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Torna Mad Mood: quindici stilisti dal mondo a Milano

Domenica 25 febbraio a Palazzo Turati

 

E’ iniziato il count down per la terza edizione di MadMood a Milano, il 25 febbraio a Palazzo Turati.

Tanti nuovi talenti sulla passerella ideata da Marianna Miceli, founder di MadMood e talent scout in giro per il mondo: “Torniamo con tante novità in questa nuova edizione che fa spazio a nuovi talenti. La nostra mission è creare opportunità per i giovani. Ciò che conta è dimostrare come l’artigianalità della moda italiana trovi spazio e consenso nel mondo che ci segue con occhio attento. Il Made in Italy è sempre di moda e bisogna investire nella creatività e nel talento dei nostri designer”.

Dopo due edizioni di successo Mad Mood si ripresenta a Milano per la prima volta in versione invernale. Il format, nato per parlare della Puglia al mondo attraverso l’alfabeto della moda ha varcato le frontiere confermandosi una vetrina internazionale che valorizza la creatività e la sartorialità della moda italiana. Alla sua terza edizione vanta infatti sette partnership internazionali: Cina, Serbia, Kazakistan, Romania, Ucraina, Malta e India. Ogni anno esporta designer italiani alle fashion week straniere offrendo loro una passerella internazionale sotto i riflettori dei media e degli addetti al settore della moda. Com’è stato per la tarantina Federica D’Andria che con il suo brand Fedra Couture è già stata ospite all’Asian Designer Week in Cina, alla Serbia Fashion Week e di recente anche a Berlino insieme al salentino Angelo Vadruccio ideatore di Kjaro – The Next Umbrella l’ombrello glamour misto hi-tech tra i più conosciuti della rete, reputato dalla stampa tra i cinque più originali al mondo.

Quindici collezioni sfileranno il 25 febbraio a Palazzo Turati e concorreranno al Premio Mad Mood che sarà conferito ad uno di loro da una giuria di esperti tra i quali Adriana di Lello, Caporedattrice di Elle Italia e Myra Postolache, contributor Vogue Talent, e presieduta dal Cav. Mario Boselli, Presidente onorario della Camera della moda. Tra questi cinque brand italiani: Ferdinand, Le Spose di Carmen Clemente, Fedra Couture, Les Incroyables e Kjaro- The next umbrella.

Dal mondo invece: Madamm, K&M, Yulia Fedetska, Mi.ya, Haus Von M, Aydar Khan, Ferdinand, Devu, Mia Stilo, Mashiah Arrive, Luciana Adulari e Rockmadchen.

Tra le novità di questa edizione: la nuova linea di magliette firmata Mad Mood, un omaggio al barocco leccese, che caratterizza la bellezza artistico architettonica della città e del territorio tutto. Ideate e disegnate dalla grafic designer Maria Thilo Mancini per MadMood le t-shirt “Barock” fanno degli splendidi decori in pietra leccese delle vere e proprie stampe trendy. Ecco che gargoyles e cariatidi, che solitamente impreziosiscono le facciate delle chiese barocche e delle balconate leccesi,  diventano “personaggi alla moda” da indossare. Stravagante, originale, rock per l’appunto.

Main Partner del Format la Regione Puglia che ha scelto Mad Mood come progetto di promozione territoriale. Altri sponsor dell’iniziativa: Official Make up Artist  Vor Makeup di Valeria Orlando, Official Hair Stylist  Offcina Paar, Sponsor tecnico per le postazioni trucco Cantoni Trading,  e ancora, Studio di Estetica Antonella, Body Space, Cybex, Casa Montella, e Associazione regionale pugliesi. Il servizio di catering sarà firmato dal Ristorante milanese Brutti di Mare.

Accademia del Lusso realizza borse in ceramica e zirconio per Lanfranchi Spa

Gli studenti di Accademia del Lusso realizzano due borse con i componenti in ceramica e zirconio per  Lanfranchi Spa e volano a Parigi ad esporre a Première Vision

 

Milano, 8 febbraio 2018 – Lanfranchi S.p.A, da decenni azienda leader per la produzione di chiusure lampo, in particolare per soluzioni destinate alla pelletteria di alta gamma, presenta in anteprima Mirage: Si tratta di un innovativo cursore libero per luxury bags, realizzato in ceramic zirconia: un materiale ceramico, recentemente applicato nel settore della gioielleria, che dà una nuova vita al colore, con una pienezza, intensità e durevolezza mai raggiunte da un qualsiasi altro processo di smaltatura o trattamento superficiale.

A dicembre Laura Piazzalunga, responsabile commerciale Italia della Lanfranchi Lampo spa, lancia un contest per gli studenti Accademia del Lusso di Milano dell’area Prodotto (Fashion Design, Fashion Product Design, Accessories Design).

Il contest prevedeva la progettazione di due BAG per la PE 2019, una donna e una unisex, utilizzando i nuovi componenti di Lanfranchi (in ceramica e zirconio), il cui lancio è avvenuto in occasione della fiera di Milanounica.

Tra i molti progetti pervenuti sono stati selezionati quelli di Manuel Fino (Fashion Product Design, zaino unisex) e Belinda Healy (Fashion Product Design, pochette donna), che sono stati realizzati da un artigiano milanese.

I pezzi sono stati esposti in un box all’esterno dello stand di Milanounica, il cui allestimento è stato creato da un gruppo di studentesse di Visual Merchandising dell’istituto di moda e design.

La bag donna verrà esposta settimana prossima a Premiere Vision a Parigi, mentre quella unisex al Mipel di Milano.

Un grande risultato da parte degli studenti di Accademia del Lusso che hanno saputo realizzare un prodotto di alta qualità e dal design moderno e che confermano la missione di Accademia del Lusso, ossia garantire ai suoi allievi una formazione innovativa e altamente professionalizzante attraverso metodi efficaci e all’avanguardia, aiutando i giovani studenti a conseguire un attestato che sia realmente spendibile nel mercato del lavoro.

 

Il Fashion Designer di Moschino si racconta agli studenti di Accademia del Lusso

STEFANO LO MUZIO: “Per entrare nel mondo della moda

è necessario avere idee e una cultura internazionale”

  

Milano, 26 gennaio 2018 – Si è tenuta ieri 25 gennaio la conferenza dal titolo “Itinerari irrazionali per un futuro ragionevole” all’interno del LuxuryLab di Accademia del Lusso a Milano.

Per entrare nel mondo della moda è necessario avere idee e una cultura internazionale che possiamo comprendere solo viaggiando e immergendoci in una cultura diversa; queste esperienze favoriscono non solo la creatività, ma anche una propensione al lavoro in team. Moschino ha una sede a Milano e una a Los Angeles e i nostri designers e stilisti hanno provenienze e culture spesso profondamente diverse, ma avendo tutti esperienze internazionali sia professionali sia personali, il lavoro in team è facile e questo ci aiuta molto nella creazione delle collezioni” queste la parole del relatore Stefano Lo Muzio, designer RTW per Moschino Couture, che ha raccontato come imprevisti e peripezie varie lo abbiano inaspettatamente portato a realizzarsi all’interno di una delle più affermate maison della capitale della moda italiana.

Lo Muzio ha raccontato come, inaspettatamente, dopo essersi trasferito da Taranto a Milano per seguire gli studi di giurisprudenza, la sua vita abbia preso una direzione completamente diversa: la passione per la moda lo ha spinto ad iscriversi ad un corso di Fashion Design, portando alla luce il suo talento e la sua creatività.

Lo Muzio, oltre a lavorare al fianco di Jeremy Scott e per le collezioni di Moschino Couture, nel 2011 ha disegnato anche una sua collezione d’abbigliamento maschile, dai tratti minimal e dettagli ricercati e sofisticati, con una particolare attenzione sulle forme e sulla modellistica.

La missione di Accademia del Lusso è garantire ai suoi allievi una formazione innovativa e altamente professionalizzante attraverso metodi efficaci e all’avanguardia. L’obiettivo principale è aiutare i giovani studenti a conseguire un attestato che sia realmente spendibile nel mercato del lavoro.

L’intervento di Stefano Lo Muzio è stata un’occasione realmente preziosa, non solo per i nostri studenti, ma anche per noi addetti alla formazione, perché in poche frasi è riuscito a trasmettere delle linee guida fondamentali per poter affrontare il mondo professionale della moda. Alla base di tutto certamente la passione, la creatività e l’irrazionalità. Una bellissima lezione da un giovane e talentoso designer, che con delicatezza e semplicità è riuscito a colpire il cuore e la testa di chi era presente”, afferma la Direttrice Didattica di ADL, Barbara Sordi.

 

 

ACCADEMIA DEL LUSSO “Itinerari irrazionali per un futuro ragionevole”

 

Appuntamento a Milano presso il LuxuryLab in Via Chioggia 2/4

25 gennaio 2018 ore 14

Accademia del Lusso, istituto di alta formazione per la moda e il design, presenterà il 25 gennaio 2018 alle ore 14 – all’interno del LuxuryLab di Via Chioggia 2/4 a Milano – la conferenza dal titolo “Itinerari irrazionali per un futuro ragionevole”.

La missione di Accademia del Lusso è garantire ai suoi allievi una formazione innovativa e altamente professionalizzante attraverso metodi efficaci e all’avanguardia. L’obiettivo principale è aiutare i giovani studenti a conseguire un attestato che sia realmente spendibile nel mercato del lavoro.

La scuola conferma il proprio impegno nel formare i giovani favorendo l’incontro tra gli studenti e i professionisti che lavorano all’interno di importanti brand del lusso e della moda; un ricco programma di conferenze, seminari e workweek che mirano ad avvicinare gli studenti al mondo del lavoro.

All’interno di questo programma è previsto l’appuntamento con Stefano Lo Muzio, designer RTW per Moschino Couture, che racconterà come imprevisti e peripezie varie lo abbiano inaspettatamente portato a realizzarsi all’interno di una delle più affermate maison della capitale della moda italiana.

L’evento è aperto a tutti i giovani appassionati di moda e design che desiderino partecipare e scoprire il mondo di Accademia del Lusso, previa conferma.

 

Info: 02/2619323 luxurylab@accademiadellusso.com

TESTANERA E ACCESSORIZE CELEBRANO LA MODA CON UN SERVIZIO DI STYLING EXPRESS 23-24 settembre – Galleria Passarella, 2

Testanera, dopo un’estate 2017 alla ricerca degli ultimi trend a New York, documentati sui canali social del brand (https://www.facebook.com/TestaneraIT), torna presente a Milano per l’evento fashion italiano più importante dell’anno.

Insieme ad Accessorize, brand internazionale dedicato al mondo degli accessori moda, Testanera è di nuovo protagonista della Milano Fashion Week!

Da sempre a fianco delle consumatrici, Testanera celebra la moda e lo fa offrendo un esclusivo servizio di bellezza aperto a tutta la fashion community: sabato 23 e domenica 24 settembre, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 19.00, la boutique Accessorize in

Galleria Passarella 2 (nei pressi di Piazza San Babila) diventerà il luogo dove avvalersi di un hairstyling professionale e vivere un’esperienza da protagonista nella settimana più fashion dell’anno.

L’hairstyle è fondamentale per realizzare un look perfetto e non è semplice scegliere quello giusto che valorizzi il proprio volto e outfit. Per questo Testanera offre a tutte le donne la possibilità di ricevere una consulenza dedicata: all’interno della boutique

Accessorize, sarà presente una postazione di styling appositamente creata per accogliere tutte le beauty addicted che potranno scegliere insieme agli hairstylist professionisti di Testanera l’hairlook più adatto ad ognuna. Il team di hairstylist Testanera metterà a disposizione la propria expertise, svelando  i segreti della linea Palette Styling e realizzando acconciature e raccolti per non farsi cogliere impreparate dai fotografi di street style!

Solo per le bionde, inoltre, ci sarà la possibilità di provare Palette Blond Pastel Touch, lo spray temporaneo – dura fino a tre lavaggi – che regala un tocco di colore rosa pastello, per giocare con ciocche colorate o originali underlights – l’ultimo trend imperdibile.

Tutte coloro che parteciperanno all’iniziativa, riceveranno un omaggio Testanera. Un’occasione imperdibile per vivere la fashion week con un look impeccabile.

ACCADEMIA DEL LUSSO apre le porte a tutti gli appassionati di moda Dal backstage alla fashion performance in occasione della Vogue Fashion’s Night Out 2017

14 settembre 2017 ore 18:30

Milano, 8 settembre 2017 – Accademia del Lusso, istituto di alta formazione per la moda e il design, apre le porte a tutti gli appassionati di moda per il backstage della fashion performance che porterà nelle vie della città gli esclusivi abiti creati dagli studenti per l’evento YoUnique dello scorso giugno, abiti ispirati al tema del cambiamento in senso lato, inteso come ricerca di multifunzionalità, trasformabilità e eterogeneità espressiva. Tutti i capi si trasformano.

In occasione della Vogue Fashion’s Night Out 2017, giovedì 14 settembre 2017 a partire dalle 18.30 nella sede di Accademia del Lusso Milano in via Montenapoleone 5, chiunque lo desideri, durante l’evento avrà l’opportunità di incontrare i responsabili dell’orientamento per conoscere i corsi di moda e design.

Accademia del Lusso è l’istituto di moda che si occupa di alta formazione in modo innovativo e creativo. Dal 2005 è il luogo d’incontro tra le esigenze del mercato del lavoro e le aspirazioni di chi

intende intraprendere una carriera nel sistema dei grandi marchi della moda, del lusso e dell’alto di gamma.

Non è un caso che proprio la sua sede ufficiale si trovi in via Montenapoleone a Milano, tappa obbligata per tutti coloro che vogliono lavorare da veri professionisti nel settore.

 

#YOUnique la sfilata 2017

Accademia del Lusso, istituto di alta formazione per la moda e il design,

presenta il 13 giugno 2017, alla Fonderia Napoleonica Eugenia a Milano,

 la sfilata 2017 dal titolo #YOUnique.

Milano, 13 giugno 2017 – Capi multifunzionali sfilano in passerella passando con disinvoltura dal dailywear al nightwear con una trasformazione surreale, che avviene dal vivo, inaspettata e decisamente peculiare. Le collezioni si compongono di abiti dalla configurazione poliedrica, con un mood anti-statico, teso al movimento,quasi fluttuante ed etereo. Gli indumenti danno nuova vita al concetto di basico, con volumi fluidi e strutturati, forme transitorie e geometriche, con inediti richiami al fascino dell’oriente.

Sono 28 i fashion designer che sfilano, provenienti dalle sedi di Accademia del Lusso di Milano, Roma, Palermo e Belgrado e precedentemente selezionati. Lo show si articola in tre momenti distinti: una prima passerella ispirata al trend Re|think – con abiti daily dalla palette cromatica neutra come cipria, nude, sabbia e bianco latte-, seguito dal momento della trasformazione live dei capi, e da un secondo catwalk con le nuove vesti in chiave Re|mind.

La location, situata nel cuore del dinamico quartiere Isola, contribuisce alla resa di un’atmosfera antica e caratteristica, al contempo romantica e funzionale, come gli outifit on show. Materia che diventa arte, classici sinuosamente rivalutati, con una vivida connotazione moderna. Gonne a cono, corsetti, evening dress, con una cromia che rimanda a fragranti macaron menta e petalo di rosa, uniti a giacche, pantaloni ed accessori grintosi e dalle nuance neutre. Il poetico si mescola al minimal, il giorno alla notte, il concettuale ed espressivo al pratico e concreto. La fusione dei contrari è perfettamente riuscita in una effervescente miscela di creatività.

“Ho voluto che i designers fossero liberi di creare, mettendo alla prova loro stessi e il loro senso estetico – afferma Barbara L. G. Sordi, art director -. Ogni pezzo vive come capo a sé stante, da qui il titolo della sfilata. Il collante di tutte queste creazioni è il duplice mood ispirazionale che ha influito anche nella scelta delle palette cromatiche e nei materiali di ricerca, che caratterizzano gli outfit”.

La caratteristica principale: una doppia anima. Capi e accessori in grado di trasformarsi, rimanendo unici e mutevoli allo stesso tempo.

La sensazione: lusso contemporaneo e multifunzionale che contribuisce a rendere unico lo stile di chi lo indossa.

Keywords: Unicità, Design, Multifunzionalità, Ricerca, Lusso duraturo, Dettagli.

 

RE-THINK

Materiali e lavorazioni: fibre naturali, trasparenze opache, superfici texturizzate, materiali invecchiati, texture metallizzate.

Silhouette: la linea è semplice ma arricchita da volumi scultorei e dalla forma arrotondata. Minimalismo riformato.

Colori: terrigni e naturali. Sabbia, oro antico, carta da zucchero, terra, caramello, acquamarina, verde prato, verde muschio, corteccia.

 

RE-MIND

Materiali e lavorazioni: broccati, damascati, jacquard, pizzo, trasparenze opache,superfici materiche,

tessuti plissettati e ondulati, ricami floreali e stampe dal gusto vintage.

Silhouette: dal gusto bohemien, arricchita da volumi leggeri nelle maniche. Di ispiraizone romantica e organica.

Colori: avvolgenti e densi. Blu balena, grigio fumo, ottanio, rosso pompeiano, ciclamino, rosso aragosta, glicine, mango, pesca, nude.

ACCADEMIA DEL LUSSO SFILATA 2017: #YOUnique

Appuntamento a Milano presso la Fonderia Napoleonica Eugenia

13 giugno 2017 ore 20:30

Milano, giugno 2017 – Accademia del Lusso, istituto di alta formazione per la moda e il design, presenterà il 13 giugno 2017, nella suggestiva cornice delle Fonderia Napoleonica Eugenia a Milano, la sfilata 2017 dal titolo #YOUnique.

 

Il concept dello show, in linea con i macro trend emersi dal creative board di Accademia, è ispirato al tema del cambiamento in senso lato, inteso come ricerca di multifunzionalità, trasformabilità e eterogeneità espressiva. Tutti i capi si trasformano in altro: un nuovo abito, una borsa, un accessorio. Tutto è unico, tutto è mutevole.

Sono 25 i fashion designer che sfileranno, provenienti dalle sedi di Accademia del Lusso di Milano, Roma, Palermo e Belgrado e precedentemente selezionati. Lo show si articolerà in tre momenti distinti: una prima passerella ispirata al trend Re|think – con abiti daily dalla palette cromatica neutra come cipria, nude, sabbia e bianco latte -, seguito dal momento della trasformazione live dei capi, e da un secondo catwalk con le nuove vesti in chiave Re|mind.

Uno spaccato creativo multiforme, total rock, capace di tracciare dei nuovi confini estetici e concettuali del vivere quotidiano.

Accademia del Lusso è l’istituto di moda che si occupa di alta formazione in modo innovativo e creativo. Dal 2005 è il luogo d’incontro tra le esigenze del mercato del lavoro e le aspirazioni di chi intende intraprendere una carriera nel sistema dei grandi marchi della moda, del lusso e dell’alto di gamma.

Non è un caso che proprio la sua sede ufficiale si trovi in via Montenapoleone a Milano, tappa obbligata per tutti coloro che vogliono lavorare da veri professionisti nel settore.

 

ACCADEMIA DI MODA

Accademia del Lusso

Accademia del Lusso nasce nel 2005 con lo scopo di garantire una formazione di alto livello a giovani motivati che desiderano costruire una carriera nel campo della moda e a professionisti del settore che vogliono perfezionarsi e aggiornare le proprie conoscenze.

L’obiettivo dell’istituto è preparare figure professionali complete, che abbiano una visione globale di ogni fase della creazione e commercializzazione nel settore del lusso e che siano in grado di sviluppare e operare in maniera competitiva.

Metodo formativo

Il metodo formativo di Accademia del Lusso si basa su un approccio innovativo che segue due percorsi strettamente connessi tra loro: quello tecnico-creativo e quello dedicato al management.

Didattica esclusiva

La didattica di Accademia del Lusso è esclusiva anche grazie all’autorità e all’esperienza sul campo dei suoi docenti, che sono tutti professionisti affermati nei diversi ambiti della moda. È per questo che la scuola di moda è in grado di fornire ai suoi allievi una preparazione multidisciplinare costantemente aggiornata e collegata con il mercato del lavoro.

Riconoscimenti

Tra i vari riconoscimenti ricevuti da Accademia del Lusso è importante ricordare il Premio alla Carriera e alle Professioni Moda per la sezione “Istituti e Accademie Moda” assegnato nel corso di Roma Fashion White 2007.

I corsi di moda

  • Master con possibilità di stage: 9 mesi di attività volte a creare una figura professionale che faccia da anello di congiunzione tra pensiero creativo e mercato.
  • Post Diploma: corsi riservati a tutti gli studenti in possesso del diploma di scuola media superiore che desiderano acquisire tecnica e professionalità operativa.
  • Professional Courses: hanno una durata che varia da un minimo di 6 mesi a un massimo di 8 mesi con frequenza individuale o collettiva, ideali per chi vuole approfondire e perfezionare le conoscenze professionali alle richieste dalle aziende del Fashion & Luxury System.
  • Short Courses: hanno una durata di 3 mesi, con frequenza individuale o collettiva, perfetti per chi vuole acquisire conoscenze mirate.

 

 

LA MISSIONE

Una formazione innovativa e professionalizzante

La missione di Accademia del Lusso è garantire ai suoi allievi una formazione innovativa e altamente professionalizzante attraverso metodi efficaci e all’avanguardia. L’obiettivo principale è aiutare i giovani studenti a conseguire un attestato che sia realmente spendibile nel mercato del lavoro.

Caratterizzata dall’attenzione al mondo delle professioni, la scuola di moda imposta la sua offerta formativa sulla base delle richieste specifiche che provengono dai mercati di riferimento per creare figure professionali che rispondano alle necessità reali delle aziende del settore.

È per questo che le lezioni sono interattive e i programmi innovativi, ricchi di casistiche concrete e sempre in linea con le esigenze del mondo produttivo.

 

www.accademiadellusso.com

Una formazione innovativa e professionalizzante

La missione di Accademia del Lusso è garantire ai suoi allievi una formazione innovativa e altamente professionalizzante attraverso metodi efficaci e all’avanguardia. L’obiettivo principale è aiutare i giovani studenti a conseguire un attestato che sia realmente spendibile nel mercato del lavoro.

Caratterizzata dall’attenzione al mondo delle professioni, la scuola di moda imposta la sua offerta formativa sulla base delle richieste specifiche che provengono dai mercati di riferimento per creare figure professionali che rispondano alle necessità reali delle aziende del settore.

È per questo che le lezioni sono interattive e i programmi innovativi, ricchi di casistiche concrete e sempre in linea con le esigenze del mondo produttivo.

 

www.accademiadellusso.com

 

Il Bosco di Attilio Stocchi, per “Muse a Milano”: Poesia degli Apici in risonanza

Nel Dialogo fra Apici
L’Alta Fonte, al Bosco:

Sono e non sono/
Corona di fuoco/
Del Nostro Oro/
Aspettati d’udire un grande fragore, / ma tu dì di nuovo: “Silenzio! Silenzio! Sono un astro che procede con voi e che splende dall’abisso” /.
Odimi, ascolta me: / stelle pentagrammate / duplice corpo /respiro ardente/.

Origine prima di mia origine, principio del mio primo principio, / del soffio primo in me/.
Mescolanza delle mescolanze in me/ primo del fuoco primo in me,/ Acqua/ prima dell’Acqua in me./
Corpo perfetto di me, braccio onorato/.
Soffio di Luce, /gioia del Fuoco, / Radice/.
Bello di luce / che nella Luce hai la vita.

(Gran Papiro Magico di Parigi – PMG IV:
Introitos; Logos. I, II, III; Sec. Istruz; Logos Invocatorio –
22 frammenti da me scelti e disposti a mosaico, e allo specchio –
INTERNO)*

Oltre le cime il respiro è un lembo di sole. Alle radici ne s’incarna il riverbero: è freddo, è rosso, s’invola e ricade sulla densità permeata della notte.
Assorbi ed ascolti la Visione, sei palpito e silenzio: per le lesene agli estremi tu frani dove la luce è radente, e negata, nera di flussi e reflussi a ferire d’estasi, dentro la polpa della pietra; e al fulcro della Sala rivivi, tu guardi fiottare la magnificenza: midollo perenne colore dell’Oceano, caldo come il fuoco, t’affonda la voce, e muto la serra al suo proprio fulgore, risuona, si strappa via dalla terra ad evocare l’Assoluto.
E’ un grandioso Dialogo fra Apici – entro la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano -, la prodigiosa installazione de Muse”, edificata dall’Archistar Attilio Stocchi per accogliere ed amplificare la coinvolgente Esposizione di cui è parte integrante, Muse a Milano – Accoppiamenti giudiziosi”, curata da Paolo Biscottini, Fulvio Irace e Stefano Zuffi, e promossa dal Comune di Milano – Sezione Cultura e dall’Associazione MuseoCity, nell’avvalorare l’inestimabile patrimonio museale della città. Da rivivere fino al 1 Maggio 2017, già sinfoniale avvio anagogico della Prima edizione di MuseoCity (3 – 5 Marzo 2017, con Logo rosso disegnato da Italo Lupi) – con oltre settanta sedi storiche e d’Arte milanesi a raggera a concertare i battiti di un ideale unico Museo diffuso milanese -, “Muse a Milano” e il suo ieratico Bosco ne raccontano il senso, e dei percorsi compiuti gli Apici sfiorati, la memoria, Mnémè, per custodirli; in un respiro, nel tempo interno, dentro e oltre la figura etimologica schiusa dalla triade di parole che correntemente pronunciamo ‘Muse-Museo-Mosaico’, che rinasce da se stessa, ed in circonvoluzione fra “poli limite” (Warbourg, Mnemosyne. BilderatlasAtlante della Memoria. – Versione Daedalus, Intro) dov’è simbolo, pathos, VITA, il sentimento della forma, marea, è “con leggerezza” che entriamo nella perennità.
Dentro al flusso d’Opere d’Arte concatenate per analogia e bellezza (selezionate con la collaborazione di Leonardo Tarchiani), e al di là d’un intento docetico generate dai nove schermi ad incarnare il talento d’ognuna delle nove Muse – figlie di Mnemosyne, divinità motore della creatività umana -, per celebrare nel Canto corale (“DNA 9 Muse” è di Vincenzo Simmarano) l’unicità d’un Percorso, siamo colti al buio in dialogo anche noi, con noi stessi: fra “profondità improvvise” (Paolo Biscottini) e vuoti strazianti annidati nella luce, nel tempo sommerso, all’interno del “perimetro delicato e intangibile” dello “spazio ferocemente evocativo” (Anna Foppiano, Critico d’Architettura) di una Sala com’è visibile profondamente segnata, sfondata e ricostruita dopo il bombardamento del ‘43, lo Spazio adesso si apre, è deiscente, è il “Bosco delle Musedi Attilio Stocchi: architettura suprema degli Apici in risonanza.
Nel progetto d’installazione realizzato con Laura Crespi, Giulia Maculan, e con la collaborazione di Giada Mascherin, responsabile lavori Enrico Prato, il “Bosco delle Muse” nella Sala delle Cariatidi del Mūseóon (dal gr. Mūseóon, der. di Mûsa; propr. luogo sacro alle Muse) di Palazzo Reale a Milano, è “Materia che sta per nascere” (Attilio Stocchi in Favilla – Diffracte, II – P.zza San Fedele a Milano, 2015) e memoria viva di ciò che è stato.
Nel circolo vitale e ermeneutico che fra gli Apici aprendosi ti serra in sé, diventa il solo unico orizzonte: non esistono derive direzionali, soltanto perenne vibrare in un respiro come se tu fossi perduto nello stesso giogo che perdura e lega alla sua conchiglia, l’interminabile riverbero, come un lembo di vita.

 

E il Bosco, – come riverbero, all’Alta Fonte -, di se stesso:
“Quest’è ‘l principio, quest’è la favilla/
che si dilata in fiamma poi vivace,/
E, come stella in cielo, in me scintilla/”
(Dante Alighieri, Par. XXIV, vv.145-147; in Favilla di Attilio Stocchi – P.zza San Fedele a Milano, 2015 – INVOLUCRO ESTERNO)

Sono e non sono/ Corona di fuoco/ Del Nostro Oro/” (PMG IV, cit. all’Incipit):
E arriva ancora un’onda, è viola, è rossa, e non puoi che sfociare.
Si apre in ardenze e in spasimo si serra, la conformazione diaframmatica della Sala: un respiro, ed è notte.
Nel Dialogo fra Apici, misuri e ascolti la Visione: “plenum e forma”, diallelo, è ”dialettica generativa che si accende nella polarità”; è Struttura-limite, nel suscitare dentro l’illimitato. Ѐ marea, perché tu sei di fuoco.
Dal fulcro sommerso del Bosco che irradiandosi trasmuta, convogliato alle cime lo sguardo estasiato percorre il contorno dell’ovale della Volta, lume perimetrale che disegna e reifica nel buio una forma, un anelito, un concetto, l’Alto interlocutore attraverso il quale idealmente ci stiamo inondando; per intima corrispondenza e in contrappunto – come l’Artefice ha desiderato -, la circonferenza alle radici del “Bosco delle Muse” è simultaneamente segnata, e attorno a noi si svela e rivela a se stessa, ordine supremo di un Luogo geometrico segreto che aprendosi si chiude, e contraendosi si apre, confine occulto/manifesto, sovradimensionale, pervasivo, nel flusso dinamico e contingente, vitale della Sala: nella Sala delle Cariatidi, Attilio Stocchi ha edificato una ellisse in risonanza i cui fuochi matematici ed emozionali, amplificati per proiezione e come emanati alla Volta per ‘evocazione strutturale’, nel reciproco e modulare infiammarsi (da qui, “che si dilata in fiamma”, Par. XXIV, v. 146, cit.), raccontano d’Apici, di distanze, di prossimità a cui dissetarsi, aprono a un divenire anche architettonico: nel “puro vibrare” d’un “contatto con il tempo” (dialettica ritmica generativa a configurare la Pathosformel, nel dedalo di Warbourg, Mnemosyne, cit.) attraverso il quale adesso la temporalità anche dove lacerata, non ha più fratture, sono due lumi di cui la Forma intera e suprema del Bosco si avvale nel dilatare tanta magnificenza. Nell’incarnare ancora la Vita.
Al fiat lux (Gn. 1, 3, in Favilla di Attilio Stocchi, 2015), come allora, nel ricordo, non puoi che tornare: riverbero carminio, riverbero scarlatto. Oltre le cime, nel tuo stesso respiro.

Misuri e assorbi la Visione: sei fuoco di una struttura pervasiva inserita nello Spazio con misura, sulle proporzioni 8/3 cosicché ai “40,00 metri di lunghezza per 15,00 metri di larghezza [del]la Sala delle Cariatidi, [corrispondano armonicamente con] 22,40 metri di lunghezza per 8,40 metri di larghezza, gli assi dell’ellissi” (Anna Foppiano, per “Muse a Milano”, 2017); e sei remoto, equidistante da te stesso, tanto quanto trepidando ti appartieni.
L’Ellisse – dal greco ἔλλειψις, ‘mancanza’ – messa in Opera da Attilio Stocchi per “Muse a Milano”, per sua canonica conformazione duplice sorgente di forma statico dinamica, iato e divenire, è nel Bosco orbita al suolo ad imperniare il fulcro della partitura geometrica della Volta, principio sostanziale nel Dialogo architettonico fra Apici in risonanza, e sua propria emanazione; è il Segno di quella prossimità nella distanza attraverso la quale la risonanza è appartenenza, misura e ritmo di se stessa.
Ordine del caos” (Attilio Stocchi in Favilla, Diffracte, II – Piazza San Fedele in Milano, 2015), contrazione e generazione di spazi, l’Ellisse è adesso con il suo “Bosco delle Muse”, nella Sala delle Cariatidi del Mūseóon di Palazzo Reale a Milano, forma pregnante di semiotica, potente connotazione: simbolo eminente a rappresentare “ il mondo naturale” – laddove “Natura è materia vivente: memoria e torsione/tensione” (Attilio Stocchi e Gualtiero Oberti, per Domus n. 974, 2013) -, anelito e rigenerazione, oltre le ferite strutturali della Sala, qui, adesso, prende la sostanza inestimabile di un respiro.
Celati ora i perimetri, nera la Sala, e tace il primo suono; si eleva il flutto del Bosco, si schiude l’astro della Volta in marea sizigiale, ed è l’Assoluto.

 

Mescolanza delle mescolanze in me/ primo del fuoco primo in me, / Acqua/ prima dell’Acqua in me” (PMG IV, cit. Incipit):
Dentro alla sostanza, le distanze diramano radici.
Struttura di luce negata, allora in occulto alla sua base sussiste.
Orbita al suolo che vedi riemergere adesso dal buio, Forma di vita, l’ellisse si rivela limite e fondamenta di un’Opera architettonica: da signum si eleva in dimensio-Dimensione, quindi in misura, e fusa in due tonalità si amplifica la temperatura del colore; dal suo bacino bluverde (Ral 5020, blu oceano), ”la luce esce da dentro come onda” (Attilio Stocchi in Favilla, Diffracte, II – Piazza San Fedele in Milano, 2015) ed equivale ad un grandioso asse ideale il tripudio strutturale che si impernia al centro del grande soffitto a volta, fulcro, a sua volta, della partitura geometrica della Sala; 1288 steli metallici bianchi (Ral 9018, bianco papiro) piantati lungo ed all’interno del suo perimetro s’irradiano come un’iconostasi, fiamma sacrale nell’alchimia che oramai empie gli Spazi: il Bosco delle Muse” edificato da Attilio Stocchi, Apice terreno contingente, è un bosco di Papiri – midollo perenne – ovvero adesso, attraverso “Muse a Milano”, l’anima immacolata di quella lacunosa sostanziale realtà costitutiva che rende manifesta, commovente, indelebile, la sontuosa memoria storica della Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale. Ogni suo stelo in risonanza, nell’addizione empatico/emozionale e razionale, è come un “filamento della memoria culturale […] di cui sono principio le Pathosformeln, [o Formule di pathos, e] il telos che ne prefigura lo sviluppo dal mito” (nel seguitare a ripercorrere l’iter di A. Warbourg. In Mnemosyne. Bilderatlas – Atlante della Memoria, cit.), pura coscienza mnemica di se stesso.
E’ traccia umana, ogni stelo, linea guida nel ricercare i Segni propri dell’Artefice, quelle Strutture sue profonde d’immagini che sono purezza, sono testimonianza. Che aprono gli spazi alla vita. Per acume intellettuale, prescienza, per pensiero analitico e analogico, edificate, nel consueto accordare, suo, discipline ed ambiti differenti; e per la radice etimologica, la storia da cui si dipartono e ramificano. Sono porte d’accesso alla vastità: ancestrale risonanza che diventa battito architettonico, laddove memoria è ancora Natura, ovvero materia metamorfica, lume, fonte da custodire.

Grondano via la notte dalle membra, le quaranta Cariatidi del Callani, propaggini grevi pur superbe sotto al peso che le stigmatizza antiche donne di Karya, impetrate a vegliare l’organismo della Sala; irraggiate dalla base, al tumulto affiorano ormai, sono come fiaccole. Traboccano di luce i loro volti erosi, o sfondati e perduti in un ascolto perenne e sconfinato, nel riverbero del Bosco.

Si apre in suono l’Architettura, in distanze, in respiro: svelato delle statue il ritmo celato/rivelato entro le traiettorie esplicite dello spazio, e lasciati diramare nel riflesso i loro corpi vividi d’ardenze a stormire ad infinitum con il Bosco, nel riverbero che li affonda, al di là della superficie degli specchi della Sala; e al contempo rivelata la morfologia del pavimento ai nostri piedi, che “gorgoglia di navicelle azzurre” perché “l’infinito ci aspetta e il mare […] ” (Attilio Stocchi in Favilla, Diffracte, II – Piazza San Fedele in Milano, 2015), non è che la sacra fonte – Castalia – delle Muse.
Costruita dall’Artefice come Luogo di 9 “stanze” esagonali accostate come grandi tessere di mosaico (dal gr. musaikòn e nel lat. opus musivum: ‘opera degna delle/creata dalle Muse’), e cristallizzata nel conformarsi proskḗnion, la fonte sacra si delinea Luogo architettonico per la Visione, theáomai: ognuna delle 9 dee protettrici delle Arti, dai 9 monitor in sincronia del Bosco, apre la Rappresentazione di “Muse a Milano – Accoppiamenti giudiziosi”, identificata nel conformarsi attraverso il volto d’un personaggio milanese che la propria essenza creativa, nel suo medesimo ambito artistico, ha riversato da se stesso: dallo snodo, Calliope (la – bella voce – scrivente; Indro Montanelli), Urania (la trascendente/celeste; Carlo Maria Martini), Euterpe (la rallegrante; Dario Fo), Tersicore (la danzante/volteggiante; Carla Fracci), Melpomene (la cantante; Giorgio Gaber), Clio (la glorificante; Carlo Emilio Gadda), Erato (la desiderante; Alda Merini), Polimnia (la inneggiante; Eugenio Montale), Talia (la fiorente/festante; Franca Sozzani), generate da Mnemosyne, Mnémè, la nostra memoria.
Ad ogni Musa la propria ‘duplice’ identità d’Arte, ad ognuna una “stanza” da cui vibrare fra gli steli vividi del Bosco: fasce coinvolgenti di risonanza, piani dinamici, per un’intersoggettività costruita e alimentata. Dov’è memoria culturale, e patrimonio e radice, ed emozione, ci sono i colori: dai 9 schermi le immagini concatenate in percorsi ed in racconti si diramano in modo che ognuno di noi “come in un caleidoscopio, riveda e riviva Opere note o ignote, che, prendendolo per mano, lo invitino ad un percorso immaginifico” (Paolo Biscottini, Curatore per “Muse a Milano – accoppiamenti giudiziosi”, 2017). Il sovra senso di MuseoCity, la trasversalità di cui si avvale la Rappresentazione: dai Luoghi d’Arte di Milano la luce, come se abitassimo un cristallo; e un Bosco ad orchestrarli, dentro e oltre agli spettatori, per “mostrar loro l’arcobaleno” (Attilio Stocchi, Favilla, IV Refracte – Stasimo. Piazza San Fedele in Milano, 2015).
Nel “trasformare i musei in piazze reali” (Corriere della Sera, n. 46 del 24 Febbraio 2017, p.15, Articolo d’avvio a MuseoCity) da riscoprire inestimabili, e sempre prossime, perennemente in divenire. E nell’edificare una coscienza culturale e sociale che abbia cura e consapevolezza di se stessa.
Un organico “museo totale milanese” (Anna Foppiano, Critico d’Architettura) nella Memoria dell’acqua e della terra, trasfigurato entro quel “Bosco delle Muse” che per consustanzialità poetica e per magnificenza, già lo prefigura. Dal mondo naturale al mondo minerale – nell’ellisse, alla base, l’esagono – e di nuovo “[…] dalla preziosità serafica del cristallo minerale, dall’organicità vegetale di un albero che cresce” (ne La Stampa, del 17 Gennaio 2017, per “Vermiglia” di Attilio Stocchi, Palazzo Reale, Cortile d’Onore, dall’11 Aprile al 12 Settembre 2016).
Mescolanza delle mescolanze” (PMG IV, cit. Incipit), ovvero Natura. Perenne dialogo fra Apici che compenetrandosi conformano se stessi.

 

Principio del mio primo principio, / del soffio primo in me” (l’Alta Fonte – PMG IV, cit. all’Incipit)
Quest’è ‘l principio, quest’è la favilla che si dilata in fiamma” (il BoscoPar. XXIV, vv.145-146 ,in Favilla, cit. all’Incipit):

Oltre le cime il respiro è un lembo di sole. E’ risonanza che si apre, fuoco, vettore di orientamento, polarità che c’indìa, anemos, nel diallelo organico e formale degli spazi, quando l’Architettura è davvero valore: così il “Bosco delle Muse” di Attilio Stocchi, nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano. Il nostro sguardo estasiato convogliato dall’Artefice all’ovale rosso della Volta è come il giunco vago, immateriale, che al formale e strutturale si somma, lembo costituente nel portare anch’esso alla sommità: parte integrante dell’Opera, favilla, nel tripudio svelato.
Nell’ascesa, lo vedi che “l’altezza degli steli/papiri/piante aumenta dal centro verso l’esterno, pilotando lo sguardo di chi guarda in direzione della grande volta ellittica, su cui vengono proiettati dettagli fuori scale delle opere – atlanti di nuovi possibili cieli” (Anna Foppiano, per “Muse a Milano”), dentro ed oltre le sommità d’Arte di Milano.
Coordinate fitte di Visione, nel ritmo interno d’una temporalità strutturale che eternandosi se le porta via.

 

Sub – Apud; Acqua e Fuoco. Quando l’hai vista prorompere al sole: impeto trasceso in levità rovente. In una nuvola la nostra Milano, ‘La città che sale’ (Il Lavoro, Umberto Boccioni, 1910, Moma di N.Y – reintitolato dal Marinetti), è irradiata, condensata, raccontata in quanto soffio vitale – anemos – Identità e atmosfera, centro propulsore, nel primo Padiglione Milano: è con “Vermiglia” (2016) che Attilio Stocchi a Palazzo Reale ha elevato una nuvola rossa sospesa sul Cortile d’Onore e ad esso radicata con otto tronchi/pilastri, in occasione della XXI Esposizione Internazionale della Triennale, per “sentire il battito della vita della città” in concomitanza con il Centenario della morte di Boccioni.
Per gradi d’infittimento strutturale progressivo, fino al puro coinvolgimento, al pathos della Forma: strati di fibre salde sussurrate, che dell’acciaio non portavano il peso; sinfonia interna, “Stati d’animo”, nel dar suono e la voce alla laboriosità milanese, al pensiero applicato e tramandato, memoria da celebrare. Densità svelata, nel “vermiglio, che è il colore della carne, ed è anche il colore dello sforzo, della fatica, del Labor”, un pregnante Labor After Labor – omaggio alla Cultura del Lavoro -, tema stesso della XXIT, avvalorato dell’Assessorato alle Politiche per il Lavoro del Comune di Milano, che ha sostenuto il Progetto. E colore del suo stesso nome, “Vermiglia” (dal lat. vermicŭlus, che etimologicamente rimanda all’insetto omottero da cui è tratta la tonalità), come un afflato rosso di materia viva, come un respiro che è appena stato esalato e non si basta, vuole non disperdersi ma strutturarsi.
Nell’ascesa l’ “horse power”, possanza, in quanto “Architettura animale, nata dal soffio vitale, l’anemos” (nel seguitare a ripercorrere per fasce tematiche quel Lavoro di ricerca anche etimologica attraverso il quale alla Forma è giunto l’Artefice, Attilio Stocchi per “Vermiglia”, 2016), ovvero dall’anima vibrante del cavallo dipinto in primo piano, colto dall’alto nella propria antitetica, evanescente veemenza, dal Maestro Boccioni: perno del dipinto, corpo rosso incontenibile fra cantieri e impalcature, spirito e sforzo vermiglio de La città che sale.
Ed oltre ancora, la verticalità profonda che apre in sé la Visione: quando ormai da “Vermiglia” già s’intravedeva alla cuspide ruotare nel vento l’effige dell’Arcangelo Michele, nidi modulari di ombre piovute nella luce, battito, fiato, come se non esistesse divario fra noi e la struttura in alto, come se quasi se ne potesse spostare le fibre ad ogni proprio respiro; quel senso di prossimità incomputabile, empatia di Forma, quella “Coscienza della distanza, che è puro vibrare” (Dentro al vasto concetto di aisthesis, dedalo da sciogliere in A. Warbourg, in Mnemosyne. Bilderatlas, cit.), e che apre in sé della misura il riverbero, il calore, la testimonianza.
Oltre le “Stratificazioni/nembi/Cieli” (Attilio Stocchi per Vermiglia, 2017) che in numero di sette erano innervati alle cime dai tubolari d’acciaio color vermiglio, un lembo di sole: irradiato di luce la sera a quei rintocchi dall’Artefice – e di sette ordini in egual misura la sua scansione verticale in laterizi -, il Campanile di San Gottardo in Corte, parte integrante di “Vermiglia”; risonanza della Visione, giunco in cielo, vettore, com’è adesso il nostro sguardo che sale e che piove dalla Volta al “Bosco delle Muse”.
Era lembo rosso costituente, anelito, “principio del […] primo principio, del soffio primo” (PMG IV – l’Alta Fonte, cit. all’Incipit), nel diallelo architettonico: Apice d’un Apice. Distanza fisica di un Padiglione/Nuvola temporaneo, da se stesso – Sub -, ed il coinvolgimento, la coscienza interna che gli è stata infusa di cuore perpetuandolo – Apud -, nell’avvicinarlo.

 

Super – Intra; Aria e Terra. Puro vibrare, dentro al divario che dirama, fra le Radici pregne del Bosco, e l’Alta Fonte che dilaga. Nel tempo sospeso in Divenire – di cui il diapason perimetrale, l’Ellisse, è ritmica, arcana manifestazione – è un “cerchio magico [ove anch’ella è] duale come il giorno e la notte, il sole e la luna” (Antonella Ranaldi, in Umbracula e i due Savi di Fausto Melotti, Corraini Ed., 2016, p. 23; ove il progetto del Padiglione Umbracula è di Attilio Stocchi) quello spazio estesico, ancestrale, solenne, che è la Rappresentazione: in “Muse a Milano”, i nove alvei bluverdi neon pulsanti ai nostri piedi (le “Stanze” esagonali) – come trasfusi dagli schermi ormai densi di colori e di racconti, che dai due alvei opposti del perimetro ellittico in afflati tematici già s’irradiano all’Apice -, dal fulcro ovale della Volta stessa traggono a loro volta linfa e modulazione.
Una struttura narrativa maestosa e conturbante, per immagini e per Architetture, dove il canonico quadrato semiotico (Greimas 1966), se applicato per suggestione al flusso d’energia e di vettori dell’intera Visione che si ha dal centro del Bosco, è un rombo alchemico ruotato, ovvero in divenire, per sua stessa ragion d’essere; come una gemma, un adamas, un diamante (Paracelso, in ed. 1981; simbolo radice in tutti i tempi e le religioni, senso di coscienza collettiva, “Corpo d’oro, astrale” o “Corona di fuoco”, cit. all’incipit nel PMG IV, che unisce Aria e Terra ad Acqua e Fuoco): è geometria del coinvolgimento.
Architettura suprema degli Apici in risonanza: dalle strutture magnifiche del “Bosco delle Muse” di Attilio Stocchi, là dov’era l’assenza, ovvero nell’ovale vacuo in cui L’Apoteosi di Hayez distrutta nel ’43 non narra più di sé, affiorano i nuovi cieli, Opere d’Arte fuori scala custodite in Milano, dettagli macroscopici di esse.
Le Muse e i loro Cieli, adempiuti in una matrice: attraverso “Muse a Milano – Accoppiamenti giudiziosi”, il loro è un dialogo con la contemporaneità, con la capacità sua di mutare prospettiva, di mettersi in gioco, d’interpretarsi.
Dal Parnaso di Appiani, tautologia commovente, alle analogie organiche della Scultura n.21 di Fausto Melotti, dalla Fondazione a lui intitolata di Via Randaccio in Milano; impulso vitale nel Mito, verità e colori nitidi, pieni, primari, bollenti – Bonalumi, Superficie rossa, del 1951 -, superfici di costruzione e decostruzione (Colombo, Strutturazione pulsante, Archivio d’Artista in Milano), come un alfabeto arcano che si conforma, emerge a noi e galleggia nel vuoto che ha dietro di sé. Nel pathos, il cosmo (Fontana, Concetto Spaziale, dal nostro Museo del Novecento), superfici di costruzione e decostruzione (Colombo, Strutturazione pulsante, Archivio d’Artista in Milano), vita che incombe da un Apice, laddove invece alle radici, nell’ignis centrum terrae del Bosco, le effigi sfaldate ma in pieno lume delle Cariatidi, ancora trepidano per un altro respiro.
Nel tempo dell’ellisse – con La Fine di Dio, dall’omonima serie di Fontana (Archivio Lucio Fontana a Milano) -, l’Assoluto d’Architetture e di Arte apre adesso risonanza, è un vasto orizzonte.
Quando “Tutti gli elementi messi in dialogo tra loro [dal Padiglione After/Umbracula] hanno costruito una sorta di porta sospesa tra passato e futuro, tra strutture preesistenti e interventi umani, in un’unica armoniosa architettura” (Claudio De Albertis, Presidente della Triennale di Milano), non si può che vibrare.

Due fuochi in pietra di Viggiù, e un’ellisse in proporzioni auree sopraelevata e la cui copertura a pergola è membrana trafitta da oltre 4300 fori, ognuno dei quali è osculum di timbrica differente, nidi per la luce; ellisse che sembra vegliare, conchiusa fra sette alberi armoniosi diramati in ali all’alto e alla distanza, avendone i cormi generata l’ombra e la misura dal principio, attraverso la loro stessa fibra. Ellisse, e il riverbero verde che lascia ancora di se stessa.
S’inspira alla lirica delle fronde, alla Sala delle Asse del Castello, oltreché alla suddetta serie di Fontana, la prima Installazione permanente in Milano di Attilio Stocchi, “Umbracula”, dal 16 Giugno 2016 aperta ad avvalorare quell’alveo riposto, al confine fra snodo e immaginazione, accanto alla testata curva del Palazzo della Triennale di Milano.
Fra un Ginkgo ed un Ippocastano il suo asse vitale di disposizione: misura della distanza e lembo alla vita; una soglia d’accesso ritmica, poderosa nella griglia metallica scura che le ombre e le foglie cadute hanno plasmato in tastiera, e il suono interno del colore, contrappunto attraverso il quale il rosso vino (Ral 3005) del pavimento trascende di giorno il diafano schermo del fronte ellittico argenteo strutturale, e affonda la notte, grisaille, indaco, a spegnersi oltre l’alveo della pergola chiusa, incrinata da brividi di luce, fra gli alberi viola. Il ritmo pervade tutta la struttura, che al contrario sembra domandare il silenzio; il Sentire sommesso ma vibrante che quasi la rarefà, è come se celasse un battito interno lento, intenso, un suono cupo, profondo, greve, prolungato, che non s’esprime con la dialogica cristallina della luce e delle fronde, ma che ne trae armonico conforto.
Segni di gioia e di Mestiere, di memoria, e commoventi, le piastre e i bulloni con cui l’Artefice ha assemblato le 78 lamiere della stupenda struttura, involucro formato da 24 spicchi calandrati e ricongiunti, “come le architetture in ferro dell’ingegneria ottocentesca (Attilio Stocchi, in Umbracula e i due Savi di Fausto Melotti, Corraini Ed., 2016, p. 80, cit.); laddove nondimeno per sua stessa composizione il Numero d’oro” (1,618) generato dall’Artefice nel conformare il rapporto aureo tra i due assi dell’ellisse del basamento e quelli dell’ellittica copertura a pergola, è suggello ancestrale della perennità naturale, divenire, logica suprema che solo ascende sovrana mentre si rinnova.
Fra una genesi e un epilogo come sospeso, nato dall’anemos, “Spugna: tra [mondo] vegetale e animale” (Attilio Stocchi, in Umbracula e i due Savi di Fausto Melotti, cit., p. 63, cit.), il Padiglione “Umbracula-After” è in effetti Progetto edificato sul fluidico Senso del divenire, sull’After dell’Architettura, sull’addizione all’esistente – in occasione della XXI Triennale, con l’apporto della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio di Milano, illuminate committenze -, culminato con la coinvolgente Mostra After, a cura di Antonella Ranaldi e Fulvio Irace, che ha permesso d’ammirare ed ‘interagire’ con due dei Savi del gruppo scultoreo La disputa dei Sette Savi di Atene, realizzato da Fausto Melotti tra 1960 e 1962. Dei prototipi di Costante uomo già esposti in precedenza in Triennale (nel 1936 e nel 1940), i due Savi posti di spalle l’uno all’altro, esposti con After, entro il nucleo delimitato/illimitato di “Umbracula”, hanno aperto una dimensione toccante nel modulo e nel tempo, nelle distanze: 10 i pilastri organici innalzati conseguentemente dall’Artefice Attilio Stocchi, a sorreggere la copertura/membrana del Padiglione, e nati all’origine da estrusioni della membrana stessa; 10, in modo che con i due Savi in Mostra generassero allora per addizione il numero originario della loro unità/totalità, 12, come al principio.
Una “poetica della distanza […] secondo le coordinate intra, super, sub, apud. Dentro, sopra sotto, vicino […] alla ricerca di una distanza armonica nella disputa immaginaria [che li vede interrogarsi sul] divenire, le metamorfosi organiche al trascorrere del tempo […] la possibile addizione, l’opera aperta […] nello spazio ideale” (Antonella Ranaldi, Ibidem, p. 24-27), con un “dialogo senza voce [ove] astratto, metafisico, classico diventano spigoli di un medesimo volume: una mescola che misura la coerenza, cioè la continuità e la pertinenza” (Fulvio Irace, in Umbracula e i due Savi di Fausto Melotti, cit., p. 44), come Apici ai confini impigliati nella magia infusa, coscienza interna, rivelazione vorticosa entro il fulcro d’ “Umbracula” di Attilio Stocchi.
Fra le loro enigmatiche, vulnerabili, pietrificate effigi, come argini ciechi – Alfa e Omega (merismo totale ripreso al di là dell’esegesi dal Canone, in Indro Montanelli – Calliope) – la vita unica che scorre.
Ferita dall’ombra la luce sembrava stremarsi, fra l’uno e l’altro apice, e poi sfolgorare ancora, per ”spegnersi in volo” (Da Attilio Stocchi, Favilla, Reflexe, III), eternamente.
La “coscienza della distanza” (A. Warbourg, in Mnemosyne. Atlante della Memoria, cit.) non è numero, non è struttura, è l’anima, tutta, che la riempie.

Nell’ombra d’un fiore si spegne la Volta (Jannis Kounellis, Rosa nera), si estingue il flutto del Bosco che ardeva con te alle cime. Ѐ una rivelazione l’alveo a mosaico edificato in basamento: soltanto materia, ma dentro al battito ha un fiato di vita.
Un Artefice grande è Attilio Stocchi, per le sensazioni che il suo lavoro riesce a suscitare. Che ‘vive e che muore’ nelle Sue coinvolgenti Architetture, nel suo incessante costruire, e che nel prossimo suo Spazio, già promesso, sussurrato nel Bosco, e atteso, rivivrà ancora. Per raccontare in Strutture la purezza, la meraviglia, il ricordo, le voci. La Poesia viva di quel giorno che tutti aspettiamo arrivare domani con l’alba, perché non l’abbiamo ancora vissuto.
Quattro battiti lascia di sé il perimetro d’ellisse; e le statue a quel fiato serrate sono perdute nel riverbero, come all’onda per sempre le conchiglie.
Oltre le cime il respiro, lembo rosso di sole.
Soltanto un respiro, ma è un lembo di vita.

Guarda le foglie, ascolta le foglie (Talia, la fiorente): da dove vengono i colori se non dal cuore che li ascolta. Palpito che non muore, nel nido rosso di fronde (Erato, la desiderante).
Guarda l’inverno: una sola foglia bianca perduta su di un ramo, così riflessa nell’onda che riposa, nel riverbero mesto che fa dell’oro un soffio viola, ti si rovescia Dentro, dove non sei che bambina (Tersicore, la danzante/volteggiante), purezza che trascolora nel tempo liquido che scorre, sotto il cielo che trabocca (Urania, la trascendente/celeste).
Dove vanno le case, le nuvole, i sogni, le barche, l’orizzonte, e i ponti d’argento dipinti per attraversarle (Clio, la glorificante). Nel sapore dell’acqua – memoria vivida – tu li ascolti scrosciare, dalla Volta li senti tornare, ti scorrono incontro.
Guarda l’Estate che ritorna: la cogli con le mani, calda come il sole. Ѐ il suggello di una vita, in un grumo di colore. Perché sei il cuore che perdi ad amare, che è sorto sulla tela, memoria vivida che corre come le nuvole sulla via (Calliope, la – bella voce – scrivente).
Affonda la città nera nell’acqua, che è già notte; senza fragore, delle forme cesellate se ne perde soltanto la scorza, la cromatica parvenza, il tenore. Ne riaffiora il respiro azzurro (Melpomene, la cantante), l’anelito irrorato di stelle, la risonanza che in cielo lo apre (Euterpe, la rallegrante). Colore nel colore, vita e dolore, memoria che ti corre incontro, e il cuore che perdi nel ritrovarla.

 

Giada Eva Elisa Tarantino
© Copyright

Attilio Stocchi, website:
http://www.attiliostocchi.it/

Visione dall’alto de “Muse”, ne La Repubblica (del 5 Marzo 2017):
http://video.repubblica.it/edizione/milano/muse-a-milano-l-installazione-che-omaggia-le-meraviglie-custodite-nei-musei/269483/269930
Ivi, a proposito di “Favilla” (2015):
http://www.livemilano.it/2015/06/21/favilla-di-attilio-stocchi-matrice-di-vita-alle-radici-di-ex_po/#
Ivi, a proposito di “Seme” (2013):

http://www.livemilano.it/2013/04/13/seme-seed-di-attilio-stocchi-fondamenta-di-luce-al-foscarini-spazio-brera-a-milano/
Ivi, a proposito di “Librocielo” (2012): http://www.livemilano.it/2012/04/22/librocielo-di-attilio-stocchi-milano-e-lume-patria-e-misura/#
Ivi, a proposito di “Cuorebosco” (2011): http://www.1channel.it/il-theatrum-naturae-di-attilio-stocchi-a-milano-allestisce-un-cuorebosco/

Ivi, a proposito di: “Vortice” (Attilio Stocchi, con Gualtiero Oberti. Dal 2006, in Piazza Cavour a Vaprio d’Adda); “Ex_ Po. Milano e la sua distanza” (2015 – in divenire. Progetto di land art in via d’edificazione, in mostra alla Triennale di Milano, dal 30 Gennaio al 22 Febbraio 2015); “Reame” (2014, Progetto effimero.duraturo per la riqualificazione dell’area pedonale di Piazza Castello a Milano, avviato in Sala Leonardo di Expo Gate dal 15 al 31 Luglio 2014, in mostra per Atelier Castello alla Triennale di Milano, 7 Novembre – 14 Dicembre 2014); “Lumen” (Attilio Stocchi con Gualtiero Oberti. 2009-2011, Piazza Giovanni Paolo II a Lumezzane, Bs); “Bulbo” (2007 – 2008, Attilio Stocchi con Gino Guarnieri. Galleria d’Arte, Milano); “SEME/Seed” (Saloni 2013, Foscarini Spazio Brera, a Milano); “Attesa” (2010, Installazione per il Padiglione Italia, XII Biennale di Venezia, Tesa delle Vergini); “Fuso” (2010, scultura/architettura per Venezia); “Lucegugliavoce– I “Dialoghi sull’amore” (2007 – primo evento della Rassegna pensata e diretta da Attilio Stocchi all’interno del progetto Domus vivendi, promosso dal Comune di Milano); “Fluxum” (2003, allestimento per la mostra “Acqua”, Palazzo Reale, Milano); ”Papilio” (1995, Progetto di riqualificazione di Borghetto Flaminio a Roma),
http://www.livemilano.it/2015/06/21/favilla-di-attilio-stocchi-matrice-di-vita-alle-radici-di-ex_po/#

 

 

* “Gran Papiro Magico/Grand Papyrus Magique de Paris” (PMG IV), Bibliothèque Nationale de France, IV Sec. Rituale mitraico [ivi, in contrappunto a Par. XXIV, vv.145-147].
Disposizione frammenti selezionati di Testo, e onomatopee del Canto:

Sono e non sono” (Pre Logos) // “Corona di fuoco” (IV Logos) // “Del Nostro Oro” [Logos Invocat.] //
Aspettati d’udire un grande fragore […] ma tu di’ di nuovo (Sec. Istr.): Silenzio! Silenzio! Sono un astro che procede con voi e che splende dall’abisso (OXYOXERTHUTH – II Logos)” //

Odimi, ascolta me” (III Logos) // : “stelle pentagrammate“ (II. Logos) // […], “duplice corpo” (tu, che dimori nel Fuoco PENPTERUNY – III Logos) // […], “respiro ardente” (PSYRYNEY) […]. “Origine prima di mia origine [AAEЀIOYO – Logos Invocat.] […], principio del mio primo principio [P P OO PHR] […] del soffio primo in me [M M M] […]; mescolanza delle mescolanze in me, primo del fuoco primo in me [ЀYЀIAEЀ] […] , Acqua […] prima dell’Acqua in me […] Corpo Perfetto di me, braccio onorato [… che hanno formato nel mondo oscuro e trasparente, inanimato e che venne animato YЀI AYI EYÒIE]” […].
Soffio di Luce” [AOI – III Logos], gioia del Fuoco [AILURE]” // […], “Radice [I Logos] […].
Bello di luce [AZAIAIÒNA] […] che nella luce hai la vita” [AIA IÒ (e)] “.

Issey Miyake inaugura il primo monomarca a Milano

ISSEY MIYAKE MILANOLo scorso 15 marzo Issey Miyake ha inaugurato il primo monomarca  a Milano. Il negozio è situato a Palazzo Reina, un edificio storico in via Bagutta 12. Circa 500 mq di superficie tra piano terra e piano signorile dove sono proposte le collezioni Issey Miyake, Issey Miyake Men, Pleats Please Issey Miyake, Homme Plissè Issey Miyake, Bao Bao Issey Miyake, 132 5. Issey Miyake, In-Ei Issey Miyake, Issey Miyake Parfums, Issey Miyake Watch, Issey Miyake Eyes.

Costruito tra il 1826 e il 1831 dalla famiglia Reina, il Palazzo passò nelle mani del Comune di Milano nel 1921 per poi essere acquistato nel 2014 da una società immobiliare che diede avvio ad un fedele restauro nel rispetto dell’importanza storica dell’immobile.

“Per me Milano è già la città della creatività. Sono orgoglioso di esserne parte” dichiara Issey Miyake.

Il progetto di interior è curato da Tokujin Yoshioka. Lo spazio esprime il contrato tra storia e futuro attraverso i molti strati del tempo presenti nel tessuto delle pareti interne, contrapposti ad un futuristico alluminio colorato.

Le rotonde sculture galleggianti di alluminio sono colorate con la stessa tecnica usata per tingere i tessuti. I colori scelti: blu, arancione e verde simboleggiano l’energia della natura e comunicano un senso di translucidità e proiezione nel futuro. L’essenza del design, armonizzato con la tecnologia e il lavoro manuale, caratterizzano lo spazio del negozio, riflettendo la filosofia alla base delle creazioni di Issey Miyake.

Stella Ferro

 

Galleria fotografica

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