Teatro

La leggerezza del tempo

Omaggio a Valentina Cortese, Luciano Damiani, Franco Graziosi

Il Piccolo Teatro rende omaggio a tre artisti le cui biografie si sono lungamente intrecciate con la sua storia. Cento anni fa nascevano Valentina Cortese (a Milano, il 1° gennaio 1923) e Luciano Damiani (a Bologna, il 14 luglio dello stesso anno), mentre il 12 ottobre 1953 – gli anni sono, in questo caso, settanta – Franco Graziosi debuttava sulle scene del Piccolo Teatro ne La vedova scaltra di Carlo Goldoni, con la regia di Strehler.

È Il giardino dei ciliegi di Anton Čechov a costituire il minimo comun denominatore tra le diverse personalità: la storica regia di Giorgio Strehler – di cui l’anno prossimo ricorrono i cinquant’anni dall’andata in scena – debuttò al Piccolo il 22 maggio 1974, con le scene di Luciano Damiani, Valentina Cortese nei panni di Ljubov’ Andreevna Ranevskaja e con Franco Graziosi nel ruolo del villain Ermolaj Alekseevič Lopachin.

L’installazione allestita nel foyer del Grassi, la proiezione della registrazione integrale del Giardino e tre incontri a cura di Maurizio Porro approfondiscono il complesso dell’esperienza umana e professionale di Cortese, Damiani e Graziosi, a partire da uno spettacolo che non solo ha scritto la storia del teatro, ma è entrato a far parte dell’immaginario collettivo di tutto il pubblico.

Chiostro Nina Vinchi, 20 ottobre 2023, ore 17

Ricordando Luciano Damiani

Renata Bulgheroni e Vittoria Crespi Morbio dialogano con Maurizio Porro

ingresso libero con prenotazione su piccoloteatro.org

È diverso, il nostro “spazio” – di Damiani e mio –… […] È un giardino, il nostro, che vuol essere il simbolo stesso dell’esistere: luogo sì dell’infanzia, dell’innocenza, della felicità, ma anche luogo della costrizione, talvolta, luogo abitato dai servi della gleba, ancestrale ricordo di piantagioni di schiavi di ieri e di oggi. In questo giardino ho voluto ricreare un’atmosfera di leggerezza fiabesca (ma non astratta: le fiabe quasi mai lo sono), da risolvere in una cifra stilistica che fosse immediatamente visibile: donde il bisogno assoluto di semplificare, di purificare tutto, per raggiungere quello “spazio bianco” di cui dice Čechov nella sua lettera del 5 ottobre 1903 da Jalta.

Giorgio Strehler

Oltre a Il giardino dei ciliegi, sono all’incirca una quarantina i titoli, nel repertorio del Piccolo Teatro, per i quali Giorgio Strehler si avvale della collaborazione di Luciano Damiani, a partire da un testo contemporaneo, Il cammino sulle acque di Orio Vergani, nella stagione 1951/52. Poi è la volta di capolavori come le due edizioni de El nost Milan di Carlo Bertolazzi (stagioni 1955/56 e 1979/80), di un intenso lavoro sulle opere di Bertolt Brecht, tra i cui titoli vale citare, a titolo esemplificativo, la prima e la terza edizione de L’anima buona di Sezuan (stagioni 1957/58 e 1995/96), Schweyk nella seconda guerra mondiale (stagione 1960/61) ma soprattutto Vita di Galileo (stagione 1962/63), La storia della bambola abbandonata di Brecht/Strehler/Sastre (stagione 1976/77), senza trascurare le due edizioni de Le baruffe chiozzotte (stagioni 1964/65 e 1992/93) e de Il campiello (stagioni 1974/75 e 1992/93) di Goldoni, La tempesta di Shakespeare (stagione 1977/78), fino al L’avaro di Molière, progetto avviato da Strehler, ma portato in scena da Lamberto Puggelli (stagione 1996/97).

Il sodalizio con lo scenografo bolognese (scomparso a Roma nel 2007) è particolarmente intenso anche nella produzione operistica di Strehler. Dopo un primo Angelo di fuoco di Prokof’ev alla Fenice di Venezia, nel settembre 1955, seguono altri titoli, tra cui un capolavoro assoluto quale Il ratto dal serraglio di Mozart, allestito per ben tre volte, a Salisburgo nel luglio 1965 (con la direzione di Bernhard Konz), quindi alla Pergola di Firenze nel maggio 1969 (direzione di Zubin Mehta), infine alla Scala, nel maggio 1972 (di nuovo con Bernhard Konz). Nel repertorio mozartiano compare anche Il flauto magico, andato in scena a Salisburgo nel luglio 1974 con la direzione di von Karajan, che era stato maestro concertatore e direttore anche dell’edizione di Cavalleria rusticana di Mascagni, allestita alla Scala nel maggio 1966. Tra gli altri titoli, un indimenticabile Macbeth di Verdi, che inaugurò, il 7 dicembre del 1975, la stagione del Teatro alla Scala.

Nell’incontro con Maurizio Porro, Renata Bulgheroni – costumista nonché per lungo tempo assistente di Luciano Damiani – e Vittoria Crespi Morbio – critica d’arte, curatrice di mostre per il Teatro alla Scala e massima esperta del rapporto tra arti figurative e teatro musicale – evocano e commentano il lavoro di Damiani.