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“Deep Is Love”, da oggi in radio e presto sul grande schermo. Dr Feelx: “Quando musica e cinema si incontrano è il top”

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Copertina del brano Deep Is Love di Dr Feelx, Domenico Ciaffone e Luigi Sfirri

 

Esce oggi in tutte le radio e nei negozi digitali “Deep Is Love“, il nuovo brano deep house interpretato dalla calda voce di Dr Feelx e prodotto dall’etichetta Lindagrooves. Il brano è il frutto dalla collaborazione tra il poliedrico Dr Feelx, noto ai più come la voce storica del “Chiambretti Night” e del successo planetario di “Love Sex American Express“, insieme al dj e arrangiatore Domenico Ciaffone, e al musicista Luigi Sfirri che ha eseguito la parte strumentale. “Deep is Love” farà parte della colonna sonora di “Teen Star Academy“, il family musical film diretto da Cristian Scardigno, scritto da Francesco Malavenda e prodotto da Enrico Pinocci. Nel cast figurano artisti internazionali come John Savage, Bret Roberts, Blanca Blanco e lo stesso Dr Feelx con un ruolo da co-protagonista. La pellicola uscirà in tutti i cinema nel 2016 e verrà presentata al prossimo “Marché du Festival” di Cannes.

Love Sex American Express”, “Love in Jamaica”, “Love Is” e ora Deep Is Love: l’amore è sempre presente nei tuoi brani.

Sì, è proprio così. L’amore è il motore di tutto, l’amore universale, l’amore per la musica. Vengo da una famiglia amorevole e molto religiosa. Da ragazzino mi arrabbiavo quando vedevo le ingiustizie, credevo che la negatività vincesse sulla positività e mio padre mi spronava sempre a praticare il bene, a diffondere il messaggio positivo: love has always been the answer.

Come è nata la collaborazione con Domenico Ciaffone e Luigi Sfirri?

Domenico e Luigi volevano la mia voce per questo brano, me l’hanno proposto, ho sentito la musica, mi è piaciuta molto ed è nata “Deep Is Love“. Credo molto nei giovani e questo è tra i motivi per cui faccio ancora questo mestiere. Luigi e Domenico sono molto bravi, quando la musica è bella si riescono a fare belle cose. “Deep Is Love” piacerà tantissimo anche perchè è una canzone che tocca il cuore.

Il prossimo anno ti vedremo di nuovo al cinema come co-protagonista nel film “Teen Star Academy” prodotto da Enrico Pinocci. Qual è il soggetto del film e che ruolo interpreti?

Teen Star Academy” racconta la storia di  teenagers di talento provenienti da tutto il mondo che studiano nella “Teen Star Academy”, un’accademia ambientata a Montecarlo che forma giovani  provetti artisti e future star della musica, della danza e del canto. Intorno a loro ruotano storie di amicizia, competizione e amore. Io interpreto me stesso nel ruolo di dj e di insegnante di musica, altro non posso dire,  lo vedrete al cinema.

Oltre a recitare so che hai curato anche la parte musicale del film tanto che “Deep Is Love” è inclusa nella colonna sonora di “Teen Star Academy“. Sentiremo altri tuoi brani all’interno della pellicola?

Sì, sono diversi i brani che sentirete al cinema. Per citarne alcuni ci saranno “Saturday In The Morning” con Anthony Louis , “Love Is” con Alex Barattini, “Heaven Knows” dal progetto Free Zone con Stefano di Carlo e ci sarà anche “Open Your Heart” col featuring di una certa Taty Rossi (ride, ndr).

Sergio Cammariere incanta il Teatro Manzoni di Milano

Sergio Cammariere, cantautore

Sergio Cammariere, cantautore e pianista

Un Sergio Cammariere da pelle d’oca quello che ieri sera si è esibito al teatro Manzoni di Milano. Tra brani più recenti e quelli più celebri la notte scorsa il cantautore calabrese, insieme ai suoi musicisti di altissimo profilo, ha letteralmente incantato il suo pubblico. A rendere l’atmosfera magica hanno contribuito gli spazi dedicati all’improvvisazione e  le meraviglie alla batteria di Amedeo Ariano, di Bruno Marcozzi alle percussioni e di Francesco Puglisi al contrabbasso, i momenti più intimi di solo piano e lo special guest Javier Girotto straordinario al sax soprano. Accompagnato da Sergio Cammariere al pianoforte, il caldo pubblico del Manzoni ha cantato sulle note di “Tutto quello che un uomo“, la poesia in musica scritta con l’amico Roberto Kunstler e presentata al Festival di Sanremo del 2003; un brano che ha regalato al pianista maggiore notorietà e che – come dice lo stesso Cammariere – gli ha cambiato la vita. La serata all’insegna della musica jazz  con guizzi di originalità interpretativa ha decretato un successo aspettato e si è conclusa con una meritatissima standing ovation.

Nappytalia, Evelyne Sarah Afaawua si racconta dall’affido al successo imprenditoriale: “Se si fatica le cose belle prima o poi arrivano”

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Francese di nascita, ghanese di origine e italiana di adozione. Fino a qualche anno fa si definiva italiana, oggi si descrive come un’afro-italiana con la pelle nera, il naso a patata, le labbra carnose e l’accento brianzolo. Un pomeriggio di mezza estate, in un cafè nel cuore di Milano, ho intervistato Evelyne Sarah Afaawua, una ventisettenne laureanda alla Bocconi e receptionist presso una multinazionale,  di cui si sente sempre più parlare. Il suo nome è legato a Afro-Italian Nappy Girls, (nappy = natural + happy) la popolare community facebook  da lei stessa creata  nel gennaio del 2014 e pensata per tutte le afro-italiane alle prese con i ricci africani. Un’idea nata un po’ per gioco, un po’ per necessità, divenuta un successo in poco tempo, seguita poi dal portale online Nappytalia. Sebbene i numeri in rete facciano di lei una star del web, sebbene  il MoneyGram Award vinto per l’imprenditoria giovanile immigrata l’abbia trasformata in una giovane businesswoman, le esperienze che la vita le ha riservato, e che l’hanno portata fin qui, rimangono senza dubbio la parte più affascinante di tutta la sua  storia.

Evelyne, prima di parlare del successo del tuo blog parlami un po’ di te.

Sono nata in Francia ventisette anni fa da genitori ghanesi, ma all’età di un anno sono arrivata in Italia. Per i primi tre anni ho vissuto con la mia famiglia, dopo sono stata data in affidamento per circa nove anni e all’età di dodici anni sono rientrata nella mia famiglia naturale. In pratica ho due famiglie.

Lo dici con molta naturalezza. Come si vive con due famiglie?

Diciamo che è stato un percorso doppio perchè sono cresciuta con entrambe le famiglie. Sono sempre stata consapevole di tutto: sapevo di avere due mamme, due papà, e sette fratelli in tutto; effettivamente sì, per me è stato molto naturale, quasi come un gioco. Pensa che a nove anni ho scritto il mio primo saggio e l’insegnante preoccupata chiamò i miei genitori italiani pensando che avessi qualche problema perchè lo avevo scritto  in terza persona, cosa inusuale per un bambino; ero semplicemente consapevole della mia situazione, sapevo bene quello che stava accadendo  ed ero capace di uscire fuori dal mio mondo e raccontarlo.

Il Ghana, l’Italia, l’affidamento mi richiamano  alla mente per un attimo la storia di Mario Balotelli.

Effettivamente Balotelli ed io abbiamo qualcosa in comune. Sono esperienze soggettive, ognuno le vive diversamente. Io ho avuto sempre tutti i miei familiari molto presenti. Ho sempre avuto ben chiaro i ruoli di ognuno. La mia mamma italiana non la chiamo “mamma”, sebbene sappiamo entrambe il rapporto che ci lega. Quando invece parlo agli altri di lei la chiamo “mamma”, anche per non stare sempre lì a spiegare. Davvero la mamma non è solo chi ti fa nascere, è anche chi ti cresce: lei in me rivede tante cose sue che mi ha trasmesso, è naturale. Comunque sì, qualche cosa in comune con Balotelli c’è, secondo me però lui non l’ha presa molto bene.

Ghanese o italiana, quale parte prevale di più in te?

Fino a tre anni fa ti avrei detto italiana, oggi ti dico italo-ghanese perchè credo sia giusto riconoscere anche le proprie origini a cui io purtroppo non ho dato spazio e peso fino a qualche anno fa. Sai, mi sono sempre definita italiana, poi però ci sono quelle piccole cose burocratiche o quotidiane che ti fanno sempre risvegliare quella parte di te che non prendi in considerazione. Ho preso quindi la decisione di essere io  a far emergere questa cosa, prima che fossero gli altri a farlo per me: non volevo ritrovarmi a dover negare le mie origini, non volevo che sembrasse che per me fosse un problema riconoscerle. Non sono nè da una parte nè dall’altra. E’ giusto che porti avanti entrambe le cose perchè non penso che riuscirò mai ad essere italiana al 100%, ma nemmeno ghanese al 100%.

Sei un cocktail di culture. E’ proprio questa la  ricchezza delle seconde generazioni. A proposito, sei mai stata in Ghana?

Quando avevo dodici anni i miei genitori naturali mi hanno portato in Ghana con la scusa che la nonna non stava bene e mi hanno lasciata lì quattro anni. Non è stato facile all’inizio, perchè non è stata una mia scelta. Col senno di poi riconosco che è stata un’esperienza davvero formativa per me: ho avuto modo così di conoscere il mio paese di origine, la cultura, la lingua, ed è lì che ho imparato l’inglese.

Che ricordi hai di quei quattro anni?

Diciamo belli e brutti. Ho un carattere molto forte quindi difficile da gestire, e se le cose mi vengono imposte non le farò mai. Il primo anno il trattamento è stato questo: “tu sei la bambina e fai quello che dicono i grandi”. In Italia le cose mi sono sempre state spiegate, motivate. Sono sempre stata consapevole di quello che accadeva, nessuno mi ha mai raccontato frottole, ho sempre avuto ben chiaro quali erano i ruoli, le situazioni. Il primo anno in Ghana è stato pesante. Se fossi stata una bambina più docile sarebbe andato benissimo. L’unica persona che mi capiva era mia nonna, ti aspetti che sia la più conservatrice e invece no. Poi ho capito che se volevo vivere bene dovevo fare un passo indietro e scendere a compromessi, e infatti è andata meglio. L’esperienza in Ghana in realtà mi ha dato molto. Oggi, riguardando indietro, non credo sarei la stessa senza quei quattro anni: lì ho formato il mio carattere, ho sviluppato un forte spirito di sopravvivenza, ed ho imparato a gestire i problemi. E’ così che è nato Nappytalia.

Racconta, racconta!

I miei capelli sono diventati un problema quando a un certo punto ho deciso di tenerli naturali, afro. Non avevo la minima idea di come gestirli, non sapevo come trattarli. Guardavo le youtuber  americane e francesi, tuttavia non  era sempre facile seguirle. Così il primo gennaio del 2014 ho aperto la pagina facebook Afro-Italian Nappy Girls, e a settembre dello stesso anno è nato il blog/portale www.nappytalia.it. E’ nato per gioco, ma in realtà dietro c’era il bisogno in me di confrontarmi con altre ragazze col mio stesso problema.

Un punto di incontro per le ragazze afro in Italia che hanno deciso di riscoprire i loro capelli al naturale“, si legge nella descrizione della pagina facebook. Cosa rappresentano per te i capelli?

Per me i capelli rappresentano il percorso verso l’accettazione della mia persona, di come sono fatta, l’accettazione della mia parte ghanese che solo negli ultimi anni ho imparato a valorizzare mentre prima nascondevo dietro a un qualcosa che poco mi somigliava. I capelli sono un simbolo forte in cui potersi riconoscere. Che io sia nera è scontato, che abbia le labbra grosse e il naso a patata pure, poi rimangono i capelli, che spesso noi nere tendiamo a non far vedere, eppure per me sono stati il pretesto per riscoprire me stessa.

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Quindi il primo gennaio 2014 tutti dormivano mentre tu pensavi ad aprire la pagina Afro-Italian Nappy Girls. Quali sono stati i primi riscontri?

Più o meno è andata così. Ero proprio curiosa di vedere se ero l’unica a tenere i capelli al naturale, speravo di no e speravo di ricevere suggerimenti su come gestirli. Invece la situazione si è capovolta e da subito ho passato le mie giornate a dispensare consigli. Sai come si dice: “si sa da dove si parte ma non si sa dove si va a finire”. Nei primi tre mesi, la pagina era già molto movimentata con tante attività, interazioni, domande, curiosità. Ho piacevolmente scoperto di non essere l’eccezione, ho scoperto che non ero da sola: la community serve proprio a questo a creare un gruppo, un sostegno. Sapere che non ero l’unica, sia per quanto riguarda i capelli, sia per l’identità, mi ha dato molto la spinta in più. Non tanto scoprire che avessero i capelli come i miei, bensì scoprire che anche loro stavano vivendo le stesse cose che vivevo io, di afro-italiane, di seconde generazioni. Poi, certo c’è chi come me  ha iniziato a valorizzare i propri afro per una questione identitaria, ma anche chi per un colpo di testa, chi per una malattia, chi per la gravidanza.

Tra un post e un articolo hai poi inserito la vendita dei prodotti per capelli afro. Possiamo dire che Nappyitalia è ormai un lavoro a tutti gli effetti?

Un lavoro a tempo pieno a tutti gli effetti! La vendita dei prodotti è arrivata più tardi per lo stesso motivo della community, nel senso che mancano. Non potrei scrivere di un prodotto che uso e consiglio ma che  ho acquistato a Londra perchè in Italia è introvabile. Da lì quindi l’idea di importarli e venderli e se vai nella sezione Nappy Store  del blog trovi  i prodotti e con un click nel giro di 24 ore spedisco pacchi con maschere, shampoo, balsami, oli, creme idratanti, pettini, cuffiette, gel e tutto quello che occorre.

Parlami degli eventi che organizzi, i Nappy Hour.

Un bel giorno mi son detta “vediamo chi sono queste ragazze con cui ho qualcosa in comune!”, sono nati così i Nappy Hour. E’ bello ogni volta abbinare un volto e una voce a un nome o una persona con cui ti scrivi tutti i giorni. Durante i Nappy Hour ci si conosce, si aprono discussioni incredibili spaziando su argomenti  diversi . Non si parla di razzismo, non lo reputo necessario, anzi lo vedo come una perdita di tempo. Parliamo di quello che manca, di quello che possiamo fare, aiuti concreti e costruttivi, e si parla anche di capelli naturalmente. La partecipazione è molto attiva, le persone sono interessate. Siamo abituati a sentire i problemi degli altri non tanto a parlare dei nostri e quando poi ti trovi con persone che ti capiscono, ti fa piacere. Abbiamo toccato dieci città in sei mesi: bellissimo e stancante al tempo stesso.

Qual è stata fino ad oggi la soddisfazione maggiore?

La soddisfazione più grande per me è essere rimasta come ero all’inizio, nonostante tutto. Sono contenta di non essere scesa a compromessi, di non aver barattato la pagina per soldi, come qualcuno mi ha proposto. A dirti la verità penso che adesso io stia riscuotendo un debito: in passato ho fatto tanti sacrifici, adesso  capisco il perchè, credo sia il credito che mi sta tornando indietro. Hanno scritto di me su quotidiani e riviste e tutto questo ovviamente mi fa piacere, ma non mi cambia, ne ho viste tante, ne ho viste di peggio e sono convinta che nella vita tutto torni: se si fatica le cose belle prima o poi arrivano, e posso dire che questo è il mio momento bello.

Qualche critica c’è stata?

Nei primi mesi sono state tante, forse è dovuto anche a causa mia. Mi accusavano di usare i capelli per affermare la mia parte ghanese, in realtà non hanno capito che i capelli erano un simbolo, una scusa  per parlare della nostra “africanità”. Il discorso è molto più profondo: prima c’è stata una riflessione, un viaggio faticoso e doloroso,  non pensavo che mi sarei sentita più africana tagliandomi i capelli. I capelli come mezzo e non come fine. Ho ricevuto anche delle critiche su alcune terminologie all’inizio, poi col tempo ho imparato che qualsiasi parola può offendere qualcuno e a fare molta più attenzione. Oggi invece mi criticano per non fare i video-tutorial, vogliono un modello in cui rivedersi, presto inizierò a farli, promesso!

Parliamo sempre al femminile, ma dimmi, Nappy Boys ne abbiamo?

Certo, tanti e fighi! Ci scrivono ed interagiscono proprio come le femminucce.

So che sei felicemente fidanzata. Ultima domanda: come ha i capelli il tuo lui?

Ora ha i dread, fino a qualche mese fa invece aveva i suoi afro naturali e ovviamente sì, qualche maschera gliela facevo.

La verità è che tutti vorremmo essere Aurora Ramazzotti

Aurora Ramazzotti alla guida del daytime di XF9

Aurora Ramazzotti alla guida del daytime di XF9

La notizia che Aurora Ramazzotti condurrà il daytime della nona edizione di “X Factor” sta togliendo il sonno a molti italiani, troppi, a giudicare da quanto si legge in rete. Nelle ultime ore le parole, i commenti e gli insulti rivolti alla  figlia di Michelle Hunziker ed Eros Ramazzotti si sono più che sprecati. L’ultima volta che il web è insorto per un caso simile è stato nel 2010 ai danni di Anna Tatangelo, quando a scatenare l’ira della rete, guarda un po’, fu proprio la decisione di Raidue di inserire nella giuria di “X Factor 4” la bella compagna di Gigi D’Alessio. Apriti cielo! La pioggia di insulti in rete sembrava non avesse una fine. Mi schierai in difesa della cantante con un articolo pubblicato sul blog LaNostraTv, perchè a me il fatto che una ragazza giovane, bellissima e con un fidanzato famoso sia di default antipatica, impreparata e incompetente nel suo ruolo mi fa assai arrabbiare. Certo, Anna e Aurora sono diverse, hanno storie diverse, ruoli diversi, ma alla fine hanno in comune le parentele famose, quello che alla gente proprio non va giù, non c’è nulla da fare. La Tatangelo, in tutti questi anni, ancora non è riuscita  a conquistarsi la simpatia di chi non compra i suoi dischi. Aurora, invece, era una di noi sin da quando sua mamma la portava in grembo: l’abbiamo vista crescere dalle foto sui giornali e attraverso i servizi in tv per diciotto lunghi anni, se pur col viso sempre “pixelato“. Eppure, ora che diciotto anni li ha compiuti e da questo autunno potremo vederla in tv dal lunedì al venerdì in tutta la sua giovinezza, sembra che le cose siano cambiate, per la serie “sei carina e simpatica finchè te ne stai a casa tua“.

Aurora Sophie Ramazzotti è una ragazza fresca di diploma, parla più lingue, è fidanzatissima ed ama la musica. Era pronta a traferirsi a Londra per proseguire i suoi studi, quando Sky ha deciso di proporle la conduzione della striscia quotidiana del talent di punta di Sky Uno HD dal 9 settembre. Sarà che a me la piccola Ramazzotti piace, a differenza degli accanimenti di massa che non mi sono mai piaciuti, tuttavia io non riesco proprio a vedere del male in questa notizia, sebbene sia una notizia che mi interessa direttamente e vi spiego il perchè.

Da qualche tempo presento un programma su 7 Gold, nato da un progetto partito dal web a cui lavoro da anni assieme ai miei colleghi. Ogni giorno cerco eventi interessanti, contatto gli addetti stampa, scrivo i testi, intervisto gli artisti, tutto col massimo impegno ed estrema serietà, spinta sempre da grande passione per questo mestiere che sognavo sin da bambina. Ho studiato, ho frequentato corsi, vado a tutti i casting che mi propongono e che mi trovo, quei pochi in cui è richiesta una figura come la mia. Se digito i nomi dei miei genitori su google non esce nulla, non hanno nemmeno una pagina facebook, se digito il mio nome, invece, qualcosa esce, ma  sono ancora pochi quelli che mi conoscono. Nonostante ciò io non ce l’ho affatto con Aurora Ramazzotti, e nemmeno con chi l’ha scelta. Questo non significa che non vorrei essere al suo posto, significa semplicemente che di notte dormo sonni tranquilli.

Il fatto che Aurora sia figlia di due  artisti non mi disturba per nulla, anche perchè di casi di nepotismo la tv ne è piena. Le perplessità sorgono quando rifletti sul fatto che Aurora non ha mai fatto questo mestiere prima d’ora, subito dopo però ti chiedi: “Ma perchè  sua mamma aveva mai presentato un programma prima di sposare suo padre, o ce lo siamo dimenticati?“. Essere figli d’arte è normale che ti spalanchi certe porte, dovrà pur avere i suoi vantaggi nascere da genitori famosi. Ci scandalizziamo tanto quando si parla del mondo dello spettacolo, dimenticandoci che negli istituti bancari, nell’ambito medico, nell’istruzione, negli uffici pubblici, persino in politica e in tanti altri ambienti esistono le corsie preferenziali per i “parenti di” con tanto di poltrone assicurate. Ecco, allora iniziamo a parlare di questi altri settori, mobilitiamoci per qualcosa di più serio, perchè la figlia di Eros e Michelle  non sostituirà la nostra Presidente della Camera, non eseguirà interventi cardiochirurgici al San Raffaele,  né accompagnerà Samantha Cristoforetti nel suo prossimo giro nello spazio. Non farà nulle di simile. I raccomandati sono ovunque, accettatelo. Entrano dall’ingresso vip, ma non è detto che ci restino. Devono dimostrare di saper fare come gli altri, se non di più. Forse però c’è una categoria professionale immune a questo meccanismo che tanto infastidisce, forse sono gli sportivi: a voglia ad avere lo stesso cognome di papà, di zio o di tuo fratello calciatore, se non hai suoi piedi le partite di serie A puoi solo guardarle comodamente seduto in tribuna accanto al resto della famiglia.

Scagliarsi contro Aurora significa prendersela col mondo, perchè che vi piaccia o no il mondo ormai va così, ha ragione Eros Ramazzotti. Aurora sta già pagando il prezzo del peso del suo cognome: se si fosse chiamata diversamente e avesse avuto un aiuto politico o una raccomandazione importante, cosa sempre più diffusa, non lo avremmo saputo, nessuno avrebbe scritto nulla e tutto questo polverone non si sarebbe alzato. E allora mettiamo da parte l’invidia e diciamolo ad alta voce un bel “ma beata lei“, perchè la verità in fondo è che tutti vorremmo essere l’Aurora Ramazzotti del nostro settore.

Daniele Gregolin – Clan Zingaro presentano “Spaghetti Gipsy” questa sera al Blue Note

 

Daniele Gregolin e Clan Zingaro presentano Spaghetti Gipsy

Daniele Gregolin e Clan Zingaro presentano “Spaghetti Gipsy”

A sette anni prende in mano la chitarra classica, si avvicina così al pop, prosegue poi col rock fino a quando nel 2007 scopre la musica del jazzista belga Django Reinhardt e da lì è amore al primo ascolto. Per Daniele Gregolin, chitarrista attivo della scena internazionale pop, rock e jazz, la musica non ha generi: “la musica è magia, capace di farti viaggiare stando seduti”. Stasera sarà lui, insieme al Clan Zingaro, ad accompagnare l’attento pubblico del Blue Note di Milano in un viaggio musicale tra presente, passato e futuro con “Spaghetti Gipsy”, il suo ultimo lavoro discografico, da martedì in tutti i digital store.

Hai esordito con “Optical Illusion” nel 2005 insieme agli Euro Groove Department, poi l’album “Pere e Cioccolato” con gli Elisir con tanto di Targa Tenco 2009, due anni fa “Django Roots” considerato da Jazzit tra i migliori 50 dischi internazionali del 2014 e stasera ci presenti il tuo quarto album. Raccontaci di “Spaghetti Gipsy”.

Tutto è nato quattro anni fa dall’idea di omaggiare la grande musica e i grandi artisti, uno tra tutti il jazzista belga Django Reinhardt, a cui ho dedicato l’inedito “Gone Fishin‘”. Oltre ai grandi riferimenti alla musica italiana, in “Spaghetti Gipsy sono contenuti dei richiami alla musica americana di qualche anno fa, un brano di Michael Jackson: ho voluto mettere insieme la Francia, l’Italia e la musica di tutto il mondo.

Brani celebri rivisitati in una chiave tutta nuova, tra lo swing e il jazz.

Esatto. Sono andato a ripescare i classici italiani e li ho voluti rispolverare dandogli una nuova veste. “Spaghetti Gipsy” vuole essere il manifesto dell’Italia che non c’è più, ma che ci riporta ai temi dove l’Italia era davvero considerata nel mondo un’eccellenza musicale.

Pensi che non sia più così?

Penso che nel nostro paese manchino i riferimenti, nel senso che non c’è conoscenza storica della musica. Purtroppo nelle scuole la musica non è tanto considerata come materia, e i ragazzi hanno poca conoscenza di quest’arte. Trovo ci sia più chiusura verso nuove cose, cosa che invece non ho notato nei miei viaggi in Francia: lì i ragazzi sono molto attenti a tutte le tendenze musicali.

Ti ho conosciuto con il tuo storico gruppo, gli Elisir, non ti mancano un po’?

Mi mancano molto perchè una band che si scioglie è come una storia che finisce. Io e Paola (Paola Donzella, voce degli Elisir) però ci stiamo dando parecchio da fare, e nei nostri progetti individuali ci piace guardare un po’ alle origini, riprendere i vecchi brani e ritornare su quelle sonorità.

E proprio Paola sarà la special guest di stasera, cosa puoi anticiparci?

Paola sarà l’ospite della serata, si esibirà in due brani, ma non posso dire altro. Sarà una sorpresa!

Alle grandi platee e ai palcoscenici importanti sei abituato, ma all’atmosfera suggestiva del Blue Note ci si abitua mai?

La prima volta che mi sono esibito al Blue Note è stato proprio con gli Elisir, poi con gli Euro Groove Department e due volte con i Django Roots. E’ un tempio della musica: quando arrivi lì devi sempre fare un po’ i conti con chi si è esibito il giorno prima e quindi un po’ di giusta riverenza e di attenzione per quel palco c’è.

Parliamo del futuro: hai già qualche progetto all’orizzonte?

Sto pensando al prossimo disco e sarà un disco elettrico, un omaggio alla chitarra. Un disco interamente incentrato sullo strumento, sulle molteplici espressività che lo strumento stesso offre, un disco che guarda la musica a 360°.

 

Lo swing di Paola Donzella questa sera al Memo

 

Locandina del live concert di Paola Donzella al Memo di Milano

Locandina del live concert di Paola Donzella al Memo di Milano

E’ partito lo scorso 20 febbraio dal Petit Theatre du Bonheur di Parigi, ha fatto tappa alla Taverna Zaccaria di Genova e questa sera finalmente il tour live 2015 porterà Paola Donzella a Milano sul palco del Memo Restaurant Music Club. La cantante siciliana presenterà “Confine”, il suo disco d’esordio solista dopo lo scioglimento nel 2012 degli “Elisir”, band vincitrice della Targa Tenco 2009 con l’album “Pere e Cioccolato”.

Dopo il successo di “Insonnia d’Amore”, il primo estratto dall’album, l’irresistibile swing francese di “Il Est Là” ha imperversato nelle radio italiane dalla scorsa estate con un ottimo riscontro da parte del pubblico.

Nella suggestiva cornice del Memo, questa sera Paola Donzella regalerà un live concert esibendosi nei brani del nuovo disco, scritti alcuni in italiano, altri in francese, che raccontano l’amore e la ricerca dei paesaggi lontani. “Confine” esprime al meglio le due anime che convivono nell’artista che  vengono poi tradotte in musica in questo nuovo progetto discografico dove il confine tra l’Italia e la Francia diventa la musica stessa.

Nel disco non mancano collaborazioni prestigiose come quelle con  Bebo Ferra, Fabrizio Bosso e Roberto Gualdi, oltre alla presenza di brani originali di Paolo Fresu e di David Lewis e Belle du Berry, del gruppo francese Paris Combo.

Ad accompagnare Paola Donzella sul palco del Memo  questa sera ci saranno Amedeo Ariano alla batteria, Paolo Sportelli al piano e al clarinetto, Daniele Gregolin alle chitarre, Fabio Longo al contrabbasso, mentre alla tromba ci sarà lo special guest David Lewis dei Paris Combo.

www.paoladonzella.com

www.memorestaurant.com

Grazie di cuore, Pino…

Pino Daniele

Pino Daniele

Scrivono che Pino non c’è più, che il suo cuore l’ha tradito ancora una volta, ma stavolta senza più possibilità di farsi perdonare.

Non riesco ancora a crederci. Per me Pino Daniele non era solo un musicista straordinario, per me era uno di famiglia e chi mi conosce lo sa bene. Perchè quando la sua musica fa da colonna sonora alla tua vita, quando ogni volta che senti il suono della sua voce accompagnato a quello della sua chitarra nasce in te un’emozione allora diventa per diritto parte della tua famiglia, uno a cui vuoi bene.

E così è stato quando anni fa è entrato nella mia vita, dalla quale non uscirà mai, nonostante la malattia ce l’abbia portato via all’improvviso.

Il prossimo 19 marzo Pino avrebbe festeggiato 60 anni se solo poche ore fa il suo cuore avesse retto a un altro maledetto infarto. Ma il suo cuore, che spesso citava nelle sue canzoni, questa volta non ce l’ha fatta.

Raccontano che si è sentito male ieri sera nella sua casa in Toscana, poi la corsa disperata verso l’ospedale Sant’Eugenio di Roma, ma nulla è servito. Le sue condizioni erano gravissime e nelle prime ore del mattino Pino si è spento per sempre.

Se n’è andato un grande artista, uno sperimentatore, un apprezzato chitarrista, uno che amava profondamente la sua terra, come amava scoprire nuovi mondi. Un uomo intelligente, la cui sensibilità si ascoltava tra le melodie, la cui generosità si vedeva anche nelle numerose collaborazioni.

In quarant’anni di carriera Pino ha cantato l’amore, la speranza, la sua Napoli che ha onorato in giro per il mondo. Era lui l’ambasciatore di Napoli, di quella Napoli bella e pulita di cui si sente troppo poco parlare.

Il destino ha voluto che volasse via proprio come accadde trent’anni prima al suo amico fraterno Massimo Troisi, per uno stupido scherzo del cuore.

Amato dal suo pubblico, stimato dai suoi colleghi e oggi ricordato da tutti.

Grazie di cuore, Pino, grazie per le mille emozioni.

Taty

“50 Sfumature di Grigio”, il Musical-Parodia debutta questa sera al Teatro Nuovo

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“50 Sfumature – Il Musical” dal 4 novembre al Teatro Nuovo

Dopo lo straordinario successo in Francia, Germania, Olanda e Canada, sbarca in Italia “50 Sfumature – Il Musical“, il musical parodia liberamente ispirato al romanzo erotico di E. L. James che nel 2011 scosse il mondo letterario e non solo. La prima tappa, di quello che sarà un tour nei maggiori palcoscenici italiani, è al Teatro Nuovo di Milano dove lo spettacolo rimarrà in scena dal debutto di questa sera fino al 16 novembre. Il cast, composto da Christian Ginepro, Loretta Grace , Giovanna D’Angi e diretto da Matteo Gastaldo, si alternerà sul palco interpretando 11 brani originali che hanno reso questa esilarante parodia teatrale un successo planetario. L’interpretazione dei personaggi è molto distante dall’immaginario collettivo che suscita il libro, racchiude l’essenza comica con riferimenti ironici e un linguaggio lontano dalla realtà, tipico della commedia musicale.  Il tema scottante raccontato minuziosamente dalla scrittrice inglese James, in quello che è stato definito un “fenomeno letterario“, viene qui riproposto in chiave ironica e divertente. E’ attualmente in scena all’ Elektra Theater di New York, mentre il film “50 Sfumature di Grigio” è atteso nelle sale il 12 Febbraio 2015.

Per info: Teatro Nuovo Milano

Intervista a Luca Dimoon: quando si dice “un artista a 360°”

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Copertina del nuovo singolo “NonSense” di Luca Dimoon

La prima volta che andai a sentire Luca Dimoon dal vivo, circa cinque anni fa, in un locale milanese, rimasi piacevolmente impressionata. Da allora non ho smesso di seguire la sua continua evoluzione artistica, come non ho smesso di ascoltare la sua Twilight, una meravigliosa poesia in musica.

“Sonorità jazz ricreate da strumenti rigorosamente vintage, come la tromba degli anni ’70 o il saxofono degli anni ’40, accostate ad elementi elettronici futuristici, il tutto condito con la sua voce soul che rispecchia la sua anima, e il falsetto, che caratterizza il genere funk”. Sì, credo si possa descrivere così lo stile Dimoon, uno stile ricercato, complesso, mai scontato e costantemente al passo coi tempi. 

La mia lunga intervista a Luca Dimoon inizia in tarda serata, intorno alle 23.30 di una sera di settembre, nel luogo in cui nascono le sue idee che poi trasforma in  musica. Artisticamente vivo di notte sia a livello creativo, quindi espressivo, sia a livello di assimilazione” – mi spiega Luca – “Di notte sono più ispirato a ricevere. E’ come se la magia della notte mi aprisse i sensi, e iniziassi a percepire cose che non posso evitare di esprimere.” D’altronde lo  si legge nel suo nome: Luca, dal greco “luce“, e Dimoon, un chiaro riferimento alla luna.

Nasci 32 anni fa a Milano da papà siciliano e mamma piemontese, eppure scegli sin da subito di cantare in inglese. 

Sai, sono cresciuto a Milano 3 dove ai tempi c’era una comunità americana abbastanza forte e sin da bambino ho avuto questo imprinting filoamericano, tra ragazzine statunitensi e i classici balli di fine anno. Poi sono andato a Londra dove ho vissuto tre anni: erano gli anni di Craig David e Amy Winehouse prima che esplodessero, per intenderci. L’esperienza londinese è stata il momento più intenso fino ad oggi: ricordo che uscivo la sera e quando tornavo a casa rimanevo sul letto con gli occhi sbarrati per la tanta energia artistica che avevo assorbito. (altro…)

Alicia Keys lancia il suo messaggio di pace col nuovo brano “We Are Here”

Alicia Keys ospite al “The Tonight Show Starring Jimmy Fallon” canta “We Are Here”

Alicia Keys è tornata e in grande stile. Sempre attenta al sociale, sempre con un occhio sulla sua America e l’altro sul mondo, l’artista neywyorkese manda un messaggio di pace.  Lo fa con il suo ultimo inedito “We Are Here“, interpretato ieri per la prima volta  in diretta tv durante la puntata del “The Tonight Show Starring Jimmy Fallon“.

Una Alicia Keys in vecchio stile con treccine e bandana, una Alicia che ricorda quella degli esordi, quella di “Fallin’“, ma con in grembo il suo secondo bimbo, frutto dell’amore col marito, rapper e produttore discografico, Swizz Beatz. E’ apparsa così la regina del soul: bellissima ed emozionata. Ha scelto di condividere la sua imminente maternità e soprattutto la sua grande sensibilità con il resto del mondo ancora una volta. (altro…)

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