi di grande valore sociale

Milano, 5 aprile 2019 – Free Magazine,  un progetto editoriale ambizioso che vuole portare arte, cultura, territorio e persone “nelle mani” di chi può apprezzarle e valorizzarle e Post Garage Web Radio, nata per caso e per passione, un mondo magico fatto di musica e luci, sorrisi e professionalità, due mezzi di comunicazione che danno spazio soprattutto a rubriche dedicate a persone, artisti e associazioni che s’impegnano nel sociale.

Alessio Musella nasce come interior designer, con una passione sconfinata per il design e l’arte:  anni  trascorsi in Arabia Saudita e viaggiando tra Stati Uniti ed Europa, hanno spostato la sua attenzione dalla  progettazione alla consulenza nel campo della comunicazione per aziende nel settore del lusso e non solo, dedicando ampio spazio a progetti di solidarietà.

Tra i suoi progetti la creazione di un format radiofonico  “I AM on FM”, trasmissione condotta da Musella, Editore del Magazine, e Serena Fumaria, Presidentessa dell’Associazione #ioscelgome  contro la violenza.

Dopo essersi recato in loco  per accompagnare l’Artivista Adele Ceraudo, della quale è responsabile immagine, e aver parlato con Donatella Nonino, responsabile progetto, ha deciso di  prendere in carico la  gestione  di comunicazione e marketing della sesta edizione di “L’Arte Non Mente”, un evento che usa un luogo, il Parco di Sant’Osvaldo che ospitava l’Ospedale Psichiatrico, come una piattaforma artistica nella quale far confluire arti visive, performative e musicali che portino lo spettatore a riflettere; un incontro tra l’arte contemporanea e i percorsi riabilitativi, che si è concretizzato in un riconoscimento artistico da parte delle istituzioni e della cittadinanza, divenendo di fatto una vetrina dell’arte contemporanea.

Mi occupo di comunicazione da tanti anni e conosco il valore della diffusione di un messaggio. Le arti vengono spesso considerate realtà troppo distanti per entrare nella vita delle persone, ma l’arte è una forma di comunicazione che è in grado di plasmare la vita di chiunque: l’arte può aiutare l’uomo a riflettere oltre che a contemplare, lo può aiutare a capire in maniera più profonda e a raggiungere una consapevolezza maggiore della realtà”, questo il pensiero di Musella e il motivo che lo spinge a sostenere l’Arte come forma eccelsa di comunicazione, in grado di arrivare ad ogni persona.

La sua natura eclettica gli permette di osservare e approfondire tutti gli aspetti della comunicazione per gestire progetti in ogni settore, valutando le corrette tempistiche, gli strumenti, le modalità e i messaggi, per raggiungere gli obiettivi di comunicazione.

E quando la professionalità viene applicata ad obiettivi solidali, non si può che riconoscerne il valore della dimensione umana in primo luogo e sperare che altri seguano il suo esempio.

 

http://free-magazine.info

https://www.facebook.com/artenonmente/

http://www.ioscelgome.it

 

 

Fuochi di primavera

L’associazione artistica “Call to Arts” (Chiamata alle Arti) sbarca a Lissone con una mostra d’arte collettiva dal titolo

“Fuochi di primavera”

Inaugurazione alla presenza degli artisti venerdì 5 aprile dalle 17 alle 21

 

Lissone, 4 aprile 2019 – “Call to Arts”, che tradotto in italiano significa “Chiamata alle arti”, è un’associazione artistica nata nel 2016 a Milano che unisce diversi artisti, come scrittori, pittori e musicisti, per portare avanti degli obbiettivi comuni. In questo mondo frenetico dove sembra che l’Arte sia solo un sogno e la materialità sembra protagonista, il gusto del bello sembra a volte svanire del tutto, ma questa associazione si prefigge di tornare a sognare e infondere poesia nell’arte e nella vita.  L’Arte porta con sé l’alta creatività e a volte sangue, sudore e lacrime, questo mondo è fatto di luce e di ombre e si vuole sfidare la sorte per realizzare i propri sogni.

Il presidente di “Call to arts” Giovanni Rusconi (imprenditore, pittore e scultore di Valmadrera) che col vice presidente Franco Farina, anch’egli pittore e scrittore-poeta di Olgiate Molgora,  portano avanti questi obiettivi, ha ribadito durante l’ultima manifestazione: “Call to Arts è una factory in quanto si lavora insieme con scopi comuni, anche se si creano diverse correnti artistiche; si opera in quanto gruppo nel creare eventi come mostre, concerti, musica e altro. Siamo molto sensibili nello sviluppare progetti  per la riabilitazione dell’artista e la sua valorizzazione“.

Il prossimo evento dell’Associazione “Call to Arts” è la mostra di pittura collettiva in Via Martiri della Libertà 63 a Lissone che inizierà Venerdì 5 Aprile: apertura porte alle 17 con un cocktail di benvenuto da parte di 12 artisti,  continuando l’esposizione di quadri, sculture e libri, fino a domenica 14 aprile 2019. 

Giuda Nicolosi, cantante-compositore che si è distinto particolarmente nel 2018 partecipando all’Area Sanremo e nel 2019 per la Regione Lombardia Città di Milano  alla 32a del Live Tour di Sanremo Rock, è anche un poeta e membro attivo di Call to Arts: in questo evento, oltre alle proprie opere pittoriche, si occuperà dei momenti dedicati alla musica.

Seguirà una breve conferenza del maestro Guido Rocca, pittore e scrittore, che parlerà in breve degli elementi che contribuiscono al successo di un artista.

Oltre agli artisti Giovanni Rusconi, Franco Farina, Giuda Nicolosi e Guido Rocca, presenzieranno con le loro opere altri artisti non solo provenienti da Monza e Lecco, ma anche da altre regioni e dalla Svizzera: il pittore e scrittore Vittorio Brancatelli, il poeta e pittore Giampiero Fais, gli artisti Alberto Annigoni, Monika Temenuska, Carlo Alberto Prete, Silvia Cianci Giavatto.

La mostra è dedicata particolarmente all’Amico e Co-Fondatore dell’associazione Call to Arts Luciano Iezzi, musicista e pittore che purtroppo pochi giorni fa è venuto a mancare. Saranno quindi in esposizione anche  le opere di Luciano Iezzi, a commemorazione dell’Artista scomparso.

Sarà un’unione di Artisti e di opere che dedicheranno questa Estetica e la loro Bellezza a chi, come Luciano Iezzi,  ha tanto contribuito a crearle e a portare avanti gli obiettivi di Call to Arts. Sarà un loro ultimo saluto, assieme agli ospiti, al loro Fratello d’Arte!

 

Ingresso libero

GIORNI E ORARI MOSTRA :

Venerdì 5 Aprile (inaugurazione) dalle ore 17.00 alle 21.00

Poi da sabato 6 Aprile a domenica 14 aprile 2019

Orari dalle ore 10.00 alle ore 19.00.

 

Lorenzo Puglisi Il Grande Sacrificio

Basilica di Santa Maria delle Grazie

Sacrestia del Bramante

via Caradosso 1, Milano

Lorenzo Puglisi | Il Grande Sacrificio

 a cura di Giovanni Gazzaneo

 

3 – 28 aprile 2019

 inaugurazione martedì 2 aprile, ore 18.30

Nell’anno del cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci, Lorenzo Puglisi rende il suo personale omaggio al genio fiorentino presentando a Milano la monumentale e inedita opera pittorica Il Grande Sacrificio, lavoro appositamente realizzato per l’esposizione a cura di Giovanni Gazzaneo nella Sacrestia del Bramante in Santa Maria delle Grazie, dal 3 al 28 aprile 2019.

A poca distanza dal capolavoro vinciano cui è dedicato – la celeberrima Ultima Cena – il dipinto a olio su tavola di pioppo, realizzato da Puglisi nel 2019, si staglia nella Sacrestia in tutta la sua imponenza, sei metri di lunghezza e due di altezza. È l’opera più grande realizzata dall’artista: nell’abisso del nero emergono, nella purezza del bianco, le teste e le mani di Cristo e degli apostoli, in una sequenza ritmica e fluttuante.

L’artista ha dedicato al capolavoro vinciano un ciclo di opere che si inserisce in un percorso di dialogo, iniziato sette anni fa, con i grandi artisti del passato e con i loro capolavori.

Scrive Giovanni Gazzaneo: «La storia dell’arte Puglisi l’accoglie nella sua opera non attraverso la perfezione della compiutezza formale, ma offrendoci un’immagine aperta, libera di giocare nelle polarità del bianco e del nero, in un dinamismo che non conosce fine. Dove il nero non è solo orizzonte, tanto meno cornice: è sostanza stessa dell’opera. Dal buio emerge la presenza, una presenza che da quel buio è sostenuta e in quel buio prende vita: bagliori di luce, scaglie di pittura densa e fremente, come in movimento. Il nero invoca la luce e accoglie il generarsi della forma. E nella generazione della forma possiamo cogliere il senso del contemplare l’arte del passato da parte di Puglisi: l’opera non è morta, l’opera è viva, è feconda e il suo splendore attraversa i secoli e continua a illuminare gli uomini e il tempo. Uno splendore che si fa abbagliante per un’icona come l’Ultima Cena di Leonardo. Gli apostoli, ritratti di uomini veri colti in un turbine di emozioni e pensieri per l’annuncio inaspettato del tradimento – che si accompagna al miracolo più grande, l’offerta d’amore e di vita di Cristo nella consacrazione del pane e del vino – nella visione di Puglisi si fanno volti e mani di luce, quasi a formare una partitura ideale o forse una costellazione di stelle».

Nel discorso pittorico di Puglisi spazio, luce e figura si risolvono nell’antitesi drammatica della bicromia, con la conseguente sospensione del tempo e dello spazio, in un processo di semplificazione visiva che riduce la composizione dell’opera ai suoi elementi minimali e più profondi, in cui si concentra lo sguardo di chi contempla.

«Nell’Ultima Cena – spiega Puglisi – Leonardo ha lavorato su quello che più gli interessava, ossia il moto interiore dell’essere umano, la relazione tra gestualità, emozione e pensiero che poi vedremo espressi anche in opere come La Gioconda e La Vergine delle Rocce. È da qui che parte il mio tentativo di riguardare all’opera del Cenacolo, che credo rappresenti una summa di tutti i capolavori della storia della pittura occidentale. Nel 2016 ho presentato a Parigi il primo Grande Sacrificio (un metro e mezzo per cinque), cui hanno fatto seguito altri lavori di piccolo e grande formato su carta, tela, tavola e altri materiali incluso il metallo, con l’ambizione e la speranza che a ogni nuova realizzazione dello stesso soggetto il mio lavoro acquisisca maggiore intensità ed energia».

In tutte le opere di Puglisi, incentrate sul bianco e nero, emerge un forte simbolismo cromatico, che vede nel nero non l’assenza bensì la forza del colore (raggiunta attraverso continue stratificazioni) e la rappresentazione della condizione di preesistenza delle cose. Una sorta di caos primigenio dove la creazione è ancora in potenza, dove la materia contiene l’essere prima della generazione del cosmo e della vita. Senza buio non c’è luce, o come sostiene Mark Gisbourne «è dal vuoto più estremo o dall’oscurità che la visione può emergere»: infatti dal nero misterioso, dal buio assoluto dello sfondo che occupa tutta la tavola appaiono, abbaglianti e improvvise, figure composte da pennellate dense, bianche, con soli accenni, talvolta, di rosso e di blu. Fiotti di luce capaci di definire i volumi, i volti, le mani, i piedi, come presenze catturate in un’espressione o in un gesto, frutto di un lungo percorso verso l’essenzialità della rappresentazione. Ispirato dai grandi maestri come Leonardo, Caravaggio, Rembrandt e Goya, Lorenzo Puglisi illumina solo ciò che vuole evidenziare, frammenti che emergono dal buio per cercare la luce.

Scrive Alessandro Beltrami nel testo in catalogo: «Puglisi lavora per una completa rimozione del dettaglio. Da un parte con un nero che satura lo spazio, elimina qualsiasi contesto possibile e rende illecito ogni particolare. In un certo senso scarnifica il discorso di qualsiasi aggettivo, di inciso e di struttura complementare, per ridurlo alla proposizione base: soggetto-verbo. Dall’altra opera una ulteriore scarnificazione degli elementi sopravvissuti, tracciati con colpi e velature di colore bianco solo screziate di rosso o giallo: le teste e ciò che noi riconosciamo come parti anatomiche sono in realtà gesti pittorici compendiari che non “dettagliano” nulla o quasi di un volto o di un arto».

La mostra – che presenta anche due opere dedicate al tema della Passione di Cristo, Crocifissione del 2018 e Nell’orto degli ulivi del 2017, che trovano ispirazione in Velázquez, Rubens e Goya – è infine una rara occasione per ammirare la bellezza della Sacrestia del Bramante, normalmente non accessibile al pubblico, con tutti i suoi tesori, a cominciare dai dipinti che decorano le ante degli armadi cinquecenteschi e che, con le loro accese cromie, creano un suggestivo dialogo tra antico e contemporaneo.

Accompagna la mostra un volume pubblicato da Manfredi Edizioni, a cura di Giovanni Gazzaneo.

Cenni biografici

Lorenzo Puglisi è nato nel 1971 a Biella. Vive e lavora a Bologna. Nel 2005 ha tenuto la sua prima mostra al Santuario di Oropa. Numerose le mostre personali e le partecipazioni a collettive in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero: tra questi, il MUDEC di Milano, la Villa Reale di Monza, Villa Bardini di Firenze, il Museo Riso di Palermo, il CAC La Traverse di Parigi. Ha esposto insieme ad artisti affermati quali Omar Galliani, Nunzio, Mimmo Paladino. Tra i critici che hanno scritto di lui: Vera Agosti, Toti Carpentieri, Martina Cavallarin, Bruno Corà, Angelo Crespi, Valerio Dehò, Alberto Zanchetta.

Negli ultimi anni la sua ricerca artistica si è focalizzata su grandi tele che interpretano capolavori del passato filtrati dalla sua iconografia, approdando alla grande mostra Paintings, curata da Mark Gisbourne presso la galleria Sobering a Parigi, nel 2016.

Per il mese di giugno 2019 è prevista la pubblicazione di una monografia in italiano, inglese e tedesco edita da Hatje Cantz (Berlino), con testi di Mark Gisbourne e Giovanni Gazzaneo, che presenterà i lavori più emblematici del percorso dell’artista. Una sezione sarà dedicata a Il Grande Sacrificio esposto nella Sacrestia del Bramante.

Tra i progetti futuri si segnalano una personale nella Cripta della St Pancras Church di Londra, durante la Frieze Art Fair a ottobre 2019, e la mostra con Omar Galliani al Latvian National Museum of Art di Riga (Lettonia) nel maggio del 2020.

 

Coordinate mostra

Titolo Lorenzo Puglisi | Il Grande Sacrificio

A cura di Giovanni Gazzaneo

Sede Basilica di Santa Maria delle Grazie, Sacrestia del Bramante, via Caradosso 1, Milano

Date 3 aprile – 28 aprile 2019

Inaugurazione martedì 2 aprile, ore 18.30

Orari da martedì a domenica, ore 15-19.30

Ingresso libero

Catalogo Manfredi Edizioni

Info pubblico T. 392 8139491 – fondazionecrocevia@gmail.com – www.fondazionecrocevia.it

MILANO DESIGN WEEK 2019: MERCOLEDÌ 10 APRILE UNA SERATA DI MUSICA E LIGHT SHOW INAUGURA IL LEONARDO HORSE PROJECT.

Con il Grand Opening si svelano i tredici Cavalli di Design e la mostra multimediale in collaborazione con il Museo di Anghiari.

Milano, 21 marzo 2019 – In occasione dei cinquecento anni dalla morte di Leonardo Da Vinci, la statua bronzea del Cavallo di Leonardo custodita all’Ippodromo Snai San Siro è protagonista di un importante progetto di valorizzazione. Il Leonardo Horse Project, ideato da Snaitech, con la curatela di Cristina Morozzi e Massimo Temporelli, celebra la ricorrenza con la realizzazione di riproduzioni in scala dell’opera, personalizzate da artisti e designer di fama internazionale.

Mercoledì 10 aprile un opening party svelerà i tredici Cavalli di Design che saranno disposti attorno alla statua equestre all’ingresso del parco dell’Ippodromo, dove rimarranno esposti per tutta la Milano Design Week 2019 e nei giorni successivi.

Dalle 22.30 il Grand Opening vedrà avvicendarsi deejay di fama internazionale: la performance di Lele Sacchi introdurrà al back to back Marcelo Burlon vs International Special Guest. Una serata che abbatte i confini tra i generi: lo stile techno house e le radici hip hop incontrano l’eclettismo del creativo argentino, ispirato dal folk della sua terra, dalla scena elettronica contemporanea e dai ritmi clubbing anni Novanta.

Nel corso della serata il Cavallo di Leonardo sarà protagonista di uno show di video-mapping che ne ripercorre la storia e il progetto. L’Ippodromo si presenta così come importante tappa del circuito cittadino legato al design e alla creatività, trasformandosi in museo a cielo aperto.

L’installazione all’Ippodromo sarà accompagnata da una mostra multimediale realizzata in collaborazione con il Museo della Battaglia e di Anghiari con la curatela di Gabriele Mazzi, direttore dello spazio museale toscano. Gli studi anatomici sull’animale, gli schizzi, i disegni e i cartoni preparatori della pittura murale mai realizzata da Leonardo della battaglia di Anghiari saranno il principio di un racconto che tocca alcuni aspetti della personalità dell’artista e della sua formazione.

Il Grand opening sarà anche l’occasione per scaricare l’app di realtà aumentata Leonardo Horse Project e vivere in una esperienza immersiva la storia del Cavallo di Leonardo, le interviste degli artisti che hanno interpretato le riproduzioni e approfondire gli studi equestri fatti dal genio toscano. L’evento potrà essere seguito anche su Facebook e Instagram.

LEONARDO HORSE PROJECT

Milano Design Week 2019

Ippodromo Snai San Siro

Piazzale dello Sport 16, Milano

Grand Opening

Lele Sacchi + Marcelo Burlon vs International Special Guest

10 aprile 2019

dalle ore 22.30 alle 4.00

“Le lingue dei segni: 5 miti da sfatare e altre curiosità” in un’infografica

La lingua dei segni è una vera e propria lingua – o linguaggio – da un punto di vista sociologico, in quanto espressione di una comunità, specificamente quella dei sordi segnanti. In Italia la LIS (in acronimo) è utilizzata dalla Comunità Sorda Italiana.

L’infografica “Le lingue dei segni: 5 miti da sfatare e altre curiosità” lanciata da Babbel, la app leader nell’insegnamento delle lingue online, spiega tutto ciò che si è sempre erroneamente pensato di sapere sulla lingua dei segni. In seguito anche alle recenti dichiarazioni del Governo sulla necessità di riconoscere la lingua dei segni, l’infografica intende fare chiarezza su alcuni aspetti della lingua dei segni che i più ancora non conoscono.

Innanzitutto, l’infografica sfata il primo e più comune mito sulla lingua dei segni: non ce n’è una sola. Infatti anche per i segni ci sono diverse “nazionalità”. Un simbolo che in italiano o in cinese significa “aiutare”, in americano ad esempio significa “spingere”. L’infografica induce quindi a fare attenzione quando si viaggia all’estero per evitare fraintendimenti.

La seconda curiosità che delucida l’infografica riguarda la grammatica. Non tutti sanno infatti che la lingua dei segni adotta una grammatica propria, ben diversa da quella parlata e scritta italiana. La costruzione verbale non segue la classica costruzione del lessico scritto e parlato italiano “soggetto+verbo+oggetto”. Nella LIS i verbi non si coniugano in base al tempo ma devono concordare sia con il soggetto sia con l’oggetto dell’azione e la costruzione della frase è, ad esempio, “soggetto+oggetto+verbo”.

Altra falsa credenza che l’infografica corregge è quella secondo cui la lingua dei segni – sebbene il suo nome possa trarre in inganno – sia composta soltanto da “segni” eseguiti con le mani. Infatti, come viene illustrato, la LIS si serve di tre elementi fondamentali per comunicare: i gesti delle mani, i movimenti del corpo dal busto in su, e le espressioni del viso. Soltanto attraverso la veicolazione visivo-gestuale si può comunicare con la lingua dei segni.

Nonostante ci siano 170.000 locutori della LIS in Italia, e anche se ormai in buona parte del mondo lo statuto di lingua delle lingue visive sia riconosciuto ufficialmente, l’Italia è uno dei pochissimi Paesi del mondo in cui ancora questo non è avvenuto. Si è parlato di recente di un Decreto Legge sulla LIS per il suo riconoscimento. Con la nostra infografica vogliamo avvicinare maggiormente le persone a questo tema, sottolineando come le lingue di cui ci occupiamo ogni giorno siano un bene fondamentale e da tutelare per garantire a tutti, anche a migliaia di sordi italiani, il diritto alla comunicazione e all’accessibilità”, ha dichiarato lo staff di Babbel.

Associazione L’Aquilone: educare i bambini alla salvaguardia dell’ambiente

Associazione L’Aquilone:

Vogliamo educare i bambini alla salvaguardia dell’ambiente

fin dalla scuola dell’infanzia

Milano, gennaio 2019 – L’Aquilone è un’associazione laica licenziataria di Applied Scholastics International che si occupa di istruzione parentale applicando la Tecnologia Studio del filosofo e umanitario L. Ron Hubbard;  nasce nel 1995 da un gruppo di genitori ed insegnanti decisi a creare un ambiente sano, sicuro e amorevole dove poter istruire i propri figli. Da allora oltre 800 bambini sono stati istruiti con successo, permettendo loro di apprendere appieno gli argomenti di studio e con l’obbiettivo primario di renderli autonomi nella propria operatività e nella creazione del proprio futuro.

L’educazione al rispetto dell’ambiente è parte del percorso scolastico, perché i bambini di oggi saranno i futuri cittadini di domani ed è importante che già da piccoli imparino a conoscere e a salvaguardare l’ambiente che li circonda.

All’interno di questo progetto si è svolto ieri l’incontro con Alessia Setta, responsabile vendite della zona di Milano e provincia di Yves Rocher. Un incontro in cui Alessia Setta ha spiegato che la condizione attuale dell’ambiente che ci circonda è compromessa, a causa di un comportamento non rispettoso da parte dell’Uomo. Ha insegnato alcuni piccoli accorgimenti per non sprecare le risorse naturali e non inquinare, per esempio chiudendo il rubinetto dell’acqua mentre ci insaponiamo o ci laviamo i denti, oppure buttando sempre i rifiuti in contenitori separati, senza mai lasciare bottigliette o carte per strada o sulla spiaggia o al parco. Piccoli accorgimenti che educano alla sostenibilità, attivando dei comportamenti e degli stili di vita che rispettino l’ambiente in cui viviamo.

 

Yves Rocher, con il progetto “Piantiamo per il Pianeta” si impegna nella piantagione di alberi. Dopo aver raggiunto il primo obiettivo di 50 milioni di alberi piantati, ha oggi un nuovo traguardo da raggiungere: piantare 100 milioni di alberi entro il 2020. Con la comunità dei piantatori, in tutto il mondo, la Fondazione Yves Rocher agisce a favore della biodiversità.

Per questo motivo Alessia Setta ha regalato ad ogni bambino un Eco Doccia Yves Rocher, un doccia schiuma concentrato che permette di utilizzare meno plastica ma con la stessa resa e con un prodotto naturale per il 90%. In questo modo, ogni bambino che ha partecipato alla giornata educativa sull’ambiente, sa d’aver contribuito a piantare un nuovo albero, simbolo della vita.

Una giornata educativa in cui L’Associazione L’Aquilone ha confermato il proprio impegno nell’educare i più piccoli ad un comportamento responsabile per uno sviluppo sostenibile.

 

www.associazioneaquilone.org

 

“VISI DI/VISI – Io Faccio Facce”

Mostra Personale di Ivan Cattaneo

“VISI DI/VISI – Io Faccio Facce”

A cura di Giorgio Gregorio Grasso

 

dal 30 gennaio all’8 febbraio 2019

Arcadia Art Gallery, Ripa di Porta Ticinese 61 – Milano

Vernissage: 30 gennaio ore 18.30

 

Milano, 29 gennaio 2019 – Tutti i volti ed i mondi possibili nelle opere del poliedrico artista in una mostra imperdibile sui Navigli di Milano dal 30 gennaio all’8 febbraio 2019 presso Arcadia Art Gallery – Ripa di Porta Ticinese 61 a Milano, dal titolo “VISI DI/VISI – Io Faccio Facce”.

La mostra è curata dal Professor Giorgio Gregorio Grasso, storico e critico d’arte, e curatore di esposizioni internazionali: “mi sono sempre chiesto che cosa, nella moltitudine d’opere prescelte per ogni rassegna, avrebbe potuto suscitare in me una temporanea sospensione dal giudizio critico stesso, come anche un’astensione totale da quei canoni ormai arbitrari pur tuttavia imprescindibili di selezione, radicati nell’estetica; mi sono chiesto che cosa, dunque, in un quadro, avrebbe potuto raccontare a me, a voi, nel silenzio d’un istante, di un’Arte senza nome né Paese, universale perché intima e quindi ancestrale, di rilevanza profonda e corale, al di sopra delle parole, senza una definizione. Una risposta l’ho colta attraverso i lavori ibridi di Ivan Cattaneo: entro le proporzioni armoniche e classiche di ogni sua Opera, infatti, l’integrità – e coralità – è data dalla scissione delle parti: ognuna di esse, in quanto frammento fotografico o digitale, lessicale o cromatico, tecno-poetico, esistenziale, è il monito e l’unità di misura di una perfezione che è tale soltanto quando coincide con l’umana verità. Sono per lo più volti, maschere tribali, ibridi perduti fra un tempo e l’altro o tra una forma e l’altra, ad essere conformati: non importa all’artista delineare come e chi siano, importa che siano veri, che stiano vivendo, che cerchino i nostri occhi per sopravvivere alla solitudine interminabile che pure li tiene vivi, ancorati a loro stessi.”

Parlare di Ivan Cattaneo come cantante sarebbe scontato, mentre parlare del Cattaneo artista della pittura è sicuramente più interessante: “Ricompongo, a modo mio, l’universo-viso, attraverso lo scrutare il volto umano, come paesaggio più strabiliante e intercambiabile”, così l’artista descrive le opere presentate all’interno della mostra “VISI DI/VISI – Io Faccio Facce” presso Arcadia Art Gallery fino al prossimo 8 febbraio.

 

www.arcadiartgallery.com

 

Luce e Incastri

Le tele di Eugenio Galli e le sculture di Piero Rotella

in mostra presso la Fondazione Mazzoleni Onlus

dal 2 al 22 febbraio 2019

Inaugurazione alla presenza degli artisti

Sabato 2 febbraio ore 17:30

Alzano Lombardo, gennaio 2019 – L’astrattismo in pittura e l’astrattismo in scultura trovano rispettivamente in Eugenio Galli e Piero Rotella i perfetti interpreti del movimento.

Luce e Incastri è il titolo della mostra che si terrà dal 2 al 22 febbraio presso la Fondazione Mazzoleni Onlus di Alzano Lombardo, in Via Locatelli 1.

Teorie emozionali e concetti della filosofia trascendentale si concretizzano nelle esplosioni e nelle tele multimateriche di Eugenio Galli, mentre forme levigate, volute di richiamo classico ed enigmatici incastri che indagano il mondo caratterizzano le armoniose sculture di Piero Rotella.

Pittura e scultura si coniugano così attraverso una concezione univoca di spazio e luce, volta a creare un percorso allestitivo totalmente immersivo nell’arte contemporanea che catapulta immediatamente nel White Cube di derivazione newyorkese degli anni Settanta, in cui gli unici protagonisti sono l’opera e lo spettatore.

Il pubblico si muove liberamente nello spazio lasciandosi guidare dalla percezione e dalle emozioni

che scaturiscono dalle opere degli artisti protagonisti.

Da una parte ci troviamo davanti a un artista che trova dentro di sé, dentro il profondo dell’animo umano la chiave e l’ispirazione della sua pittura, guidato soltanto da irrazionali movimenti scevri di

qualsiasi preconcetto, perfetto interprete delle volontà trascendenti dell’animo umano; dall’altra un artista esploratore, affamato di cultura e di diversità che, al contrario, trova la sua ispirazione dalla molteplicità che caratterizza il pianeta, declinandola in complessi ed armoniosi incastri scultorei.

Nonostante la natura principe dei due artisti sia opposta, il loro fine è il medesimo: emozionare. Lo spettatore viene così inglobato all’interno di un ambiente fatto di luce e incastri levigati; un susseguirsi continuo di emozioni e percezioni visive, un’alternanza di marmi ed esplosioni, di curve armoniose e di tele multimateriche; opere che invadono lo spazio di continui scambi e rimandi emozionali.

Il pubblico ha assoluto bisogno d’arte e l’artista ha il compito e il dovere di portargliela.

www.fondazionemazzoleni.com

 

 

Galleria fotografica

http://www.myebook.com/ebook_viewer.php?ebookId=122614
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