Uno studio internazionale su 4.837 giovani donne mostra una sopravvivenza globale comparabile tra chirurgia conservativa con radioterapia e mastectomia. Resta però maggiore il rischio di nuovi eventi tumorali al seno dopo il trattamento conservativo.
Uno studio internazionale pubblicato su Radiotherapy and Oncology offre dati rassicuranti per le giovani donne con tumore al seno e una variante patogenetica di BRCA1 o BRCA2 già sottoposte a chirurgia conservativa seguita da radioterapia.
La ricerca, coordinata dal professor Icro Meattini, ha analizzato 4.837 donne con carcinoma mammario invasivo diagnosticato entro i 40 anni, trattate tra il 2000 e il 2020. Le pazienti erano state sottoposte a chirurgia conservativa e radioterapia, a mastectomia oppure a mastectomia seguita da radioterapia.
Dopo un follow-up mediano di 8,2 anni, la sopravvivenza globale è risultata comparabile tra le donne trattate con chirurgia conservativa e radioterapia e quelle sottoposte a mastectomia.
Il dato, però, non significa che la chirurgia conservativa debba essere considerata un’alternativa alla mastectomia per tutte le portatrici di BRCA1/2. Lo studio ha evidenziato infatti una maggiore probabilità di nuovi eventi tumorali al seno dopo il trattamento conservativo, soprattutto nelle donne con BRCA1.
Inoltre, si tratta di un’analisi osservazionale e i gruppi presentavano differenze cliniche e temporali di partenza. Per questo gli stessi autori invitano alla cautela nell’interpretazione dei risultati.
Una scelta da valutare caso per caso
Per le giovani pazienti con una variante BRCA, la scelta del trattamento deve quindi essere individualizzata e condivisa con un’équipe multidisciplinare. Tra gli elementi da considerare ci sono le caratteristiche del tumore, lo stadio e il profilo biologico della malattia, la variante genetica, il rischio di nuovi eventi, le possibilità di prevenzione, l’età e le preferenze della paziente.
Il radio-oncologo può contribuire fin dalle prime fasi alla valutazione delle diverse opzioni, insieme a chirurgo senologo, oncologo medico e genetista.
Per le donne che hanno già ricevuto una chirurgia conservativa prima di conoscere la propria condizione genetica, o che l’hanno scelta consapevolmente, i risultati rappresentano quindi un elemento rassicurante sulla sopravvivenza, pur rendendo necessario un attento percorso di monitoraggio e valutazione del rischio.
Lo studio è stato realizzato nell’ambito della collaborazione internazionale BRCA BCY, coordinata dal professor Matteo Lambertini dell’Università degli Studi di Genova.












