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Quant’ARTE Festival: quando la fisica quantistica diventa visiva

Alla MyOwnGallery di Superstudio, giovani artisti e professionisti rileggono concetti scientifici complessi attraverso installazioni e linguaggi contemporanei. Un progetto che mette Milano al centro del dialogo tra ricerca, creatività e innovazione.

Portare la fisica quantistica in una galleria non è un’operazione scontata: il rischio è quello di trasformare l’arte in illustrazione, o la scienza in metafora. Il Quant’ARTE Festival, in programma dal 4 al 17 dicembre alla MyOwnGallery di Superstudio, prova invece a tracciare un terreno comune, dove concetti come sovrapposizione, entanglement o indeterminazione diventano spunti per riflessioni visive, non traduzioni pedagogiche.

Il progetto nasce da NQSTI – il National Quantum Science and Technology Institute – e dal suo settore “Education and Outreach”, guidato dalla fisica Elisabetta Paladino. L’obiettivo è ambizioso: coinvolgere studenti di Accademie e Istituti di Design italiani in un percorso che unisce laboratori scientifici d’avanguardia, incontri con ricercatori e produzione artistica finale. Non stupisce che la tappa conclusiva sia Milano, città che fa della contaminazione disciplinare uno dei suoi motori culturali.

Gli autori delle opere esposte sono stati selezionati da una giuria ibrida, che mette insieme competenze scientifiche e sensibilità creative. Ne fanno parte, tra gli altri, l’artista Andrea Crespi, noto per il lavoro sul rapporto tra tecnologia e trasformazione sociale; la scienziata Amalia Ercoli Finzi con la figlia Elvina Ercoli, impegnate nella divulgazione e nell’empowerment; la giornalista Lavinia Farnese, voce attenta alle nuove generazioni; l’attrice e imprenditrice culturale Cristiana Capotondi. Un gruppo eterogeneo che contribuisce a evitare letture univoche, lasciando spazio a interpretazioni aperte.

Accanto ai giovani, la mostra presenta installazioni originali di quattro artisti già affermati — Robin Baumgarten, Carlo Bernardini, Max Papeschi e Fabio Weik — ognuno con un proprio modo di interrogare il legame tra percezione, tecnologie e immaginario scientifico. Le loro opere funzionano da contrappunto alle ricerche emergenti: più strutturate, a volte più spiazzanti, ma accomunate dall’interesse per ciò che non è immediatamente visibile.

Il concept del Festival insiste proprio su questo: non spiegare la fisica, ma suggerire un cambio di prospettiva. L’arte come dispositivo per rendere intuitiva — o almeno emotivamente comprensibile — una teoria che sfida il senso comune. In questo senso la scelta dello spazio espositivo non è casuale: MyOwnGallery, all’interno del Superstudio di via Tortona, è da anni un laboratorio di sperimentazione tra linguaggi e discipline, contesto ideale per una mostra che intreccia creatività e innovazione.

Per il pubblico milanese, Quant’ARTE offre l’occasione di osservare come i temi scientifici entrino nel dibattito culturale contemporaneo non solo attraverso la divulgazione, ma attraverso forme visive capaci di generare dubbi più che soluzioni. Una sfida che valorizza sia la scena artistica emergente sia il ruolo della città come piattaforma per i nuovi immaginari.