Il mese di agosto è per molti sinonimo di riposo e vacanza, ma per chi vive a stretto contatto con il problema dell’alcolismo può trasformarsi nel periodo più difficile dell’anno. L’interruzione della routine quotidiana e la maggiore convivenza tra le mura domestiche rischiano di amplificare la solitudine, il senso di frustrazione, rabbia e impotenza.
L’alcolismo è una malattia che non colpisce soltanto chi beve, ma travolge l’intero gruppo familiare. Proprio per dare un punto di riferimento e un sostegno concreto a tante famiglie in difficoltà anche durante l’estate, l’associazione Gruppi Familiari Al-Anon continua a offrire ascolto, anonimato e strumenti condivisi per ritrovare la serenità.
I Gruppi Familiari Al-Anon e Alateen (la sezione dedicata agli adolescenti), sono un’associazione autonoma e gratuita nata per offrire forza e speranza a chiunque condivida la vita con un bevitore problematico. Attraverso il confronto e la condivisione nelle riunioni di gruppo, i familiari imparano a comprendere che l’alcolismo è una malattia vera, emotiva e fisica, liberandosi dai sensi di colpa e imparando a staccarsi dal problema senza smettere di amare la persona.
Le testimonianze:
“Si avvicina una data per me molto importante, da 12 anni mia moglie ha smesso di bere e non solo, non ne ha più neanche voglia. In poche parole è sobria. Lo festeggeremo come lei desidera, come un compleanno, una ri-nascita. A volte mi chiedo come sia potuto succedere che una “bevitrice sociale” si sia ammalata di alcolismo, ma non ho ancora trovato una risposta. Ormai da molti anni frequento Al Anon, l’associazione di familiari e amici di alcolisti e ho capito che come molte malattie non c’è un motivo specifico per ammalarsi. Il rischio maggiore che ho corso io è stato quello di deprimermi, perdermi d’animo, rompere ogni legame, disgregare la famiglia. Come ho fatto a sopravvivere al senso di impotenza, di frustrazione, di avvilimento che ha contraddistinto buona parte della mia vita coniugale? La risposta l’ho trovata in questa associazione composta da persone che come me vivono a contatto con persone amate ma affette da questa terribile malattia che, oltre a distruggere il fisico e la mente, mina la sfera emotiva e sentimentale anche delle persone che sono vicine a chi ne soffre. Oggi la vedo come una gigantesca sofferenza che inghiotte ogni cosa e persona circostante. Una sera sono entrato in una stanza e mi sono sentito accolto, non più solo a lottare con un problema irrisolvibile che non dipendeva da me. Ho capito che non ero solo, che tante altre persone vivevano il mio stesso problema, seppure con sfumature diverse. Mi sono sentito accolto, ascoltato e compreso. Ho capito che c’è un programma affinché la sofferenza, se anche non viene eliminata, può essere diminuita. Lentamente ho acquisito le tecniche per stare meglio almeno io, per distaccarmi dal problema senza smettere di amare la persona, anche se la sua malattia era feroce. Col tempo il mio comportamento verso di lei si è modificato, frutto del cambiamento interiore che ho intrapreso frequentando Al-Anon, frutto dello scambio di esperienze, della condivisione e del raggiungimento di un nuovo punto di vista: l’accettazione dell’alcolismo come malattia. Oggi continuo a frequentare i gruppi perché il mio percorso di crescita non è ancora terminato, ma si confronta ogni giorno con la ricerca della mia serenità e di quella di coloro che mi sono vicini. Desidero condividere la mia esperienza perché mi fa riflettere sui miei comportamenti e potrebbe essere di aiuto anche ad altri che vivono a contatto con l’alcolismo”.
Un familiare Al-Anon
“Ciao,
sono P. nella mia vita fin da bambina ho dovuto occuparmi di tante cose, sentivo che dovevo essere forte, responsabile, ancor di più la mia adolescenza era stata pesante, non ho mai vissuto la mia adolescenza, vivevo una situazione famigliare che mi faceva sentire sola, arrabbiata con il mondo e piena di dolore, mi sentivo senza possibilità di uscita dall’alcolismo. Per fortuna avevo una cara zia che mi è stata vicina e che rappresentava per me un punto di riferimento importante.
Poi da persona adulta mi portavo dentro tutto quello che avevo vissuto, odiavo tutti, non riuscivo a capire perché la mia vita fosse così imprevedibile e perché continuassi a stare così male. Ero arrivata a un punto di disperazione tale che i Gruppi Famigliari Al-Anon sono diventati la mia ultima spiaggia, sono arrivata senza sapere cosa aspettarmi ma trovare la soluzione al problema, invece ho scoperto che l’Alcolismo non era semplicemente un vizio, come mi era sempre stato raccontato, ma una Malattia, emotiva e fisica, cosi qualcosa è cambiato dentro di me.
Ho iniziato a capire le tante cose che avevo vissuto, non era per colpa mia e non potevo fermare il bere dei miei genitori. Nei Gruppi ho incontrato persone che comprendono la mia rabbia, la mia paura, il mio senso di responsabilità e quel bisogno continuo di occuparmi degli altri. Oggi quando ripenso a quella bambina, ragazza disperata che non voleva più vivere, ho trovato la consapevolezza della Malattia e posso scegliere come vivere. Continuo a frequentare i Gruppi nonostante ho perso i genitori perché voglio salvare me stessa da quei vecchi meccanismi che mi hanno accompagnato per tanti anni.
Con Gratitudine per sempre e ancora ad Al-Anon”.
P.
Informazioni Sulle Riunioni – Gruppi Familiari Al-Anon.
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