Nell’ambito del 20° Forum Risk Management in Sanità, in corso ad Arezzo, i Pediatri di Famiglia hanno riportato al centro del dibattito alcune delle principali criticità che riguardano gli adolescenti: salute mentale, impatto del digitale, disturbi alimentari e nuove dipendenze. Una fase della vita sempre più segnata da fragilità emotive, comportamenti a rischio e disturbi che compaiono in età precoce.
Da queste premesse è nata la tavola rotonda “Adolescenti fragili: la transizione di supporto del pediatra di famiglia”, focalizzata sul ruolo del Pediatra di Famiglia nel delicato passaggio dall’infanzia all’età adulta. Una figura che, oggi più che mai, deve saper intercettare i segnali di disagio e lavorare in rete con scuole, servizi territoriali, famiglie e specialisti.
«L’adolescenza è una fase complessa, molto più di quanto non fosse in passato, e il Pediatra di Famiglia è spesso il primo riferimento anche per problematiche che non appaiono subito mediche», ha spiegato Antonio D’Avino, presidente nazionale FIMP e co-coordinatore dell’incontro. «Per questo è fondamentale rafforzare ascolto, collaborazione e presa in carico precoce, con un approccio multidisciplinare».
Alla tavola rotonda hanno partecipato, tra gli altri, Manuela Pisaniello (ACLI Toscana), Osama Al Jamal, Martino Barretta, Serenella Castronuovo, Italo Pretelli dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Rossella Gaudino (SIMA) e Cinzia Grassi.
Tra i temi affrontati: l’uso consapevole del digitale, i segnali di disagio psicologico, i disturbi del comportamento alimentare, le condotte autolesive e le nuove dipendenze, comprese quelle legate al web. Ampio spazio è stato dedicato anche all’isolamento sociale e all’impatto della tecnologia sulla salute mentale, con un focus sulla necessità di un’azione preventiva radicata sul territorio e supportata dal ruolo “sentinella” dei pediatri.
«La fragilità adolescenziale non può essere gestita con interventi sporadici o d’emergenza», ha concluso D’Avino. «Occorrono percorsi strutturati, formazione per i professionisti e una rete solida che metta in dialogo sanità, scuola e servizi sociali. Solo così possiamo riconoscere il disagio prima che diventi emergenza e accompagnare davvero ragazzi e famiglie».












