Per l’autunno-inverno 2026-27 la maison comasca costruisce un guardaroba tra tartan destrutturati, stampe ispirate alle ali delle farfalle e una palette che celebra i colori dell’ autunno. Sullo sfondo, l’ex Tintostamperia Val Mulini racconta la trasformazione del patrimonio tessile di Como.
È nel contrasto tra natura e geometria urbana che prende forma Papilio, la nuova collezione autunno-inverno 2026-27 di Roberta Redaelli. La maison comasca parte da due immaginari apparentemente lontani: la fluidità del mondo naturale e il rigore dell’architettura metropolitana, trasformandoli in un guardaroba contemporaneo.
Il riferimento alla farfalla, già evocato dal nome della collezione, non è soltanto estetico. La farfalla diventa una metafora di trasformazione e rinascita, ma anche un elemento da osservare da vicino: le sue ali vengono tradotte in motivi che entrano in dialogo con geometrie più concrete.
Qui emerge uno dei contrasti più interessanti di Papilio. Da una parte c’è il richiamo alla tradizione tessile, con jacquard scozzesi materici, dall’altra stampe in cui il tartan segue traiettorie più fluide.
Anche le immagini della quotidianità diventano materia creativa. Tra le ispirazioni compaiono le cartine delle metropolitane e le geometrie essenziali della vita urbana, rilette attraverso una sensibilità più astratta.
La stessa logica attraversa la costruzione dei capi. Le linee sono essenziali, pensate come una superficie sulla quale lasciare spazio alle stampe e al colore. Il concetto di mix and match si traduce nell’accostamento di materiali differenti: seta elastica, denim, il tessuto maglia DINAMI-TECS del brand e nuove proposte più strutturate. A completare il gioco ci sono patchwork di stampe diverse, pensati per rendere il guardaroba più personale e meno vincolato a un’unica interpretazione.
La palette guarda all’autunno con una certa concretezza cromatica. Castagna, carciofo, mahonia, zucca e barbabietola sono colori pieni, destinati a essere combinati tra loro in modo non convenzionale.
Lo stile ageless dichiarato dal brand rende la collezione interessante nel panorama contemporaneo: non un guardaroba costruito intorno a un’età precisa, ma una proposta che punta sulla possibilità di combinare capi secondo sensibilità individuali. Una direzione coerente con un’idea di moda come linguaggio personale più che come semplice adesione a una tendenza.
Accanto alla collezione principale arriva Basic Have, una capsule dal carattere più street e giovane, costruita sull’incontro tra denim e seta e completata da dettagli più ricercati.
Le immagini della campagna e del lookbook, realizzate da Andrea Lamberti, sono ambientate nell’ex Tintostamperia Val Mulini di Como, uno spazio industriale legato alla storia del comparto tessile lariano e oggi interessato da un percorso di rigenerazione.
Il passato produttivo del luogo diventa parte della narrazione della collezione, creando un collegamento tra ciò che è stato e una possibile idea di futuro. La superficie vissuta dell’architettura contrasta con la contemporaneità dei capi e amplifica il tema della trasformazione.
Moda e architettura si incontrano così su un terreno comune: quello della metamorfosi. Da una parte la farfalla di Papilio, immagine di una materia che cambia forma senza perdere la propria identità; dall’altra un luogo industriale che cerca una nuova funzione senza cancellare la memoria del proprio passato.
In questa prospettiva, la collezione di Roberta Redaelli non racconta soltanto un autunno-inverno fatto di tartan, stampe e tonalità profonde. Racconta una contemporaneità in cui natura e città, memoria e futuro possono coesistere.












